Papa Francesco in Africa: no alla violenza in nome di Dio

“La mia visita intende attirare l’attenzione verso l’Africa nel suo insieme, sulla promessa che rappresenta, sulle sue speranze, le sue lotte e le sue conquiste. Il mondo guarda all’Africa come al continente della speranza”. Con queste parole Papa Francesco ha lodato l’Africa durante il discorso tenuto in Uganda il 27 novembre – alla presenza del presidente ugandese Yoweri Museveni – appena arrivato nel Paese dopo i primi due giorni passati in Kenya. Parole che esprimono perfettamente la volontà di Francesco di lanciare un messaggio ben chiaro, quello di non dimenticare l’Africa, che si inserisce all’interno di tanti altri contesti: dalla salvaguardia dell’ambiente alla pace, dall’attenzione ai poveri fino alla lotta al terrorismo. E proprio quest’ultimo aspetto preoccupava non poco gli addetti alla sicurezza del Pontefice alla luce degli ultimi attentati di Parigi ma anche a quelli successivi in Mali e in Tunisia, ma Francesco non si è lasciato fermare e ha messo in primo piano, come sempre, la volontà di incontrare la gente e in questa occasione l’Africa.
Bergoglio durante il viaggio africano | Fonte: freerepublic.com
COP21. Ma andiamo con ordine. Il viaggio apostolico ha visto Bergoglio far visita in primis al Kenya, dove si è fermato il 25 e il 26 novembre e dove ha incontrato le autorità, il corpo diplomatico e i religiosi. Nella capitale Nairobi, uno dei momenti più importanti è stato l’intervento nella sede ONU, dove Francesco ha posto l’accento sulla Conferenza sul Clima di Parigi (COP21), che da ieri fino all’11 dicembre vedrà 150 leader mondiali discutere sulle misure da adottare per salvaguardare l’ambiente e i cambiamenti climatici. Queste le considerazioni del Pontefice: L’incontro di Parigi porti a concludere un accordo globale e trasformatore per la riduzione dell’impatto dei cambiamenti climatici, la lotta contro la povertà e il rispetto della dignità umana. Questo incontro è un passo importante nel processo di sviluppo di un nuovo sistema energetico che dipenda al minimo da combustibili fossili, punti all’efficienza energetica e si basi sull’uso di energia a basso o nullo contenuto di carbonio”. Che ha poi continuato: “Siamo di fronte al grande impegno politico ed economico di reimpostare e correggere le disfunzioni del modello di sviluppo attuale”. Ma c’è stato spazio anche per ribadire l’ormai celebre “no alla cultura dello scarto”, oltre che all’esclusione sociale, alla schiavitù, al traffico di organi e  persone e alla prostituzione, che “alimentano l’instabilità politica, la criminalità organizzata e il terrorismo. L’attenzione politica deve essere al di sopra di qualsiasi interesse commerciale o politico”
NO ALLA VIOLENZA IN NOME DI DIO. A Nairobi Francesco è stato protagonista del consueto incontro ecumenico ed interreligioso con i rappresentanti delle altri confessioni religiose. Ed è stata questa l’occasione per ribadire, ancora una volta, che Il nostro Dio è il dio della pace, il suo santo nome non deve mai essere usato per giustificare l’odio e la violenza“. Ricordando “i barbari attacchi al Westgate Mall, al Garissa University College e a Mandera” – perpetrati da Al Shabaab – Francesco ha sottolineato come “in una società democratica e pluralistica come questa  la cooperazione tra leader religiosi e le loro comunità diviene un importante servizio al bene comune”. Senza dimenticare in questo senso il Concilio Vaticano II: “Nel cinquantesimo della chiusura del Concilio Vaticano II nel quale la Chiesa cattolica si è impegnata nel dialogo ecumenico e interreligioso al servizio della comprensione e della amicizia, intendo riaffermare questo impegno, che nasce dalla convinzione dell’universalità dell’amore di Dio e della salvezza che Egli offre a tutti”.
I VALORI AFRICANI. Nel Campus dell’Università di Nairobi, Francesco ha celebrato la S. Messa nella quale ha ricordato l’importanza della famiglia sottolineando come “la salute di qualsiasi società dipende dalla salute delle famiglie”. Aggiungendo: “I grandi valori della tradizione africana, la saggezza e la verità della Parola di Dio e il generoso idealismo della vostra giovinezza vi guidino nell’impegno di formare una società che sia sempre più giusta, inclusiva e rispettosa della dignità umana. Vi stiano sempre a cuore le necessità dei poveri; rigettate tutto ciò che conduce al pregiudizio e alla discriminazione, perché queste cose non sono di Dio”. 
LA VISITA ALLA BIDONVILLE DI KANGEMI. Il soggiorno in Kenya si è conclusa con l’incontro con i giovani allo stadio Kasarani, nel corso del quale il Papa ha parlato a braccio della corruzione: “C’è in politica e in tutte le istituzioni, anche in Vaticano (riferendosi in particolare a Vatileaks II, ndr)”. Prima però Bergoglio aveva visitato la bidonville di Kangemi, la baraccopoli dove vive la maggior parte della popolazione in condizioni di povertà assoluta. Qui Francesco ha ribadito che “ogni essere umano è più importante del dio denaro ed è un valore che non si quota in borsa” e che “non si può in alcun modo ignorare la terribile ingiustizia dell’emarginazione urbana. Queste sono ferite provocate dalle minoranze che concentrano il potere, la ricchezza e sperperano egoisticamente mentre la crescente maggioranza deve rifugiarsi in periferie abbandonate, inquinate, scartate”
Nella bidonville Kenyota | Fonte: paeseitaliapress.it
ATTENZIONE AI MIGRANTI. Nel prima citato discorso all’arrivo in Uganda Francesco ha anche ricordato l’attualità dei popoli di migranti in fuga dalla guerra e dalla povertà: “Il nostro mondo, segnato da guerre, violenze e diverse forme di ingiustizie, è testimone di un movimento migratorio di popoli senza precedenti. Il modo in cui affrontiamo tale fenomeno è una prova della nostra umanità”. Francesco ha anche dato un monito al mondo della politica: “E’ necessario assicurare con criteri di trasparenza il buon governo, uno sviluppo umano integrale, un’ampia partecipazione alla vita pubblica della Nazione, così come una saggia ed equa distribuzione delle risorse”. Appello lanciato a distanza di poco tempo dall’approvazione del Parlamento ugandese di una norma piuttosto controversa sulle ONG, secondo le quali verrà soppressa ogni forma di manifestazione di dissenso contro il governo. Bergoglio ha inoltre incontrato il Presidente del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, con p. Lombardi – direttore della Sala Stampa Vaticana – che ha detto: “Il Sud Sudan è un Paese con un grande bisogno di pace, quindi il Papa ha voluto dare incoraggiamento”
APERTURA DELLA PORTA SANTA A BANGUI. Il 28 novembre Francesco ha celebrato nella mattinata la S. Messa per i Martiri dell’Uganda, per poi incontrare nel pomeriggio i giovani e successivamente i vescovi e i religiosi. Il 29 novembre ha poi avuto luogo il trasferimento nella Repubblica Centraficana, ultima tappa del viaggio apostolico di Bergoglio, fermatosi fino al 30 novembre. Anche qui il Papa ha incontrato giovani, religiosi, autorità politiche e religiose ma il momento sicuramente più importante è stata l’apertura della Porta Santa presso la cattedrale di Bangui, che ha di fatto anticipato l’apertura del Giubileo della Misericordia previsto a partire dal prossimo 8 dicembre. Queste le parole del Pontefice: “L’anno santo della misericordia viene in anticipo in questa terra che soffre da anni per l’odio, l’incomprensione, la mancanza di pace. Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia; tutti noi chiediamo misericordia, riconciliazione, perdono, per Bangui, per tutta la Repubblica centrafricana e per tutti i Paesi, chiediamo pace, amore e perdono tutti insieme, con questa preghiera cominciamo l’Anno santo in questa capitale spirituale del mondo oggi”. Che ha poi aggiunto nella sua omelia pronunciata a braccio: A tutti quelli che usano ingiustamente le armi di questo mondo, io lancio un appello: deponete questi strumenti di morte; armatevi piuttosto della giustizia, dell’amore e della misericordia, autentiche garanzie di pace”
Papa Francesco mentre apre la Porta Santa a Bangui | Fonte: ecodibergamo.it
INCONTRO CON LA COMUNITA’ MUSULMANA. Prima di ripartire in direzione Vaticano Francesco è stato protagonista di un altro incontro significativo e simbolico: la visita  alla Comunità Musulmana nella Moschea centrale di Koudoukou a Bangui. In un periodo storico di forte tensione nei confronti della religione islamica a causa degli attentati di Parigi (da quelli alla redazione di Charlie Hebdo di gennaio fino ai recenti eventi) Francesco ha voluto concretamente essere un operatore di pace e di dialogo rifiutando ogni forma di fondamentalismo religioso: “Nessuna violenza in nome di Dio. Chi dice di credere in Dio dev’essere anche un uomo o una donna di pace. Insieme diciamo ‘No’ all’odio, alla vendetta, alla violenza, in particolare a quella che è perpetrata in nome di una religione o di Dio, perché Dio è pace, salam”. 
Sul volo di ritorno Francesco ha infine espresso alcuni pensieri sul continente africano: “L’Africa è vittima: è sempre stata sfruttata dalle altre potenze, dall’Africa gli schiavi venduti in America, poi le potenze che cercano solo le sue grandi ricchezze, non pensano a dignità persone, a dare lavoro. L’Africa è martire dello sfruttamento e non capiscono che questa forma di sviluppo fa male all’umanità”. 
 
Giuliano Martino
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