“Fino a qui, tutto bonus”: il governo Renzi e i 500 euro per i giovani acculturati

Quando il Presidente del Consiglio ha affermato che “per ogni euro in più investito sulla sicurezza ci deve essere un euro in più investito sulla cultura”, sono rimasto piacevolmente sorpreso

Insomma, erano (e sono) pur sempre i giorni della reazione (aggettivate a piacere) dell’Europa ai drammatici attacchi terroristici parigini del 13 Novembre.
E poi ricordo molte campagne elettorali giocate sul tema della sicurezza, in cui da sinistra si affermava puntualmente che si dovesse agire sul piano culturale e sociale, piuttosto che con un poliziotto ad ogni strada o con inquietanti e pericolose ronde di cittadini.

Insomma, bravo Matteo… finalmente qualcosa di sinistra!
Poi però ho continuato a leggere le dichiarazioni del Premier.

Mezzo miliardo di euro destinati a progetti di riqualificazione delle periferie delle città metropolitane, centocinquanta milioni per il due per mille alle associazioni culturali, cinquanta milioni per borse di studio.
“Fino a qui tutto bene” – nonostante cifre all’apparenza irrisorie, proprio come diceva l’uomo che cade in una vecchia barzelletta.
Ma, infine, eccolo: il bonus di cinquecento euro a tutti i diciottenni.

Un rigore sbagliato a porta vuota, mentre l’uomo della barzelletta si schianta fragorosamente al suolo a pochi centimetri dal palo.

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Un rigore sbagliato

Smaltito l’iniziale disappunto, ho provato ad affrontare la questione un po’ più seriamente.

Innanzitutto, occorre premettere che la situazione della cultura in Italia è da tempo allarmante: siamo ultimi tra i 34 paesi Ocse per laureati tra i giovani, nonché quartultimi per percentuale di PIL investita nell’istruzione universitaria; un italiano su due, inoltre, è analfabeta funzionale.
Secondo il rapporto 2015 di Federculture, inoltre, ogni anno il 20% degli italiani si astiene da qualsiasi attività culturale, mentre otto su dieci non mettono piede in teatri e musei.
Ora, questi dati restituiscono le proporzioni del problema e, per contrasto, l’entità più simbolica che risolutiva (come peraltro è ragionevole pensare volesse essere) dell’intervento del governo Renzi.

Dunque 550mila neo-maggiorenni si apprestano a ricevere una card con la quale effettuare consumi culturali, con limitazioni che immaginiamo paragonabili a quelle del bonus insegnanti avviato quest’anno (benché le suddette card in quest’ultimo caso non siano arrivate in tempo, rendendo necessaria una rendicontazione a posteriori da parte dei docenti).
Le risorse necessarie per questo intervento, ad un primo calcolo sommario, ammonterebbero quindi a poco meno di 300 milioni di euro.

E qui interviene la prima critica, che riguarda il meccanismo stesso del “bonus”, ossia la sua peculiarità di provvedimento una tantum e “generalista”, cioè senza alcuna accorgimento perequativo rispetto, ad esempio, alle condizioni economiche o sociali in cui versa il destinatario.

La seconda critica è anche la più cinica: Renzi utilizza questi bonus, sostengono i detrattori, come mera mancia elettorale. Effettivamente si tratta di un dubbio ammissibile, ma in questo specifico caso probabilmente ingeneroso: il prossimo appuntamento elettorale dista sei mesi e coincide con le elezioni amministrative, per le quali il meccanismo “500 euro – Renzi – Pd – voto al candidato sindaco Pd” sembra fin troppo complicato perché si inneschi. Peraltro da qui a giugno, soltanto metà di chi compirà diciotto anni nel 2016 maturerà il diritto al voto, ed una parte tristemente consistente di essi diserterà le urne.

La terza critica è invece quella più profonda e difficile da superare, e attiene all’interrogativo di fondo “cosa è cultura?”. Come utilizzeranno il bonus i ragazzi che lo riceveranno? Andranno davvero a teatro? Compreranno libri? E quali libri, quali dischi, quali film? Moccia o Proust, Fabri Fibra o Duke Ellington, cinepanettone o film d’essai?

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Federico Moccia, consumo culturale?

Mi sono dato due risposte.

Quella ottimista e pragmatica fa leva sul fatto che coloro che vorranno spendere cinquecento euro in libri di Fabio Volo, probabilmente avrebbero fatto altrettanto avendone la disponibilità economica, o altrimenti non lo avrebbero fatto proprio, rinunciando a leggere tout-court; d’altro canto, è possibile che chi invece ha saputo maturare passione e coscienza critica in materia possa acquistare opere di un certo livello con più facilità. Comunque vada, tutti i soldi spesi andrebbero ad alimentare le entrate dell’industria culturale, che, come spiega Federcultura, non naviga in buone acque.
La risposta pessimistica invece è suscitata dalla scarsa abitudine degli italiani alla cultura, all’ascolto di musica diversa da quella proposta da Radio Deejay o al trascorrere una serata al cinema per il film e non per popcorn e sale giochi dei multisala. Da anni non ci alleniamo più alla cultura, non incentiviamo la curiosità, il consumo critico, e non basterà certo un bonus di 500 euro a invertire la rotta.

Ho provato poi a spiegarmi il motivo della scelta dello strumento del bonus, che è valsa talmente tante polemiche da coprire il messaggio generale “un euro alla sicurezza, uno alla cultura”. Se Renzi avesse annunciato un piano di investimenti sulla ricerca per un pari ammontare di risorse, molti, me compreso, avrebbero applaudito con più convinzione. Ma molti di più non se ne sarebbero curati minimamente, né forse la notizia avrebbe avuto riscontro mediatico: ricordiamoci infatti del 20% di famiglie che si astiene completamente dalla cultura e del 47% di analfabeti di ritorno. A loro il messaggio non sarebbe arrivato.
E invece ora alcune di quelle famiglie, di quei ragazzi, si troveranno davanti all’inedita possibilità di acquistare libri o biglietti di concerti: nelle speranze del governo dovrebbero uscirne responsabilizzati e stimolati al contatto con un mondo che diversamente non frequenterebbero.

Spiegazioni generose, risposte ottimistiche e attenuanti varie possono rispondere ad alcune delle critiche emerse, e forse trasformare un rigore sbagliato a porta vuota in una prodigiosa deviazione sul palo da parte del portiere… 
Ma per poter infine esultare per un goal, anche la più benevola delle interpretazioni non è sufficiente.
Serve dar seguito al provvedimento simbolico (o “spot”, per i maligni), attraverso un piano di rilancio più ampio, organico e lungimirante, tornando ad investire politicamente ed economicamente sulla cultura.

Personalmente attenderò il Premier al varco, ansioso di verificare le previsioni di un aumento pari all’8% per il 2016 e al 10% per il 2017 delle risorse del Ministero dei Beni Culturali (fonte Mibact), ansioso di osservare se sulla tiepida ripresa dei consumi culturali messa in luce da Federcultura si vorrà investire.

Permettetemi allora di sospendere il giudizio, lasciando Renzi sul dischetto del rigore e sospendendo a mezz’aria la caduta dell’uomo della barzelletta, le cui ultime parole, sostengono alcuni, sarebbero state: “Fino a qui, tutto bonus”.

Andrea Zoboli

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