Obama, Trump e Hillary Clinton: le armi sono una questione politica ma anche culturale

Il 2016 negli Stati Uniti è cominciato come si era concluso il 2015: parlando delle armi. Nei primi giorni di gennaio infatti, il Presidente Obama ha annunciato una serie di decreti esecutivi al fine di modificare la politica sulle armi e il loro possesso. Eccoli:

  1. TUTTI I RIVENDITORI DOVRANNO ESSERE IN POSSESSO DI UNA SPECIFICA LICENZA PER LA VENDITA DI ARMI DA FUOCO ED EFFETTUARE CONTROLLI E VERIFICHE DI BACKGROUND SUGLI ACQUIRENTI
  2. OGNI STATO DOVRÀ FORNIRE INFORMAZIONI SUGLI INDIVIDUI NON RITENUTI IDONEI AL POSSESSO DI ARMI DA FUOCO, SPECIFICATAMENTE IN CASI DI MALATTIE MENTALI, DISTURBI PSICOLOGICI E PRECEDENTI DI VIOLENZA DOMESTICA
  3. L’FBI È TENUTA A POTENZIARE IL PERSONALE DEDICATO ALL’EFFETTUAZIONE DEI CONTROLLI SUI POSSESSORI DI ARMI DA FUOCO
  4. RICHIESTA AL CONGRESSO DI UN INVESTIMENTO FINANZIARIO PARI A 500 MILIONI DI DOLLARI PER MIGLIORARE L’ACCESSO ALL’ASSISTENZA MEDICA IN AMBITO DI SALUTE MENTALE, OLTRE AD UN IMPEGNO IN AMBITO TECNOLOGICO AL FINE DI MIGLIORARE LA SICUREZZA DELLE ARMI

Quest’ultimo punto merita subito una precisazione: il Congresso degli Stati Uniti è a maggioranza repubblicana e questo è il motivo per il quale la legge sulla regolamentazione del possesso delle armi da fuoco è uno dei punti più controversi dell’amministrazione Obama, da sempre in prima linea su questo argomento e da sempre ostacolata dal Partito Repubblicano e dalla alleata e potente lobby sulle armi, la NRA – ne avevo parlato dopo la sparatoria di giugno a Charleston.

LE REAZIONI DALLA NRA A TRUMP

Come era prevedibile, le misure annunciate da Obama hanno scatenato le reazioni dei Repubblicani, che hanno accusato il Presidente di abuso di potere scavalcando il Congresso e la sua maggioranza, ma anche inevitabilmente della stessa NRA: “Non consentiremo che i proprietari di armi rispettosi della legge diventino un capro espiatorio per il fallimento delle politiche del Presidente Obama”. Non poteva di certo mancare il pensiero di Donald Trump, aspirante candidato repubblicano alla Presidenza: “Il Secondo Emendamento è troppo importante, non ci toglieranno le nostre armi”. 

“Poiché per la sicurezza di uno Stato libero è necessaria una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto” (Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America)  

E quello delle armi è uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Trump. Dopo gli attentati di Parigi dello scorso novembre aveva dichiarato: “Riguardo a Parigi, sapete, hanno le leggi più severe al mondo sulle armi. Nessuno è armato, eccetto i cattivi. Nessuno ha delle armi e i cattivi hanno sparato a loro uno ad uno. E potete dire quello che volete, ma se la nostra gente avesse avuto delle armi, se fosse stato permesso loro di portarle, la situazione sarebbe stata molto, molto diversa”. Concetto già espresso un anno fa a seguito dell’attentato a Charlie Hebdo attraverso un tweet dal suo account ufficiale @realDonaldTrump:

Queste invece le dichiarazioni dopo il massacro di ottobre nel College di Roseburg (Oregon): “Se gli insegnanti fossero stati armati avrebbero potuto proteggere gli studenti rimasti uccisi” e quelle dopo il massacro di dicembre a San Bernardino (California): “Se si guarda a Parigi non avevano pistole e sono stati massacrati. Se si considera quello che è successo in California non avevano armi e sono stati uccisi”. Insomma il messaggio di Trump è sempre lo stesso: più armi uguale più sicurezza. Un messaggio promosso attraverso una strategia comunicativa ben precisa, impostata su una classica stimolazione della sfera emotiva e sulla tipica contrapposizione noi vs loro, buoni vs cattiviqui un’interessante analisi di Mistermedia, che qui ha invece parlato della strategia comunicativa di Obama.

HILLARY CLINTON SULLA SCIA DI OBAMA

Se fra i Repubblicani si difende l’idea delle armi come fonte di sicurezza in nome del Secondo Emendamento, fra i Democratici a contrapporsi a tale visione è la super candidata alla Presidenza Hillary Clinton, in perfetta sintonia con Obama sulla questione. Nell’ultimo duello televisivo fra i candidati alle primarie democratiche – avvenuto, ironia della sorte, a Charleston (South Carolina), a poche centinaia di metri dalla chiesa dove a giugno un suprematista bianco uccise 9 afroamericani – l’ex first lady ha messo sotto pressione il candidato Bernie Sanders per il suo passato ambiguo sulle proposte di legge contro le armi: “Lei da senatore ha votato contro la proposta di legge che avrebbe permesso di processare per le stragi di armi da fuoco i fabbricanti di pistole e fucili” (nel 1994 inoltre il senatore del Vermont votò contro il Brady Act, la legge che impose controlli preventivi alla vendita di armi, ndr). A dir poco debole la difesa di Sanders: “Volevo solo difendere i negozi a gestione famigliare da costosissime cause”. 

Questa è la dimostrazione che la questione relativa alle armi non riguarda solo il Congresso, ma fa parte di un dibattito politico trasversale che interessa anche i Democratici. E all’interno di questo dibattito la Clinton ha assunto una posizione molto chiara, come si evince da alcuni tweet comparsi sul suo profilo @HillaryClinton:

Ecco che la questione delle armi diventa un tema caldo in ottica elezioni: la Clinton non ha esitato a mettersi contro la NRA – potente lobby in grado di mobilitare i detentori delle armi e per questo temuta per la sua influenza in termini politici ed elettorali – con lo scopo di raggiungere precise categorie di elettori, fra i quali le madri di famiglia, i latinoamericani e gli afroamericani (spesso associati con pregiudizio alla criminalità) ma soprattutto quell’elettorato democratico di sinistra che la ha sempre guardata con ostilità. Inoltre, come Obama, la Clinton si è espressa a favore di una maggiore regolamentazione – soprattutto per quanto riguarda le fiere delle armi (i cosiddetti gun show) – supportata da un importante precedente riconducibile al marito Bill Clinton, che, nel 1995, impose un bando (seppur temporaneo) alla vendite di armi d’assalto.

UNA QUESTIONE CULTURALE 

Da quando Obama è Presidente lo abbiamo visto più di una volta ribadire il suo impegno contro la diffusione delle armi da fuoco, che hanno fatto proliferare le cosiddette mass shooting, le sparatorie di massa nelle quali ci sono almeno quattro morti. 

Ma quella di Obama rischia di rimanere una battaglia contro i mulini a vento: tante le stragi in questi anni e tanti i proclami del Presidente, ma invece di diminuire le vendite di armi sono al contrario aumentate, proprio a seguito dei discorsi nei quali Obama annunciava maggiori controlli. È successo nel novembre 2008 a seguito della sua elezione, nel gennaio 2013 a seguito della sua rielezione e della sparatoria alla scuola di Sandy Hook e nello scorso dicembre, il mese con il maggior numero di vendite di armi da fuoco degli ultimi vent’anni (qui i dati del New York Times). Tanto che proprio le armi da fuoco sono diventate il regalo di Natale più popolare dell’anno appena conclusosi, come testimonia il progetto American Christmas del fotografo Patrick Hall, che ha visto alcune persone incontrate nel poligono di tiro di Twin Pounds (vicino all’ormai celebre Charleston) posare davanti alla bandiera degli Stati Uniti con le armi ricevute per Natale.

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Un’allegra famigliola statunitense armi alla mano (Foto: Patrick Hall)

Farsi fotografare con delle armi ricevute come regalo di Natale davanti alla bandiera del proprio Paese è una chiara e semplice espressione di patriottismo largamente diffusa negli Stati Uniti. E ciò significa che la questione armi non si limita al numero di morti nelle mass shooting, ma è una questione culturale ben radicata e fondata nel prima citato Secondo Emendamento della Costituzione (qui qualche numero del Pew Research Center sul pensiero degli americani circa la libertà di possesso delle armi da fuoco). Nel 2015 c’è stata mediamente più di una sparatoria al giorno, nel decennio 2001-2011 per ogni cittadino americano vittima di terrorismo ce ne sono stati 43 uccisi da arma da fuoco e la popolazione americana rappresenta quasi la metà dei possessori di arma da fuoco a livello mondiale: dati che dovrebbero far riflettere ma che a quanto pare non toccano la coscienza dei cittadini americani, nonostante le lacrime di Obama nel ricordare le vittime dei massacri. E paradossalmente ogni volta che Obama ricorda il pericolo delle armi le azioni dei maggiori produttori (Smith&Wesson Holding Corp e Sturm Roger&Co. Inc) salgono. Chiedete pure a Trump perché.

@Giulma90

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