Quando la TV va in politica (o per fortuna no)

All’indomani della tormentata fine dell’avventura capitolina di Ignazio Marino, la corsa al Campidoglio sembrava offrire un allettante banco di prova per un centrodestra alla ricerca di nuovi equilibri, invece la scelta di un candidato sindaco gradito all’intera coalizione si è rivelata meno agevole del previsto.
Dopo la rinuncia di Giorgia Meloni ed il veto posto su Alfio Marchini, era emerso il profilo di Rita Dalla Chiesa, sessantanovenne conduttrice di Forum.
Sfortunatamente la parabola politica della conduttrice televisiva, che si era dichiarata lusingata, si è arrestata di fronte al passo avanti di un altro candidato non esattamente inattaccabile: Guido Bertolaso, responsabile della Protezione Civile all’epoca del terremoto e della ricostruzione (?) de L’Aquila.

Anche a Milano, prima della nomina del manager Stefano Parisi, si erano fatti i nomi di figure note al pubblico televisivo quali candidati del centrodestra alla successione di Pisapia.
Ci riferiamo a Paolo Del Debbio, giornalista e conduttore di Quinta Colonna su Rete 4, da sempre in orbita Forza Italia, per cui è stato candidato alla Presidenza della Regione Toscana nel 1995 nonché assessore alla sicurezza nella prima giunta Albertini a Milano. E ci riferiamo a Alessandro Sallusti, direttore del quotidiano Il Giornale, ospite fisso dei talk-show politici nonché compagno di Daniela Santanché.

Siamo ben distanti da quella che in America è definita propriamente “celebrity politics”, intesa come un insieme coerente di personalità pubbliche (dalla politica allo sport, dalla televisione alla musica), accomunate dal semplice fatto di essere celebri e dunque sottoposte al medesimo genere di attenzione mediatica, che utilizza la propria fama a fini politici personali o altrui.
Siamo distanti, ma la logica di funzionamento è sostanzialmente la medesima: candidare personaggi già noti al pubblico, indipendentemente dalle loro effettive competenze politiche, per attirare consenso.

Prima ancora che Berlusconi di fatto trasferisse la televisione in Parlamento, in primis attraverso la sua stessa candidatura, forgiata dalle telecamere Mediaset, alcuni precursori varcarono le soglie di Montecitorio.

scottiAll’inizio fu Virginio Scotti, detto “Gerry”.
Candidato con il PSI di Craxi alle politiche 1987, venne eletto alla Camera con oltre 9mila preferenze. La sua esperienza politica non fu prolifica: risultò infatti uno dei deputati più assenteisti, anche a causa della contemporanea e incessante carriera televisiva. Ebbe tuttavia il tempo di scrivere la prefazione a “Dove andiamo a ballare stasera?”, la guida alle migliori discoteche italiane redatta da Gianni De Michelis, all’epoca Vice Presidente del Consiglio.
Considerato il genere di produzione editoriale dei suoi esponenti di spicco, il PSI di Craxi doveva essere davvero quella “corte di nani e ballerine” che il senatore ed ex ministro denunciava nel 1991, in occasione dell’ultima Assemblea Nazionale del partito.
Non brillò per tempismo, invece, la discesa in campo di Massimo Boldi, che si presentò alle politiche nelle fila del PSI nel 1992, anno di Tangentopoli, non riuscendo ad essere eletto. Un episodio, questo, riemerso nei mesi scorsi quando il comico, molto vicino a Berlusconi, si era detto disposto a candidarsi sindaco di Milano a capo di qualsiasi lista, esclusi Lega e M5S.

Ma veniamo ora all’epopea berlusconiana.

manifestoLa prima showgirl a trasferirsi dai set alle aule parlamentari fu Elisabetta Gardini: cresciuta con Albertazzi e Gassman, fino dai primi anni del nuovo millennio alterna teatro e miniserie televisive; nel 2004 si candida alle Europee con Forza Italia: raccoglie 34mila preferenze guadagnandosi le insegne di portavoce nazionale del partito. Da lì in poi la sua carriera è un crescendo di nomine ed elezioni: consigliere regionale in Veneto nel 2005, deputata nel 2006, europarlamentare rieletta nel 2009 (con 79mila preferenze) e nel 2014, quando viene nominata capodelegazione del gruppo di Forza Italia all’interno del PPE.

santinofronteAncora maggiore successo ha riscosso la salernitana Mara Carfagna, prima valletta al fianco di Frizzi e Magalli, quindi in copertina senza veli su Max, poi eletta alla Camera nel 2006 ed infine Ministro per le Pari Opportunità dal 2008. Al suo attivo la promozione della legge che istituisce il reato di stalking ma anche innumerevoli dicerie più o meno confermate sul suo rapporto intimo con Berlusconi – il quale nel 2007 affermò pubblicamente che l’avrebbe sposata immediatamente, non fosse stato per Veronica Lario (che a sua volta reclamò le scuse dell’allora marito dalle colonne di Repubblica).

manifesto2_defLa soubrette Barbara Matera, invece, dopo gli esordi da “letteronza” a Mai Dire Gol e le comparsate in “Don Matteo”, “Carabinieri” e “Due Mamme di troppo”, si è dovuta accontentare di uno scranno a Strasburgo, conquistato nel 2009, sospinta da 130mila preferenze, e mantenuto nel 2014.

A tal proposito, Sofia Ventura, politologa bolognese di area finiana, parlò di una “cooptazione di giovani signore con un background che difficilmente può giustificare la loro presenza in un’assemblea elettiva”.

Più rude l’attore Luca Barbareschi, eletto deputato nel 2008 con il Popolo della Libertà, che invitò il centrodestra a “occupare la Rai”, denunciando il fatto che in precedenza Alleanza Nazionale avesse portato “in Rai solo le mignotte”.

iva-zanicchi-manifesti-elettorali-europee-2014E che dire della determinazione esemplare di Iva Zanicchi: bocciata sia alle europee del 1999 che in quelle del 2004, subentra al collega del PDL Mario Mantovani nel 2008 per poi confermarsi a Strasburgo nelle successive elezioni del 2009 – facendo peraltro registrare il 97% di presenze in aula nel corso della legislatura (non venendo rieletta nel 2014).
Come alla Zanicchi, anche a Giovanni Toti è riuscito il percorso da Rete4 al Parlamento Europeo, cui ha acceduto da capolista di Forza Italia nel 2014, prima di diventare Presidente della Regione Liguria; meno fortunato il collega di Rita Dalla Chiesa a Forum, Fabrizio Bracconeri, candidatosi nella medesima tornata elettorale nelle schiere di Fratelli d’Italia.

Ma non soffermiamoci oltre sui casting elettorali del centrodestra (altrimenti non potremmo esimerci dal rivangare le lusinghe di Berlusconi a Mara Venier, individuata come possibile candidato sindaco del centrodestra a Venezia): anche la sinistra ha frequentemente proposto volti noti, ricorrendo spesso all’escamotage degli “intellettuali d’area” (o presunti tali) inseriti nelle liste come indipendenti.

Anche per la sinistra, l’Europarlamento si conferma il contesto prediletto per esperimenti di questo tipo.
cut1342255713579-lilli_gruber_candidata_dell_ulivoNel 2004, ad esempio, la lista Uniti nell’Ulivo schiera Michele Santoro e Lilli Gruber. Il primo, reduce dall’Editto bulgaro di berlusconiana memoria, totalizza oltre 700mila preferenze, ma dopo un anno di presenze incostanti abbandona il proprio incarico per poter partecipare alla trasmissione di Adriano Celentano, Realpolitik, senza limitazioni dettate dal regime di par condicio.
La seconda raccoglie ancora più preferenze, risultando prima degli eletti nelle circoscrizioni Nord-Est e Centro e portando poi a termine la legislatura con il 57% di presenze.
Più duratura la carriera politica di David Sassoli, ex volto del Tg1, europarlamentare del PD da due legislature e figura di primo piano del partito a Roma (dove fu sconfitto da Ignazio Marino alle primarie che anticipavano le Amministrative 2012).

Nelle fila dell’Ulivo e, successivamente, del Partito Democratico, anche numerosi sportivi: da Gianni Rivera, calciatore da Pallone d’Oro divenuto Sottosegretario alla Difesa nella legislatura 1996-2001, a Josefa Idem, ministro del governo Letta per due soli mesi, prima di doversi dimettere a causa di mancati pagamenti dell’IMU.

64553Concludiamo questa parziale rassegna con le candidature europee de L’Altra Europa per Tsipras, che nel 2014 schierò gli attori Moni Ovadia e Ivano Marescotti e la giornalista Barbara Spinelli, dichiarando esplicitamente la loro funzione di “candidati riconoscibili”, che, qualora eletti, avrebbero lasciato spazio ad altri colleghi.
Mentre Moni Ovadia ha pienamente rispettato il proprio impegno – pur lasciando posto a Curzio Maltese, giornalista di Repubblica, criticato per l’assenteismo e per il mantenimento del doppio stipendio – la figlia di Altiero Spinelli, una volta eletta, ha mantenuto il proprio seggio, peraltro uscendo dal gruppo parlamentare di riferimento dopo un anno.

Tante considerazioni potrebbero essere tratte al termine di questo articolo, molte delle quali ci paiono ovvie. Preferiamo lasciarvi con una semplice domanda: siamo ancora così sicuri che la politica sia un mestiere per tutti?

Andrea Zoboli

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