Corsa all’oro 2.0: lo sfruttamento dello Spazio

Nello Studio Ovale troneggia il Resolute Desk, la scrivania del presidente degli Stati Uniti, posizionata lì per volontà di Jackie Kennedy. La scrivania venne donata al presidente Hayes dalla Regina Vittoria nel 1880, ed è così chiamata perché proviene è stata intagliata nel legno della HMS Resolute, nave della regia marina deputata all’esplorazione dell’Artico e rimasta bloccata tra i ghiacci nel 1854. Su questo legno, che incarna nella sua stessa anima lo spirito di esplorazione, il 25 novembre scorso il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha firmato l’ultima legge in materia di esplorazione spaziale. Fino a qui tutto molto romantico. In realtà però la legge ha ben poco a che fare con la scoperta in sé e per sé. In realtà il nome esatto dell’editto è H.R.2262 – U.S. Commercial Space Launch Competitiveness Act, ed è la legalizzazione dello sfruttamento a fini commerciali privati delle risorse dello spazio, di tutto lo spazio.

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Obama ed il Resolute Desk. Solo a me fa venire in mente questo? (Fonte: washingtontimes.com)

La legge non parla dei pianeti, ma solamente dello sfruttamento minerale degli asteroidi. E’, fondamentalmente, una nuova corsa all’oro, solo che invece di setacciare fiumi gelati nel Klondike a là Paperon de Paperoni, o scavare nei deserti di Nevada e California, si parte con tute da astronauti e navicelle spaziali. So che sembra una fantascientificata, ma l’atto firmato qualche giorno fa da il via proprio a questo. Le compagnie e le multinazionali private hanno d’ora in avanti il diritto di partire per lo spazio, estrarre i minerali da tutti gli asteroidi esistenti nello spazio e ricavarne profitto. Unico problema: non è una legge internazionale, ma solo degli Stati Uniti. Il che significa che la corsa all’oro spaziale è riservata agli americani, che quindi hanno diritto di proprietà su qualsiasi minerale o altro materiale estratto, e la certezza che tale materiale non possa essere confiscato una volta tornati nell’atmosfera. La sovranità statunitense dunque non è teoricamente estesa ad ogni corpo celeste esistente, ma solo alle sue viscere. Questo scatena una serie di problematiche enormi, logiche e legali, nonché, come molti l’hanno definita, un ritorno a meccanismi da Far West. Vince chi arriva per primo, tutti gli americani ne hanno diritto, ed attualmente non ci sono altre norme. O almeno questo è quello che l’intero sistema politico economico americano sembra credere.

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Uno dei tanti concept promossi dalla Deep Space Industry.

Perché altre leggi ci sono, eccome. E sono trattati internazionali, in particolare due, il Trattato sullo spazio extra atmosferico del 1967 ed il Trattato sulla Luna del 1970. Il primo punto del trattato del 1967 dice esplicitamente che “the exploration and use of outer space shall be carried out for the benefit and in the interests of all countries and shall be the province of all mankind” per poi proseguire altrettanto esplicitamente in questa direzione. Il secondo estende il precedente a tutti i corpi celesti, e proibisce lo sfruttamento delle risorse spaziali finchè non esisterà una apposita normativa internazionale. Anche se, in realtà, il secondo gli Stati Uniti non lo hanno mai sottoscritto. Ecco perché la battaglia statunitense per appropriasi dello spazio ha basi illegali. Nonostante questo, la legge, approvata in tempi record, è stata sostenuta da entrambe le forze politiche, ed uno dei principali sostenitori è stato Marco Rubio, in corsa alle primarie repubblicane per sedersi al Resolute Desk.

In realtà, nonostante la base di illegalità, esistono già realtà private alla conquista dello spazio. I viaggi per ricconi sono già una realtà, con la SpaceX dell’Archimede Pitagorico Elon Musk, inventore tra le mille altre cose di PayPal, e la Virgin Galactic di Richard Branson. Le due compagnie organizzano voli spaziali a partire da 250mila dollari a persona. In più la SpaceX, insieme alla Boeing, si è aggiudicata la commessa per il trasporto degli astronauti da e verso la Stazione Spaziale Internazionale. In realtà però esiste già anche una compagnia mineraria specializzata in asteroidi, la Planetary Resources, i cui amministratori sono Anderson e Diamandis e di cui è finanziatore anche lo stesso Branson, e che ha acclamato la firma della legge come “single greatest recognition of property rights in history” Una fondazione, laboratori, investitori, progetti, perfino una ricerca da miliardi di dollari per cercare asteroidi promettenti. Una bella spesa, per una società che fino a qualche giorno fa non poteva nemmeno varcare le soglie dell’atmosfera. Scommessa vinta o giusto un filino di lobbying sulle persone giuste?

Tra i mille problemi che una legislazione di questo genere pone, c’è il conflitto. Allo stato delle cose, una navicella americana potrebbe decollare oggi e sarebbe tutelata dalla legge americana. Ma nella legge americana non si parla mai di sfruttamento condiviso. E’ chiarito il rapporto tra società nazionali, ovvero se tu, società americana Y, atterri sull’asteroide dove io, società X, sono già, tu non puoi sfruttarne le materie prime. Non è l’estensione della logica della proprietà privata statunitense, ma quasi. Ma se in un futuro, anche un altro stato, che ne so, la Cina, o l’India, o magari l’URSS, pardon, la Russia, decidesse di fare altrettanto? Se la nuova navicella Л, per rimanere in tema, atterrasse sull’asteroide di X, si scatenerebbe un confitto tra norme. E visto come è andata con la corsa all’Oro o con quella più recente per lo Spazio, il conflitto non si fermerebbe alla parola scritta. In più la corsa all’asteroide rischierebbe di minare definitivamente la ricerca scientifica, corrompendo tracce che potrebbero aiutare gli scienziati a rispondere a qualche domanda tipo: “chi siamo?” “da dove veniamo?” eccetera eccetera. Una delle principali soluzioni adottate dagli scienziati infatti è quella di “iniettare” nell’asteroide numerose colonie di microbi, geneticamente modificati per resistere in assenza di ossigeno e per assimilare e lavorare i minerali, in modo da renderli più facilmente estraibili. In realtà però l’inserimento in un sistema potenzialmente abitato già da altri minuscoli esserini distruggerebbe qualsiasi prova della loro stessa esistenza.

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L’ultima questione da affrontare è forse la prima da fare ad un pazzo che vi ferma per strada, sbraitando che vuole andare a scavare minerali dentro gli asteroidi. Perché? Cosa c’è di tanto importante ed utile all’interno degli asteroidi? Le componenti minerali dei corpi celesti sono per di più già noti, e se non si vuole rispondere alle domande di cui sopra non ha senso andare a cercare materie prime terrestri al di fuori. L’unica motivazione potrebbe essere il termine sempre più prossimo dei giacimenti del nostro azzurro pianeta. Ma secondo le fonti statunitensi, in particolare lo USGS, il servizio geologico, le riserve di rame sul pianeta sono pari a 5.600 milioni di tonnellate, mentre il consumo annuo globale si aggira intorno ai 20 milioni (qui). Mentre per quanto riguarda il platino, altro minerale presente sugli asteroidi, lo USGS ritiene che vi siano 150mila tonnellate nascoste sotto il Sudafrica e lo Zimbabwe, che è circa 20 volte quello che è stato prodotto dal 1920 fino ad oggi (qui). Anche la spiegazione offerta dalla Deep Space Industry, altra azienda pronta da anni a scavare nel cielo e che ha gridato all’illuminazione dei politici firmatari, non sembra così convincente.

Non voglio scatenare nessuna dietrologia, né spingervi a rispolverare il casco di carta stagnola che tenete in cantina in vista di una macchinazione aliena, ma da nessun esponente politico è stata spiegata chiaramente la necessità di andare a scavare nello spazio, se non con il bisogno dell’uomo di esplorare l’inesplorabile. Bisogno di cui il mondo politico si deve essere accorto solo recentemente, dato che l’amministrazione Obama ha anno dopo anno dimezzato i fondi alla NASA, salvo poi aumentarli di mezzo miliardo proprio in vista del 2016. E l’investimento di fondi arriva proprio alla fine dell’anno in cui gli Stati Uniti hanno versato 70 miliardi di dollari alla Russia per l’uso dei Soyuz per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale, e dopo che la Russia stessa ha aumentato il budget delle missioni spaziali. Capite perché nell’esempio, le due navicelle a trovarsi sull’asteroide sono americana e russa?

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