Come di pioggia: io e Gianmaria Testa

Trier, 30 marzo 2016

Scrivo questo articolo con Montgolfières che mi accompagna. Non è il mio album preferito di Gianmaria Testa, ma non lo ascolto da un po’ e dato il mio stato attuale di viaggiatore mi sembra la scelta migliore.
C’era quella speranza, che provavo guardando gli occhi di Gianmaria sullo schermo del pc nelle sue foto, che ha continuato ad esserci fino a stamattina, quando ho letto che Gianmaria non c’è più.
Era un uomo tranquillo, eppure così impetuoso, come le sue canzoni, dolce come i suoi occhi gentili e il suo sorriso sereno sotto i baffoni.
Più o meno un anno fa, quando ha raccontato di avere un tumore e, per questo, di dover annullare tutti i concerti, quella speranza ha cominciato a illuminarsi.

Ho conosciuto la musica di Gianmaria Testa diversi anni fa, quando mio zio mi ha prestato il cd di Extra-Muros, il suo secondo album, che in Francia all’epoca dell’uscita (il 1996) aveva fatto un successone.

Curiosamente, l’ho tenuto lì un po’ prima di ascoltarlo con attenzione, ma quando l’ho fatto mi ha abbracciato il cuore come pochissimi altri hanno saputo fare.
La poesia di Gianmaria Testa, insieme a quella di Francesco Di Giacomo e Davide Van De Sfroos, è stata tra le mie ispirazioni per le storielle pubblicate su Lilacs Out, e la semplicità della sua musica, gli arrangiamenti scarni e taglienti, le parole delicate e sussurrate, nel suono e nel lessico, sono opere di un cantautore umanissimo, che di fronte alla frenesia di questi anni ha deciso di racchiudere nell’essenzialità il suo spirito ramingo.
Prima di fare davvero il cantautore Gianmaria Testa faceva il capostazione a Cuneo, e ha continuato a farlo per alcuni anni dopo l’inizio della sua carriera musicale.
Era molto amico di Paolo Rossi e Erri De Luca, con cui ha condiviso le scene e la scrittura; con Giuseppe Battiston ha portato in scena 18mila Giorni – il Pitone e Italy. Il suo ultimo disco in studio è Vitamia del 2011, a cui segue nel 2013 il live Men at Work.
Raccontare davvero la musica di Gianmaria è molto difficile: si potrebbero fare paragoni con altri grandi dai quali è stato sicuramente ispirato (o ai quali assomiglia, forse), ma non gli renderebbe giustizia. La sua unicità sta proprio nell’essere come di pioggia, nel cadere leggermente sull’anima di chi ascolta per poi asciugarsi lentamente al sole.

La speranza illuminata degli ultimi mesi ha iniziato a spegnersi ieri, quando Gianmaria ha condiviso sulla sua pagina Facebook la canzone (tratta dall’album Altre Latitudini del 2003) “Nient’Altro che Fiori”, che ho letto come ultimo saluto, anche se non potevo sapere che lo era davvero.
Oltre ai già citati Montgolfières, Extra-Muros e Altre Latitudini (questi ultimi due tra i miei album preferiti in assoluto), c’è, tra gli altri, lo splendido Il Valzer di un Giorno, che contiene arrangiamenti per voce, due chitarre (la seconda è del poeta e amico di Gianmaria Pier Mario Giovannone) e un’occasionale melodica di brani dei primi tre album.

La mia canzone preferita di Gianmaria Testa si intitola “Come di Pioggia” (ed è su Altre Latitudini).

[La scelta di non usare grassetti in questo articolo è un omaggio a Gianmaria e alla sua musica, sussurrata e lieve.]

Guglielmo De Monte
@BufoHypnoticus

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