Alexandre Villaplane, il capitano traditore

Se qualcuno, un giorno, dovesse decidere di scrivere un libro su i grandi campioni dello sport che hanno voltato la faccia al loro paese, o a cui il loro paese ha voltato le spalle, non potrebbe che cominciare da questa triste storia. Primo africano a vestire la maglia della Francia, convocato al primo Mondiale della storia, capitano dei Bleus alla loro prima partita nella massima competizione calcistica internazionale. Fucilato nel 1944 come collaborazionista, e ritenuto causa diretta della morte di dieci persone. Questa è la vita, e la morte, di Alexandre Villaplane, il capitano traditore.

alexandre villaplane
Alexandre Villaplane in una delle sue specialità, il colpo di testa
(Fonte: notadesport.blogspot.com)
Alexandre nacque nel 1905 ad Algeri, e si trasferì in Francia all’età di 16 anni con gli zii, andando a vivere alla periferia di Sète. Proprio lì ottenne il primo contratto, con la squadra locale. Non si trattava di un contratto professionistico, in quanto era ancora illegale ottenerne uno, e per tanti anni si tratterà solamente di un calcio amatoriale di livello più alto. Dopo i primi anni al Sète, passò ai rivali del Nimes, ufficialmente con un contratto di pari stipendio, ma in realtà i bonus ed i benefici lo rendevano molto più vantaggioso. Nel 1929 passò al Racing Club Paris, anche se in realtà il calciomercato ancora non esisteva. Era un centromediano dagli ottimi piedi, una sorta di unione tra i moderni mediano e regista. Estremamente “grintoso”, era un leader nato. A Parigi scoprì un nuovo livello di bella vita, fatto di belle macchine, belle donne e corse dei cavalli. Nel 1926 fece il suo esordio in Nazionale, e fu il primo nativo d’Africa a giocare con la maglia della nazionale francese. Fu naturale affidarsi a lui per la prima competizione internazionale, indetta dalla FIFA in Uruguay per celebrare il centenario della costituzione di quel paese. I giocatori non si rendevano conto in realtà che stavano facendo la storia, partecipando al primo Mondiale. La Francia non ebbe in realtà vita facile. Partì il 21 giugno da Villefranche sur Mer, dove si era riunita con Jugoslavia, Belgio e Romania, le altre nazioni europee partecipanti. Il Conte Verde, il transatlantico su cui viaggiavano, fece una breve sosta a Rio de Janeiro per accogliere a bordo la nazionale brasiliana ed arrivò a Montevideo il 4 luglio, ad una settimana dall’inizio. Proprio ai Bleus toccò la partita d’esordio contro il Messico, terminata 4-1, sotto la neve. Il primo gol della storia ad un Mondiale venne segnato da Lucien Laurent a 18’ dall’inizio della gara. Poi segnarono Langiller e Maschinot, che siglò una doppietta. Per buona parte della partita in porta giocò un difensore, a causa dell’infortunio del portiere e dei cambi non ancora legalizzati. Due giorni dopo, la Francia perse contro l’Argentina per 1 a 0 e dopo altri due giorni affrontò il Cile, che intanto non aveva ancora giocato una gara, e terminò l’avventura mondiale con un sonoro 3 a 0.

Nel 1932 in Francia venne legalizzato il professionismo, e Villaplane venne acquistato dall’Antibes. Fu il primo acquisto della storia di Francia, e permise alla sua nuova squadra di vincere il girone e qualificarsi per la finale. Ma prima della partita decisiva, venne alla luce una combine attuata tra l’Antibes ed il Fives Lille. La squadra di Lille si era infatti accordata per perdere entrambe le gare (entrambe per 5 a 0) e permettere all’Antibes di vincere la classifica. Il titolo venne ritirato all’Antibes e l’allenatore squalificato. Si scoprì poi che l’artefice della combine era proprio Villaplane, a cui venne rescisso il contratto e venne venduto.

nazionale francese mondiale 1930
Villaplane è il capitano della prima partita della storia dei Mondiali, il primo giocatore da destra
(Fonte: maisfutebol.iol.pt)
Era la fine della sua carriera. Passò prima al Nizza, poi in seconda divisione, ma nel 1935 venne arrestato per aver combinato una corsa di cavalli. Continuò ad entrare ed uscire dal carcere, con accuse sempre più pesanti, che culminarono in banditismo e contrabbando d’oro. Proprio in carcere conosce Henri Chamberlin, detto Lafont, che nel 1940 lo aiuterà ad uscire. Ma non con un’evasione, bensì come collaborazionista del neonato governo nazista. Infatti Lafont è diventato il comandante, insieme all’ex commissario Pierre Bonny, delle Gestapo francesi, la Carlingue, e vuole Villaplane tra i suoi. E così il capitano della Francia mondiale segue le orme di Petain nella stretta di mano di Montoire con Hitler e diventa collaborazionista. Il compito primario della Carlingue era requisire ogni bene potesse essere utile al governo nazista. E se mobili ed altri materiali venivano inviati al governo, oro, quadri, gioielli ed altri beni preziosi finivano nelle loro tasche. Gli ebrei sono i principali obiettivi, ma anche i ricchi industriali entrano ben presto nelle mire della Carlingue. E chi non collabora, viene portato nella sede di rue Lauriston 93 e torturato a morte. Nel febbraio del 1944, Villaplane diventa uno dei fondatori della Brigade Nord Africain, truppa selezionata tra i nativi africani in Francia per rastrellamenti e come polizia antipartigiana. Villaplane viene messo a capo di una delle cinque sezioni della Brigata e viene promosso sottotenente dalle SS. Venne soprannominato “SS Maometto”.
“Saccheggiavano, stupravano, rubavano, uccidevano ed erano in combutta con i Tedeschi, con i quali compivano oltraggi ancora peggiori e esecuzioni tra le più crudeli. Hanno lasciato fuoco e rovine nella propria scia. Un testimone ci ha raccontato di come abbia visto con i suoi propri occhi questi mercenari prendere gioielli dai corpi delle loro vittime, coperti di sangue e che ancora si contorcevano. Villaplane era nel mezzo di tutto ciò, calmo e sorridente. Gioioso, quasi rinvigorito”.

villaplane ss brigade nord africaine
Brigata Nord Africana
(Fonte: sudouest.fr)

Queste sono le prime parole di un testimone, in occasione del processo a Villaplane. Infatti, dopo il giugno del 1944, l’ex capitano bleus provò a ripulire la sua immagine. Smise di farsi vedere insieme alla Brigade e a Lafont e cercò di convincere vari francesi ad affidargli tutti i loro soldi in cambio di protezione, come sostenne di aver già fatto numerose volte, salvando tante vite. In pochi gli credevano, e uno di quelli che non gli credette lo denunciò ai partigiani. Venne catturato ed incarcerato al Fort du Montrogue ad Arcueil, periferia sudest di Parigi, insieme a Lafont. Dopo il processo, abbastanza sommario, ma in cui viene ritenuto colpevole di almeno 10 omicidi, viene fucilato. E’ l’alba del 26 dicembre 1944, quattordici anni dopo quella partita contro il Messico.Quattordici anni per passare da primo dei francesi ad ultimo dei traditori. 

Marco Pasquariello

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