Milagro Sala e lo stato di diritto dimenticato

Milagro Sala è una nota attivista argentina, di origine indigena, e parlamentare del Mercosur. Una leader nata, che è riuscita a dare al suo popolo cose che per molti erano inimmaginabili. L’organizzazione di cui è a capo si chiama Tupac Amaru ed è nata nel 2000 per tentare di dare una risposta concreta alla crisi economica che aveva colpito il Paese. La Tupac Amaru ha costruito scuole, ospedali e migliaia di case e dato lavoro agli abitanti di una delle province, Jujuy, più povere dell’Argentina. Con i fondi stanziati dai governi Kirchner, la Tupac Amaru ha creato le proprie fabbriche al fine di non affidare la costruzione delle strutture a ditte esterne e rendere il processo più efficiente. Il segreto? Il lavoro è affidato a persone bisognose che poi abiteranno quelle stesse case. La rivista Domus qualche anno fa pubblicò un articolo in cui si parlava in modo approfondito di Alto Comedero, la più grande delle comunità realizzate dalla Tupac Amaru, come di uno straordinario esperimento di social housing.

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Le case di Alto Comedero

Milagro Sala, negli anni, ha acquisito un’enorme notorietà a livello nazionale, ma se molti la vedono come una “salvatrice” c’è anche chi la vede come l’ennesima figura che una volta raggiunto il potere ha ceduto al lato oscuro. Infatti, non è certo per raccontare le sue gesta che i giornali recentemente hanno posto l’attenzione su Milagro Sala. La leader della Tupac Amaru è stata arrestata, il 16 gennaio, per aver organizzato una manifestazione pacifica di fronte alla residenza del governatore della provincia di Jujuy, Gerardo Morales. L’obiettivo della protesta era ottenere un colloquio con il governatore per poter discutere, con le parti interessate, l’introduzione di una nuova disciplina legale per le cooperative sociali. Il governatore Morales aveva già rifiutato di ricevere Sala per due volte, ma in quest’occasione si è spinto oltre denunciandola per “tumulto” e “istigazione a delinquere”. Proprio qualche giorno fa in un’intervista Morales ha dichiarato che Milagro Sala è accusata per una serie di delitti e che come presidente non può interferire con la giustizia. La sua opinione è particolarmente negativa, in quanto profondamente convinto che l’attivista e parlamentare del Mercosur durante questi anni sia riuscita a costruire uno stato parallelo, conquistandosi un potere assolutamente illegittimo. Altri la accusano di aver rubato e amministrato in modo sospetto i fondi del governo, essersi arricchita nonostante predicasse una totale avversione verso il sistema capitalista e di aver creato una sorta di “dittatura socialista” in miniatura nella provincia di Jujuy.

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La protesta organizzata in forma di accampamento nella piazza di Sal Salvador di Jujuy

Ora, non sono certo i civili a dover decidere se Milagro Sala debba scontare una pena o meno ed è legittimo che lo Stato investighi sui presunti crimini che le sono imputati. Ciò che però è illegittimo è il modus operandi con cui le forze dell’ordine hanno gestito questa questione. Dove sono finiti i principi basilari dello stato di diritto? Fino a prova contraria l’Argentina è uno stato democratico, ma sembra che voglia dimenticarselo quando più le fa comodo.

Due sono i punti importanti. Sebbene l’iniziale accusa di tumulto e istigazione a delinquere sia decaduta e ora le vengano imputati i reati di sottrazione di fondi e presunta attività illecita, le dichiarazioni di Morales sul fatto che Sala debba essere detenuta per aver –presumibilmente- commesso degli omicidi sono assolutamente tendenziose. Se non erro, bisognerebbe essere detenuti per ciò di cui si è accusati e soprattutto sono necessarie delle prove concrete e non dei meri sospetti. Secondo punto: i diritti alla difesa e al giusto processo li lasciamo nel dimenticatoio? La detenzione dura ormai da due mesi e ancora non si è parlato di un’udienza in tribunale. Amnesty International ha già sollecitato il governatore Morales e il procuratore generale Mariano Miranda a far decadere le accuse nei confronti di Milagro Sala e a rimetterla in libertà al più presto. Il gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria delle Nazioni Unite ha chiesto al Presidente Mauricio Macri spiegazioni in merito alla detenzione di Milagro Sala. L’unica cosa che il Presidente è riuscito a dire è che la questione riguarda la provincia di Jujuy, in sostanza se ne è lavato le mani. Due giorni fa il parlamento del Mercosur si è riunito a Montevideo e ha votato una dichiarazione nella quale si fa riferimento all’articolo 15 del regolamento del Palasur nel quale si stabilisce che gli spostamenti dei parlamentari, nell’esercizio delle loro funzioni, non possono essere limitati da restrizioni legali e amministrative. Alla luce di ciò si chiede alle autorità giudiziali della provincia di Jujuy che garantisca il rispetto delle norme internazionali e protegga il libero transito del parlamentari del Palasur. Sarebbe insomma auspicabile che Mauricio Macri prendesse una posizione, lasciando da parte le sue convinzioni personali, ed esigendo che lo stato di diritto venga rispettato. In caso contrario, dovremmo sicuramente iniziare a preoccuparci della stato di salute della democrazia argentina. Ma Macri non doveva rappresentare un nuovo glorioso inizio?

Sabrina Mansutti

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