craxi monetine

Politica, giustizia e legalità: continuiamo a farci del male

Settimana densa, la scorsa, per la cronaca giudiziaria: sono arrivati, tra i tanti eventi, gli arresti cautelari del sindaco di Lodi, Simone Uggetti, del Partito Democratico, e l’avviso di garanzia al primo cittadino di Livorno, Filippo Nogarin, del Movimento 5 Stelle.

Due casi che hanno acceso la polemica politica, già oltre i livelli di guardia, dopo che Piercamillo Davigo, ex componente del Pool di Milano, ed ora presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, aveva dichiarato che “i politici non hanno smesso di rubare, hanno smesso di vergognarsi”, suscitando imbarazzi tra i colleghi, tanto che Giovanni Legnini, Vice Presidente del CSM, era stato costretto a prendere le distanze.
Si aggiungano poi le esternazioni del magistrato Piergiorgio Morosini, pubblicate da Il Foglio: “Renzi va fermato. […] Se passa la riforma costituzionale, abbinata all’Italicum, il partito di maggioranza potrà decidere da solo i membri della Consulta e del Csm di nomina parlamentare. Renzi farà come Ronald Reagan, una bella infornata autoritaria di giudici della Suprema Corte allineati con il pensiero repubblicano su diritti civili, economia… Uno scenario preoccupante”.

Piercamillo Davigo
PIercamillo Davigo

Nonostante le smentite dello stesso intervistato, le medesime accuse sono state ribadite nella giornata di domenica su Repubblica da Armando Spataro, Procuratore della Repubblica di Torino. Dal canto suo Matteo Renzi, destinatario finale delle accuse, all’indomani dell’arresto del Sindaco di  Lodi, aveva abbassato i toni dello scontro (e mai avrei pensato di scrivere una cosa del genere): “Rispetto al complotto [della magistratura] dico ‘ma de che’. C’è un’indagine in corso, piena fiducia nei magistrati”. Altri del suo partito, a partire dal membro laico del CSM in quota PD Fanfani, invece, avevano faticato a farlo.

Si torna a parlare, dunque, di scontro tra politica e magistratura, ma verrebbe da chiedersi se questo non prosegua ininterrotto da Tangentopoli in poi.
Si torna a parlare di equilibri, di divisione dei poteri, di autonomia, ma si è mai smesso?
Ciò di cui non si parla a sufficienza, invece, è il contesto in cui lo scontro si gioca.

Si potrebbe partire da qui: stando all’ultimo “Rapporto gli italiani e lo Stato” di Demos&Pi, la Magistratura gode della fiducia del 31% degli italiani, i partiti soltanto del 5%.

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Simone Uggetti, sindaco di Lodi

Ogniqualvolta esplode un nuovo caso giudiziario riguardante politici e amministratori locali, non deve sorprenderci dunque che la simpatia di cittadini, commentatori e media vada tendenzialmente e spesso acriticamente nei confronti dei togati.
Intendiamoci: se la politica non gode del sostegno dei cittadini, lo deve in gran parte a sé stessa, ai numerosi episodi di inefficienza e corruzione di cui negli anni ha dato prova.
Eppure, in una sorta di circolo vizioso che penalizza solo un capo dell’equazione, che si tratti di simpatia verso la magistratura o di antipatia nei confronti della politica, l’opinione pubblica è istintivamente portata a pesare diversamente l’operato delle due differenti istituzioni.

L’esito, tuttavia, non conduce, purtroppo, all’aumento della fiducia nei confronti dell’apparato giudiziario – che invece cala (-19% tra 2010 e 2016), ma semplicemente ad affossare ulteriormente quella in governo, parlamento e partiti.

A questo squilibrio, non certo costituzionale ma fattuale, contribuisce un sentimento di giustizialismo diffuso, che, senza avventurarsi nella filosofia del diritto, possiamo considerare in parte connaturato a determinate dottrine politiche, in parte rispondente a una generica richiesta di “ordine”, in parte, infine, reazione al susseguirsi di scandali politici.
Tutte origini comprensibili anche per il più acceso garantista, se non fosse per le declinazioni pratiche che in Italia si è dato del giustizialismo.

In primo luogo, quello che applichiamo è troppo spesso un giustizialismo ipocrita.

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Filippo Nogarin, sindaco di Livorno

Lo vediamo in politica: proprio sabato scorso il Movimento 5 Stelle protestava a Lodi dopo l’arresto cautelare del Sindaco targato PD, mentre a Livorno il proprio Sindaco riceveva un annunciato avviso di garanzia. La stessa tendenza emerge anche nei casi di cronaca nera, laddove ci si indigna più o meno facilmente a seconda dell’estrazione del criminale.
In secondo luogo, varie forze politiche nei decenni hanno utilizzato la legalità e l’onestà come argomento di parte, quando invece queste dovrebbero essere un prerequisito fondamentale. Succede allora che l’avversario di turno non venga affrontato politicamente bensì sfidato ad una gara a chi ha meno indagati tra le proprie fila.
Attenzione, non si deve assolutamente fare un passo indietro di fronte a disonestà e corruzione e la limpidezza dell’operato dei governanti deve essere un metro di selezione!
Ma certi eccessi non fanno altro che svilire il dibattito politico, politicizzare dall’esterno l’operato della magistratura, finendo per ricadere nel giustizialismo inevitabilmente ipocrita di cui sopra.

Di fronte a tali esagerazioni ed ai rischi di una lettura acritica di ogni vicenda giudiziaria, un nuovo equilibrio può essere trovato in due direzioni.
Al ribasso, elencando numerosi casi in cui inchieste dal grande risvolto politico immediato hanno sortito un nulla di fatto.

Trasmissione televisiva Ballarò
Luigi De Magistris, sindaco di Napoli ed ex magistrato

La famosa inchiesta “Why Not?” che portò alla ribalta Luigi De Magistris, entrato poi in politica ed ora sindaco di Napoli, si è conclusa dopo dieci anni con l’assoluzione di tutti i politici coinvolti.
Parimenti assolto Filippo Penati, all’epoca sindaco di Sesto San Giovanni e braccio destro di Pierluigi Bersani, accusato di essere a capo di un sistema di tangenti e corruzione.
Che dire poi delle notifiche di indagine inoltrate a consiglieri regionali emiliani, di vari partiti, tra cui il candidato presidente Stefano Bonaccini, alla vigilia delle elezioni 2014? Astensione record alle urne e record di assoluzioni qualche mese dopo.
Di pochi giorni fa, infine, è la notizia dell’assoluzione di due ex-assessori fiorentini della giunta Dominici: tra i due Graziano Cioni, contendente alle primarie per la candidatura a sindaco, poi vinte da Renzi, dalle quali fu estromesso proprio per l’arrivo dell’avviso di garanzia.

Ma è un equilibrio giusto, elevato, che va ricercato.
Combattendo l’illegalità con risolutezza, evitando però di estendere alla generalità degli amministratori – di qualunque parte politica – le malefatte di alcuni di loro.
Ricordando che anche i magistrati, talvolta, sbagliano, garantendo loro tuttavia autonomia e strumenti per assolvere alle proprie funzioni con efficacia e rapidità.
Considerando che la Costituzione prevede tanto l’obbligatorietà dell’azione penale quanto la presunzione di innocenza.
E poi, che tutti facciano il proprio lavoro: dai governi, che di fronte alla giustizia non devono avere “legittimi impedimenti”, alla magistratura, il cui ruolo è troppo nobile per assoggettarlo a fini altri; dai partiti, che cessino di demandare ad altri la selezione della classe dirigente, ai mezzi di informazione, cui non spetta fare processi.

Sembrerebbe così semplice.

E invece no. Siamo rimasti gli stessi di Tangentopoli: tutti a tirare monetine all’Hotel Raphael, indignati e inflessibili. Per poi, come testimoniava Gherardo Colombo, riscoprirci immacolati e garantisti quando le indagini, oltrepassato il facile bersaglio dei partiti, minacciarono di rivelare che il “loro” malaffare era anche il “nostro”.
Continuiamo a farci del male.

Andrea Zoboli

 

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