Vincenzo De Luca ovvero il dilemma del locale

“Se c’è una persona che può sconfiggere l’ISIS, quella è Vincenzo De Luca”.
Questa battuta, trovata sui social nei giorni immediatamente successivi al dramma di Parigi, nella sua assurdità coglie in pieno l’improbabile quanto tragica staffetta occorsa recentemente sulle prime pagine dei quotidiani.

Ricorderete infatti il fulmine a ciel sereno di un paio di settimane fa: il neo-eletto Presidente della Regione Campania indagato per concussione. Secondo le ipotesi della Procura di Roma, infatti, De Luca avrebbe avallato la nomina ad un’importante carica dirigenziale nella sanità locale di Guglielmo Manna, marito della giudice Anna Scognamiglio, colei da cui dipendeva l’applicazione della famosa Legge Severino proprio riguardo a De Luca.

Il governatore campano ha prontamente smentito ogni coinvolgimento – peraltro la nomina in questione non è mai stata concessa. Ma in attesa che la giustizia accerti eventuali reati, abbiamo registrato l’ennesima irruzione della politica campana sulla scena nazionale.
Al centro di questa trama, Vincenzo De Luca, cui da mesi i media dedicano una copertura incessante e tendenzialmente negativa.
vincenzo de luca
Ma chi è davvero Vincenzo De Luca? La macchietta egocentrica proposta dalle imitazioni di Crozza (mai divertenti quanto l’originale), lo sceriffo con metodi e compagnie discutibili o il Sindaco di successo amato dai salernitani?
Lo abbiamo chiesto a Giovanni Diamanti, classe 1989, consulente politico e managing partner diQuorum, la giovane società torinese che ha curato gli ultimi mesi di campagna elettorale di De Luca. Molto più di un osservatore privilegiato, dunque, bensì uno degli artefici dell’elezione dell’attuale governatore.
I media hanno dipinto De Luca in decine di modi diversi, per quello che riguarda noi posso solo dire che è stato un candidato con cui abbiamo avuto un ottimo rapporto professionale. Ma il punto fondamentale è: chi è per i campani Vincenzo De Luca? De Luca è anzitutto un Sindaco, un amministratore locale: un uomo del territorio, che conosce il territorio, che l’ha cambiato. Un Sindaco apprezzatissimo, quasi adorato dai salernitani. Una persona competente, riconosciuta come vicina ai cittadini, ai problemi della gente comune. È un uomo duro, deciso, che non usa mezzi termini e non ama i compromessi. Al contempo è anche ironico e risulta molto efficace sia nel contatto diretto, che nelle interviste televisive. Indubbiamente la narrazione mediatica e alcune inchieste hanno rischiato di intaccare la sua credibilità sui temi della trasparenza e dell’onestà, tuttavia come spesso ripete anche il Governatore, lui è uno che nella sua vita, la camorra l’ha combattuta”.
 
Suona il telefono di casa Quorum: c’è da occuparsi della campagna elettorale di Vincenzo De Luca. Da dove si comincia?
Nonostante la nostra giovane età, qui a Quorum siamo consulenti “vecchia scuola”: si parte anzitutto dall’analisi del contesto, dai dati. Abbiamo iniziato a lavorare con Vincenzo De Luca a due mesi dal voto, molto tempo dopo l’inizio della campagna elettorale, fino ad allora seguita da uno staff prevalentemente locale. Abbiamo cominciato così, nel più classico dei modi: con una serie di ricerche per capire quale fosse il punto di partenza, quali fossero i punti di forza e debolezza dei vari attori in campo, le potenzialità, e più in generale il clima d’opinione in Campania. Sono i numeri e i dati oggettivi che devono guidare le campagne elettorali, non è più il tempo dei guru. I numeri sono serviti a concentrare gli sforzi dove era più utile, senza disperdere inutilmente energie. Ad esempio, le proiezioni dei sondaggi in voti assoluti ci hanno mostrato che la via da seguire non era il recupero elettorale nelle zone in cui eravamo più deboli, come la Provincia di Caserta, ma che dovevamo invece concentrarci nel rafforzare il vantaggio a Salerno. Era la via più semplice, e soprattutto era la via più remunerativa in termini di consenso.
Entriamo nella war room del Sindaco: come si vincono le elezioni “A testa alta”?
Quando siamo entrati noi nella war room di De Luca, i muri erano rivestiti da una campagna di affissioni iniziata mesi prima, con un claim molto duro: ‘Mai più ultimi’. Un riferimento chiaro ai pessimi risultati dell’amministrazione Caldoro, che cercava di innescare una voglia di rivincita nei campani. Dopo i primi sondaggi effettuati, che evidenziavano un apprezzamento del Governatore uscente di centrodestra piuttosto modesto, abbiamo fatto un lavoro di analisi e approfondimento della percezione dei campani nei confronti di alcuni possibili messaggi attraverso una serie di focus group. Da queste ricerche emergeva la necessità di un messaggio positivo, di orgoglio: era arrivato il momento di una fase due, e ‘A testa alta’ ha rappresentato la prosecuzione in positivo del lavoro fatto precedentemente con ‘Mai più ultimi’.
Sulle elezioni dello scorso giugno sembra aver pesato molto la polemica sui cosiddetti “impresentabili”, e la conseguente polemica con la Presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, che ha strascichi tuttora. Come avete vissuto quella vicenda dall’interno? In che direzione ha influenzato il risultato?
Personalmente penso abbia influenzato più la campagna nazionale che la campagna elettorale in Campania. Era sicuramente una situazione complessa e difficile: il rischio vero, oltre a un danno d’immagine, era quello di inseguire l’agenda imposta dai media, che metteva il tema “impresentabili” al primo posto. Parlare solo di questo tema, alla lunga, ci avrebbe danneggiato. Anche in questo caso, i sondaggi ci hanno dato una mano ad affrontare la situazione in modo ordinato e limitando gli errori, che in questi casi sono facili da commettere. Gran parte dei campani non conosceva la vicenda giudiziaria di De Luca né la Legge Severino, e tra chi la conosceva prevaleva la considerazione che De Luca, se eletto, avrebbe comunque avuto il diritto e dovere di governare. La strada era quindi tracciata: bisognava uscire mediaticamente dall’angolo, e bisognava farlo con un messaggio composto. Inoltre, per evitare di subire il frame degli ‘impresentabili’, abbiamo pensato ad una campagna per i social che ribaltasse il messaggio e preparasse il contrattacco: il vero impresentabile è il politico che governa male la Campania, che non è in grado di garantire il trasporto pubblico, che non contrasta la disoccupazione giovanile….
Per concludere, proponiamo a Giovanni Diamanti, che nonostante la giovane età ha all’attivo numerose collaborazioni con politici di primo piano, una suggestione più generale.
Nel paese dei mille commissari, dei Prefetti alla guida della Capitale, dell’esaltazione della società civile e degli appelli bipartisan alla gente comune, Vincenzo De Luca è il professionista della politica per antonomasia, l’amministratore ventennale, per altro di successo, stando ai plebisciti puntualmente riscossi a Salerno. Servono ancora i professionisti della politica?
Mi pare sia evidente che i professionisti della politica, oggi, non godano generalmente di un vasto consenso. Con De Luca, effettivamente, non è stato così. Guardiamo un po’ quelli che sono stati i grandi vincitori dell’ultima tornata elettorale: Vincenzo De Luca, Michele Emiliano, Luca Zaia. Apparentemente, tre personaggi molto diversi tra loro. Ma i punti in comune non sono da poco: sono tre amministratori locali, molto legati al territorio e alla propria identità territoriale. Non sono soldati di partito, non hanno problemi a esporsi contro i propri leader nazionali, e hanno imbastito una serie di liste civiche al proprio sostegno per raccogliere un consenso trasversale. Soprattutto, dal punto di vista comunicativo, sono tre esponenti che fanno uso di toni forti, di un tipo di comunicazione disintermediata, qualcuno la definirebbe ‘populista’. La realtà è che, probabilmente, oggi in Italia i cittadini vogliono politici empatici, indipendenti, vicini al territorio e ai problemi di tutti i giorni dei cittadini. E che, possibilmente, facciano pochi errori in campagna elettorale.
da destra Stefano Origlia, Giovanni Diamanti, Gabriele Dandolo, Lorenzo Ravazzini e Lorenzo Pregliasco di Quorum, insieme a Fabio Tamburro, dello staff di De Luca
La vicenda De Luca, da impresentabile “per gli italiani” a vincente e pienamente legittimato per i campani,sembra rafforzare, dunque, l’impressione di uno scollamento sempre più ampio tra la politica nazionale e quella dei territori, per la quale spesso valgono logiche e valutazioni autonome. Nulla di particolarmente originale, verrebbe da dire, se non fosse che ormai la funzione di collegamento ed intermediazione tra centro e periferia è svolta dai partiti in modo sempre più debole e occasionale. Con le importanti amministrative 2016 alle porte, è facile pronosticare che questa contraddizione possa continuare, offrendoci argomenti ancora a lungo, tra un Bassolino che imbarazza, un Sala che si espone, un Marchini che si pettina; tra investiture a cinque stelle sempre meno partecipate, primarie sì primarie no, una destra senza candidati e i dubbi di morettiana memoria della sinistra-sinistra.
Andrea Zoboli
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