“Life is Sacred”: la verde speranza colombiana

Pensare alla Colombia significa immaginarsi un paese distrutto dai cartelli del narcotraffico, dalla guerriglia armata, da un’élite economica e politica corrotta e dal terrorismo. Colombia sono le FARC, i desaparecidos, la cocaina, il sequestro di Ingrid Betancourt. Ma la Colombia è anche il suo popolo, un popolo stanco di fare la conta dei morti, che sogna di poter far nascere e crescere i propri figli in un paese in pace. Tra queste persone c’è Katherine Miranda, una giovane attivista cresciuta a Bogotá, che ha dovuto assistere alla morte del padre, ennesima vittima di una Colombia nelle mani dei guerriglieri. “In Colombia la violenza fa parte della vita”: questa è la sua cupa consapevolezza, quella di una ragazza di soli 26 anni. “In Colombia la politica è un business, finanziato dalla corruzione e difeso con la violenza”. Davanti a questa realtà si può scegliere di non combattere, poiché qualsiasi sforzo sarebbe vano, oppure si può scegliere di reagire, di agire per cambiare la società mettendosi in gioco con le proprie forze e le proprie idee.

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Katherine Miranda

Katherine combatte insieme a tantissimi altri giovani colombiani. A raccogliere le loro grida e farsi portavoce di questa istanza di rinnovamento è stato Antanas Mockus, leader del Partito Verde, con il quale Katherine ha personalmente collaborato durante la campagna elettorale del 2010. Ed è proprio qui che prende avvio Life is sacred, un documentario che si pone l’obiettivo di svelare quest’altra Colombia, quella di chi non ha perso la speranza. Il regista, Andreas Dalsgaard, ha documentato la propaganda svolta dal leader dell’opposizione Mockus e dal suo team, alla quale sono seguite le elezioni politiche vinte dall’attuale Presidente Juan Manuel Santos, leader invece del Partito Sociale di Unità Nazionale. Mockus era già stato rettore dell’Università Nazionale della Colombia e sindaco di Bogotá per due mandati (1995 e 2003), distinguendosi per i suoi slogan e strumenti di propaganda, come appunto il “life is sacred” del titolo, ripetuto come un mantra durante i suoi incontri con il popolo, oppure il vestito da supereroe indossato per spronare i cittadini a divenire dei super-cittadini. La sua forza comunicativa spesso gli è costata cara, come quando si è trovato costretto ad abbandonare la carica di rettore per aver mostrato le natiche agli studenti durante una conferenza. E per “mostrare le natiche” non si intende una dimessa dimostrazione provocatoria, ma un’assennata calata di pantaloni, compiuta con massima consapevolezza e senza nascondere nessuna malcelata vergogna al pubblico. Cosa voleva dimostrare Mockus con questo gesto? Mostrare il colore della pace: il bianco. Potrebbe far sorridere, ma in questo modo egli “si trasformò in un’icona dell’opposizione all’establishment” e venne votato subito sindaco di Bogotá.

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Antanas Mockus

Con la sua formazione filosofica, Mockus sapeva che attraverso le sue scelte di stile, comunicativo e performativo, avrebbe proposto un nuovo linguaggio di forte impatto sui cittadini. La capitale divenne un enorme laboratorio educativo: i poliziotti iniziarono a seguire lezioni di umanesimo, furono imposte le dimissioni immediate come pena per la mancata denuncia di irregolarità da parte dei funzionari, la polizia urbana fu sciolta e sostituita da un corpo di quattrocento mimi che, in giro per la città, insegnarono alle persone l’educazione civica. A scuola i bambini furono invitati a denunciare la violenza domestica e fu imposto un piano di disarmo. Il risultato fu che durante i suoi mandati, il tasso di omicidi crollò drasticamente del 70% e la corruzione diminuì sostanzialmente.

Quando, dalle proposte di governabilità di una città, si passa invece alla governabilità di un intero paese, le cose si complicano. La speranza che Mockus infuse nei suoi elettori, nei cittadini, viene consegnata oggi agli spettatori di questa testimonianza visiva, attraverso l’energia della sua lotta, della lotta di chi ha creduto in questi ideali di rinnovamento. Ma la speranza non basta, quando si trova a dover fare i conti, ancora e nuovamente, con la corruzione: durante la campagna elettorale, Santos e lo stratega politico JJ Rendón fecero ampio uso dell’arma del “rumor”, ovvero la divulgazione di false dicerie sugli altri candidati, attraverso i loro portavoce. In breve tempo si diffuse così la convinzione che Mockus avrebbe eliminato i sussidi destinati ai bambini. Quando arrivò il momento delle elezioni, l’inevitabile pericolo del broglio elettorale si trasformò in realtà: Santos era membro della società che elaborava, somministrava, classificava, confezionava, trasportava, custodiva e consegnava il kit per il seggio. In pratica, tutto. Risulta chiaro come in questo modo sia stato estremamente facile per il futuro Presidente alterare il risultato finale. Ma al contrario di quello che ci si aspetterebbe, Mockus non alimentò mai pubblicamente questi sospetti — seppure fondati sulle testimonianze degli elettori — affinché i cittadini non perdessero la speranza verso l’efficacia del proprio diritto di voto.

Life is Sacred. Main Still.
Seguaci dell’onda verde

Il documentario è sia strutturalmente che tematicamente suddiviso in capitoli: mentre nella prima parte sono protagonisti gli eventi che hanno portato al riconoscimento sociale della figura politica di Antanas Mockus, la seconda lascia spazio ad una lunga riflessione sulla sconfitta. La sincerità dello sguardo del regista sta nel non voler celare gli aspetti umani del leader dell’onda verde, le sue debolezze e le sue lacrime. Life is sacred racconta una storia di speranza ma anche di realizzazione di un’utopia politica e sociale, sulla quale prende il sopravvento però la frustrazione e il sentimento di irreparabilità. La strategia di Mockus funzionava e Santos, consapevole di ciò, l’ha fatta sua durante la candidatura alle elezioni presidenziali del 2014, venendo infatti rieletto. La vita è sacra e la pace è possibile, diceva Mockus nel 2010, e oggi Santos.

In Colombia il lungo processo di pace è ancora in atto.

Roberta Cristofori

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