25 novembre: tra retorica e stereotipi parliamo di violenza di genere

end violence against women, 25 Novembre
Fonte: wikigender.org
Il 25 Novembre 1999 l’Assemblea della Nazioni Unite ha istituito con la risoluzione 54/134   la giornata Contro la violenza sulle donne, un’iniziativa nata per invitare i governi, le istituzioni sovranazionali e le ONG ad organizzare eventi per sensibilizzazione l’opinione pubblica su una delle violenze più diffuse, che supera i confini degli stati, delle regioni del mondo così come delle classi sociali e che va a toccare indiscriminatamente le donne in quanto tali, ricche o povere, occidentali o del sud del mondo, madri, lavoratrici, figlie e fidanzate.
Amnesty International, Stop violence against women
Fonte: cesie.org
Come ogni anno il 25 Novembre tornano in auge le polemiche di chi non accetta la retorica di trattare un tema così importante un solo giorno all’anno, critiche sicuramente fondate ma che non tengono in considerazione quanto, in effetti, viene organizzato da tante organizzazioni in tutto il mondo in vista di questa ricorrenza. Al di là delle polemiche, infatti, ci sono tantissimeorganizzazioni che lavorano tutto l’anno sul tema della discriminazione di genere affrontandolo da diversi punti di vista per trovare soluzioni ad un fenomeno quanto mai complesso e per questo di difficile soluzione.
La giornata del 25 Novembre vuole anche ricordare, infatti, quanto il concetto di violenza di genere sia variegato e spesso di difficile definizione da parte delle stesse donne. La giornata di sensibilizzazione è un evento importante perché porta a riflettere, anno dopo anno, sullo stato delle violazioni contro le donne, di quanto si è fatto e di ciò che bisogna ancora fare.
In questa giornata, solo in Italia, sono diversi gli eventi organizzati per parlare e raccontare storie di donne che hanno subito violenza, per ricordare le vite di chi non c’è più ma anche per rimarcare l’idea che la violenza di genere non è solo quella che si tramuta in omicidio. La violenza contro le donne riguarda anche la minaccia verbale, il ricatto, le intimidazioni, le umiliazioni e gli insulti, tutte violazioni che rientrano nell’ambito della violenza psicologica. C’è poi la violenza economica, tipica dei nuclei famigliari, in cui alla donna viene vietato di lavorare, di avere una propria autonomia economica e alla quale vengono estorte firme su conti bancari o atti pubblici, lo stalkinginfine è un altro tipo di violenza che le donne subiscono in particolar modo nel mondo del lavoro e che riguarda l’aspetto del controllo, del pedinamento e della persecuzione, violenza contro le donne è anche il non raggiungimento delle pari opportunità nel mondo del lavoro in cui le donne spesso non vengono giudicate allo stesso livello degli uomini poiché associate alla cura e al mantenimento dei figli.
A Milano, nel cortine della Facoltà di Scienze Politiche, è stato organizzato un FleshMob che ha visto la partecipazione di tante organizzazioni della società civile impegnate sul tema della discriminazione e della violenza contro le donne. I due centri di ricerca DIReCT e GENDERS di Milano, insieme ad Emergency, Terre des Hommes, Libera, Fermati Otello e We World hanno voluto celebrare questa giornata leggendo dei passi da testi come Io sono Malala di Malala Yousafzai la giovane premio Nobel per la Pace che racconta la sua storia di discriminazione, in quanto donna, ed il divieto di studiare inflitto dagli estremisti islamici nella sua regione in Pakistan. Un passaggio interessante e molto attuale è quello di John Stuart Mill, filosofo ed economista britannico della prima metà del XIX secolo, che collegava quel suo modello di liberismo moderato in economica all’esigenza di sanare la sperequazione dei diritti di proprietà e quindi del dispotismo anche attraverso l’emancipazione femminile. L’impegno di Mill nel promuovere l’estensione dei diritti economici e politici alle donne si è espresso pienamente nell’opera L’asservimento delle donne nel quale il filosofo si chiede quali siano le ragioni alla base della storica sottomissione del genere femminile a quello maschile.
Se dunque, come racconta Mill, è la forza fisica che ha reso in passato la donna succube dell’uomo in tutte le sfere della società, oggi più che mai è necessario liberarsi dallo stereotipo della sudditanza, dell’inferiorità, dai luoghi comuni che portano ancora oggi alla disuguaglianza di genere che, purtroppo, sfocia spesso nella violenza fisica contro le donne.
Il 25 Novembre è, dunque, una giornata importante e non solo un appuntamento retorico perché è più che mai fondamentale dedicare un momento per tornare a pensare a quanta strada ancora c’è da fare per tessere una nuova narrazione sulla questione delle donne e della violenza.
Oggi il Parlamento Europeo dibatte sul tema dell’eliminazione della violenza contro le donne sottolineando l’importanza dell’approvazione della legge sulle violenze domestiche e quelle a sfondo sessuale e sottolinea la necessità di armonizzare la normativa a difesa della donna in tutta l’Unione. I dati europei non sono ancora positivi ed in particolar modo nel dibattito parlamentare si fa riferimento alla Convenzione di Istanbul del 2011, adottata dal Consiglio d’Europa, un Trattato che rappresenta ancora oggi il primo quadro giuridico internazionale vincolante per la protezione delle donne contro qualsiasi forma di violenza e discriminazione ma che, ad oggi, solo 12 paesi membri hanno ratificato. La strada è quindi ancora lunga ed è giusto che ci si continui a parlare di violenza di genere come una questione dirimente nell’ambito dei diritti dell’uomo, una questione sulle donne ma che non deve rimanere una prerogativa del mondo femminile. La violenza contro le donne, in tutte le sue forme, è più che mai una questione universale che interessa il genere umano maschile e femminile e che può essere risolta solo attraverso un’azione unica di uomini e donne, come quella che oggi ha visto  tanti uomini partecipare insieme alle donne agli eventi della giornata contro la violenza di genere indossando il colore rosso, un colore neutro che richiama all’unità dell’azione per debellare la discriminazione di genere in tutte le sue forme.
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