green economy

Energie (e politiche) rinnovabili in Europa

Personalmente lo ritengo un dato entusiasmante e, oggettivamente lo è: ci stiamo avvicinando, anno dopo anno, all’indipendenza dai combustibili fossili. Un pazzo avrebbe previsto qualcosa del genere una decina di anni fa, ma il dato è reale. Diversi paesi europei hanno, nel corso dell’ultimo anno e mezzo, soddisfatto il 100% o quasi del proprio fabbisogno energetico utilizzando solo impianti alimentati da fonti rinnovabili.

È il caso incredibile del Portogallo che dal 7 all’11 maggio di quest’anno ha raggiunto la piena indipendenza dai combustibili fossili, per quattro giorni consecutivi (link qui). Si tratta del naturale esito di una politica di lungo periodo, dal 2000 infatti il Portogallo sta portando avanti un potenziamento della rete elettrica per garantire la gestione e distribuzione dell’energia prodotta dalle rinnovabili, congiuntamente ad un intenzionato abbandono del carbone. La penisola iberica, in generale, si dimostra un interessante palcoscenico per la produzione di energia elettrica pulita con anche la Spagna che nel 2014 copriva il 42% del proprio fabbisogno tramite le rinnovabili e che ha l’obiettivo di aumentare del 17% la capacità produttiva entro il 2020.

Non solo, è il caso della Gran Bretagna, terra della rivoluzione industriale e madre del carbone, che il 9 e 10 aprile ha registrato una netta impennata della produzione energetica ad opera del fotovoltaico. Nei due giorni citati, il carbone ha coperto meno del 10% del fabbisogno nazionale, un risultato record che avvia il Regno Unito sulla strada dell’indipendenza dai combustibili fossili per la prima volta dalla rivoluzione industriale (link qui).

Anche la Germania ha un record da raccontare, infatti l’11 e il 18 maggio scorsi la locomotrice industriale d’Europa ha coperto rispettivamente il 90% e il 99% del fabbisogno energetico nazionale tramite le rinnovabili. Addirittura in determinate fasce orarie, i prezzi dell’energia sono diventati negativi, che significa, lo preciso perché sembra assurdo, che le persone sono state pagate per consumare energia (limitatamente a quelle fasce orarie, poche ore nei due giorni). Parliamo di due domeniche, giorni in cui le aziende sono chiuse, ma non va sminuito il risultato eccezionale ottenuto dal paese che consuma più energia in Europa (link qui).

La Danimarca, dal canto suo, ha raggiunto un obiettivo simile già nel 2015, precisamente il 9 luglio, un giorno particolarmente ventoso (so che sembra una barzelletta, ma è pura realtà, link qui). In quella data l’energia prodotta dall’eolico ha raggiunto il 140% del fabbisogno energetico danese, permettendo al paese di vendere l’energia in eccesso agli stati limitrofi.

In Italia non siamo da meno, il fabbisogno energetico è coperto per quasi il 40% dalle fonti rinnovabili, 16,7% se contiamo anche il settore dei trasporti. Considerando che l’obiettivo per il 2020 è il 17% e il dato sopra citato si riferisce al 2014, non è male. Il 25 aprile scorso abbiamo raggiunto il 70% del fabbisogno energetico (no trasporti) da fonti pulite e si stima che, prima dell’accensione dei climatizzatori, si possa arrivare ad un 50% costante.

A tutti questi esempi vanno aggiunti i paesi del nord Europa, in particolare la Svezia che nel 2015, quando già produceva il 66% del proprio fabbisogno da energia pulita, ha annunciato la decisione di abbandonare il carbone e puntare ad una totale indipendenza energetica tramite fonti alternative entro i prossimi 20 anni (link qui).

Fermo restando alcune criticità attuali, la tendenza globale è comunque positiva e il 2015, con i nuovi 50 Gw installati nel fotovoltaico, soprattutto tra Giappone, Cina e India, è stato un anno di svolta per le rinnovabili.

La via da percorrere è segnata e, chi prima chi poi, arriveremo tutti all’obiettivo. Si fa sempre più strada l’idea di un mondo alimentato da energia pulita, un sogno visionario pochi anni fa ed ora così incredibilmente vicino. Non sarà certo immediato, la dipendenza economica e politica dal fossile è ancora straordinariamente alta e ci attendono anni strani. Molti sono gli ostacoli a questo traguardo, uno su tutti le volontà politiche. A maggior ragione ora che i risultati sono così buoni la fretta dei più desiderosi si infrange contro la pazienza della politica, disposta a guadagnare tempo in cambio di altri obiettivi. Spagna e Italia, tra gli altri, affrontano i maggiori problemi. I governi di entrambi i paesi, infatti, tra 2013 e 2014 hanno autorizzato dei tagli al settore delle rinnovabili anche retroattivi, agendo in particolare sugli incentivi (in Italia si veda il dl 91/2014 art. 26, comma 3 in cui gli incentivi in vigore per impianti che eccedono i 200 Kw di capacità prodotta vengono rimodulati sulla base degli anni rimanenti), con gli ovvi danni di immagine e di credibilità verso gli investitori.

Nel nostro paese la legislazione degli ultimi due anni è stata inclemente in questo senso, e ciò rallenterà il percorso di parecchio, ma una cosa sembra certa: la mia generazione vedrà e si godrà un’Europa libera dai combustibili fossili. Vien voglia di aspettare.

Luca Sandrini

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