Marco Rubio: l’ispanico che sogna la Casa Bianca

Marco Rubio

Chi lo avrebbe mai detto che il partito repubblicano americano, conservatore e portavoce degli interessi della middle-classe bianca, avrebbe dovuto affidarsi ad un figlio di immigrati cubani per riconquistare la Casa Bianca dopo gli otto anni di amministrazione Obama? E invece sembra proprio che la storia sia prendendo questa direzione. La direzione di Marco Antonio Rubio, 44enne senatore per lo stato della Florida.

Se ne è già accorto l’establishment del Grand Old Party. Inizialmente il candidato forte del partito alle primarie doveva essere Jeb Bush, figlio di George H. W. e fratello minore di George W., entrambi ex presidenti. Ma Jeb non si è dimostrato finora all’altezza delle aspettative, fiacco nei dibattiti televisivi contro i suoi rivali e incapace di scrollarsi di dosso il pesantissimo fardello della guerra in Iraq. Così ora si punta tutto sul giovane Rubio, figlio di un barista e di un’addetta alle pulizie emigrati da Cuba nel 1956 (prima dell’avvento di Fidel Castro), il quale peraltro è stato lanciato nella sua carriera politica proprio da Jeb Bush, al tempo in cui governava la Florida. A dimostrazione di questa fiducia si è sparsa la voce che i ricchissimi Koch Brothers, magnati dell’industria petrolifera e tradizionali finanziatori dei repubblicani, lo vedano di buon occhio per la loro maxi-donazione da quasi un miliardo di dollari.
Gli elettori invece non sono ancora del tutto convinti. Nei sondaggi Rubio è piuttosto indietro rispetto all’istrionico businessman Donald Trump e all’ultra-conservatore neurochirurgo Ben Carson: due personaggi molto diversi tra loro ma entrambi esterni ai giochi di potere di Washington e quindi in grado di giocare la carta del populismo per conquistare il consenso della base repubblicana. Quando Trump offende la moderatrice del dibattito che lo mette in difficoltà dicendole che era in pieno ciclo mestruale o confonde Hezbollah con Hamas è solo Trump-being-Trump, ovvero lui stesso, al massimo della sua sfrontatezza. Quando Carson sostiene che se gli ebrei fossero stati armati contro Hitler l’olocausto sarebbe stato sventato oppure che le piramidi egiziane siano state costruite per conservare il grano lo si giustifica perché è un medico. Ma, at the end of the day, come direbbero dall’altra parte dell’oceano, gli elettori del partito dell’elefante davvero metterebbero il governo del proprio paese, la più grande potenza militare del mondo, nelle mani di uno di questi due individui?
Forse è decisamente meglio puntare sull’ispanico che, piano piano, è emerso nella contesa grazie adun naturale talento oratorio e ad un innato carisma. Nel primo dibattito tra repubblicani di giugno ha subito dato sfoggio di personalità difendendosi dall’accusa di non aver abbastanza esperienza per diventare presidente. “Se ne facciamo unfatto di curriculum, la Clinton ha già vinto” ha risposto posatamente Rubio. Nel secondo confronto di fine ottobre Bush, che già arrancava negli opinion polls, lo aveva criticato per esserepoco presente in senato in questo periodo di campagna elettorale. Rubio ha replicato con stile, ricordando al suo mentore Jeb che quando John McCain si candidò per le primarie e poi le presidenziali nel 2008 nessuno si scandalizzava per le sue assenze in aula come senatore dell’Arizona. A novembre invece il marito di Jeanette, ex cheerleader della squadra locale di football, i Dolphins, e padre di quattro figli è stato preso di mira dal libertario Rand Paul, il quale asseriva che aumentare il budget per le spese militari non sia una mossa veramente conservatrice. Rubio si è ancora difeso in maniera brillante, definendo Paul un “devoto isolazionista” e sottolineando di volere una politica estera “muscolare” – una posizione molto in linea con il partito e con l’idem sentire dell’elettorato repubblicano.

Più in generale il senatore della Florida presenta proposte molto vicine al mainstream conservatore. In economia è fautore di una tipica ricetta liberista: riduzione della pressione fiscale, inferiore regolamentazione sulle aziende e limitazioni alle spese del governo federale (tranne evidentemente quando si tocca il capitolo difesa) costituiscono i suoi mantra. Sui temi etici si oppone all’aborto e al matrimonio gay. È inoltre fermamente scettico riguardo al fenomeno del cambiamento climatico, fino a mettere in discussione l’autorità di Papa Francesco, lui che è un fervente cattolico. Come gli altri candidati repubblicani è irremovibile sul diritto di possedere e acquistare liberamente armi da fuoco. Si mostra meno severo invece di alcuni suoi rivali sul Medicare di Obama, che riformerebbe ma non abolirebbe in toto. L’unico punto su cui Rubio si distingue nettamente da alcuni suoi contenders è l’immigrazione. Infatti nel 2013 ha fatto parte di una commissione bipartisan, la quale produsse un progetto di legge che permetteva agli immigrati clandestini un percorso verso l’ottenimento della cittadinanza. Durante questa campagna per le primarie ha corretto leggermente il tiro per non alienarsi simpatie tra gli elettori conservatori, chiarendo che il processo deve essere graduale e progressivo. Ma comunque le sue idee sono distanti anni luce da Donald Trump, il quale propone una irrealizzabile deportazione di massa e la costruzione di un enorme muro al confine con il Messico per impedire nuovi accessi irregolari.

mario rubio usa 2016
Grazie a questo mix di posizioni conservatrici sulle issues economiche e sociali e più aperte sull’ immigrazione, Marco Rubio si presenta dunque come un candidato in grado di soddisfare l’elettorato conservatore, e, allo stesso tempo, fare breccia anche tra le minoranza etniche. Nel 2012 il repubblicano e mormone Mitt Romney pur ottenendo la sostanziale maggioranza del voto bianco, aveva comunque perso le presidenziali contro Barack Obama. Per vincere nel 2016, i repubblicani hanno quindi assoluto bisogno di racimolare qualche consenso al di fuori del proprio bacino di riferimento, per esempio tra gli ispanici e i millenials, ovvero chi è cresciuto negli anni 2000. Rubio è ispanico e giovane: un uomo ideale per portare a termine questa missione apparentemente impossibile.
Inoltre Rubio sembra possedere le armi giuste per poter reggere un faccia a faccia contro la moglie di Bill ed eventualmente metterla in difficoltà. È preparato come un politico di professione (soprattutto in politica estera e sull’immigrazione) ma al contempo è una faccia pulita, senza scheletri nell’armadio. E la sua storia personale non è fatta di privilegi e di frequentazioni come facoltose come quella della Clinton. Ma bensì di duro lavoro e di ambizione, le chiavi del successo secondo il sogno americano. Perché se c’è qualcosa di più suggestivo del primo presidente donna è un presidente figlio di immigrati cubani con una sincera fede che tutto è ancora possibile negli Stati Uniti d’America. Anche sedersi sulla poltrona dello studio ovale se ti chiami Marco Rubio.
Annunci

3 pensieri su “Marco Rubio: l’ispanico che sogna la Casa Bianca

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...