Strillare è meglio che governare: i problemi del Movimento 5 Stelle

Sabato 14 maggio scorso, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti è stato sospeso dal Movimento 5 Stelle per aver ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito di un’indagine sulla nomina di alcuni dirigenti del Teatro Regio della stessa città, non avendo rispettato, secondo l’accusa, tutte le procedure corrette per la nomina del direttore del teatro.

Il 9 maggio Filippo Nogarin, sindaco pentastellato di Livorno dal giugno 2014, è stato anch’esso raggiunto da un avviso di garanzia legato all’inchiesta AAMPS, l’azienda livornese che si occupa di rifiuti, e che vede coinvolte oltre 15 persone, tra le quali spiccano anche alcuni esponenti del Partito Democratico della precedente giunta comunale.

Nogarin, a differenza di Pizzarotti, non è stato sospeso dal Movimento. Perché?

Il motivo della sanzione imposta a Pizzarotti non riguarda tanto l’avviso di garanzia, bensì il fatto che il sindaco di Parma l’abbia ricevuto mesi fa, non comunicandolo per tempo al direttorio 5 stelle.
L’annuncio della sospensione è arrivato nella stessa giornata di sabato con l’ormai consueto post sul blog di Beppe Grillo, dove a quanto si legge, il Movimento è venuto a sapere dell’avviso di garanzia solamente dai quotidiani.
Pizzarotti, ovviamente, non ha tardato a difendersi, spiegando che da tempo, e cioè da quando ha ricevuto questo famoso avviso, ha provato a contattare il direttorio del Movimento, senza però mai riceverne risposta. A tal proposito ha immediatamente postato sui social network diversi screenshot per testimoniare gli innumerevoli tentativi di mettersi in contatto con la dirigenza pentastellata.

m5S
Gli screenshot pubblicati da Pizzarotti sul suo profilo Facebook

Dalle notizie finora trapelate, sembrerebbe che il responsabile della temporanea eliminazione del sindaco di Parma sia stato Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto e presidente della Casaleggio Associati, con l’appoggio mai smentito del duo Di Battista-Fico ed il tacito assenso di Luigi di Maio, proprio quel Di Maio che pochi giorni fa andava predicando sulla questione morale in seno al Partito Democratico.

Di Battista ha invece rilasciato una dichiarazione nella quale invitava il sindaco a chiedere scusa ai cittadini di Parma, ribadendo che un esponente del Movimento 5 stelle non si deve comportare come ha fatto Pizzarotti, ed ha aggiunto: “Abbiamo delle regole molto dure, di estrema intransigenza e per questo veniamo anche criticati, ma è l’unico modo per tenere la barra dritta. Noi non siamo la Democrazia cristiana. Se qualcuno la vuole, può scegliere: ci sono tutti gli altri partiti messi insieme che la rappresentano. Per noi mantenere la coerenza è più importante di quel consenso a ogni costo che ha rovinato la politica.”

Il caso Pizzarotti è solo la punta di un iceberg che ormai sta diventando troppo grosso da evitare per il Movimento 5 Stelle, da sempre pronto a condannare le malefatte degli esponenti politici avversari e desideroso più che mai di governare il Paese.
Pizzarotti è stato il primo esponente grillino ad aver avuto la possibilità, guadagnata con la vittoria nelle elezioni, di governare un capoluogo di provincia, Parma appunto, per dimostrare quanto fossero capaci i cittadini a 5 stelle non solo a condannare ed accusare ma anche a governare e a risanare un Paese martoriato da crisi economica e corruzione.

I casi Nogarin e Pizzarotti sono abbastanza simili per quanto riguarda le possibili azioni commesse dai principali protagonisti, e cioè l’abuso di ufficio, ma al tempo stesso molto differenti nei modi in cui sono state gestiti.

Beppe Grillo, firmatario della sospensione di Pizzarotti, ha dichiarato che esiste una profonda differenza tra il trattamento riservato a Pizzarotti, la sospensione, e quello a Nogarin, visto che il primo ha tenuto nascosto l’avviso di garanzia, senza avvertire nessun membro del Movimento, mentre il secondo ne ha dato subito la comunicazione.
È anche vero però, come già detto in precedenza, che Pizzarotti abbia mandato diversi messaggi e Whatsapp ai membri del direttorio, senza ricevere alcuna risposta, ed è anche bene ricordare che sono ormai anni che il sindaco di Parma non commenta l’operato del Movimento, non viene invitato alle varie manifestazioni e viene considerato come un vero e proprio traditore degli ideali a cinque stelle.

E perché?

Non è un segreto che le tensioni tra Pizzarotti e Grillo siano iniziate appena dopo la vittoria delle elezioni, nel qual ambito l’allora candidato sindaco aveva promesso, fondandone di fatto la propria campagna elettorale, di bloccare la costruzione di un inceneritore, promessa inseguito naufragata per via delle pesanti penali previste dal contratto già in auge.

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Grillo e Pizzarotti. Fonte: ilmattino.it

Dal mio punto di vista, il fatto dell’inceneritore racchiude abbastanza visibilmente e semplicemente l’impossibilità e al tempo stesso la non capacità del Movimento 5 Stelle a governare.
Un conto è fare promesse in campagna elettorale, un altro è cercare una via per mantenerle.
Credo che proprio questo sia il crocevia nel quale il Movimento si trovi in questo momento: dopo esser riuscito, perché ci è riuscito, a consolidare una tendenzialmente larga base elettorale, sta fallendo, mese dopo mese, a trasformare il consenso in una vera e propria influenza politica, o meglio, in una forza di governo davvero capace di staccarsi dalle malefatte della vecchia classe politica e rilanciare un Paese stagnante quale è l’Italia.

Il Movimento 5 Stelle si è trasformato da movimento carismatico a partito politico nella stessa accezione negativa dei grillini, e cioè quella macchina governativa dalle mani sporche e dalla bassa moralità.
Quando non si è al Governo, ma all’opposizione, è relativamente semplice condannare gli errori altrui, proponendo, con lo scopo di accrescere il consenso, cose puramente irrealizzabili.

Molti sindaci grillini hanno dovuto scoprire che governare un comune, che sia un capoluogo di provincia o meno, è molto più difficile che strillare in Parlamento e che rifiuti e conti che non tornano sono patate che scottano molto di più dei tasti di un computer, ai quali sono ormai da anni abituati.

Filippo-Nogarin
Il sindaco di Livorno Filippo Nogarin

E anche l’immagine di paladini dell’onestà, magari un po’ inesperti ma sicuramente incorruttibili che i 5 Stelle si erano cuciti addosso, sembra messa in forte discussione, soprattutto se ai casi Pizzarotti-Nogarin, andiamo ad aggiungere quello di Gela, dove il sindaco Domenico Messinese è stato espulso, oppure quello di Comacchio dove il primo cittadino grillino Marco Fabbri è stato cacciato con un laconico “Fabbri è fuori”, oppure quello di Quarto, con sospetti di infiltrazioni camorristiche nel comune campano.

Proprio riguardo a ciò che è successo a Quarto è emerso il sospetto che ormai una questione morale esista anche all’interno del Movimento 5 Stelle, confermato non solo dalle “solite” intercettazioni telefoniche, ma anche dai casi di presunta parentopoli, le denunce per abusi edilizi e le minacce ai danni di un consigliere di opposizione.
Ed è proprio a Quarto che l’ormai ex sindaco Rosa Capuozzo ha attuato una sorta di trasformazione linguistica mettendo le mani avanti e utilizzando la più in voga tra le formule adottate dai politici: quella dell’interpretazione distorta, una frase che suona abbastanza male in bocca a chi ha sempre detto di voler sconfiggere il garantismo.

Giacomo Bianchi

 

 

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