Elezioni in Grecia: che vinca il migliore o che vinca qualcuno?

Le dimissioni di Tsipras sono dovute alla volontà dello stesso di avere un mandato forte, una maggioranza assoluta. Passata dai 149 seggi di inizio legislatura, ai 123 del mese scorso, la maggioranza è venuta meno nel corso della precedente esperienza di governo, ma è necessaria affinchè l’ingegnere ateniese possa portare avanti gli accordi firmati con la Trojka (Unione europea – Banca Centrale – Fondo Monetario internazionale) per disporre così di nuovi aiuti economici in cambio di riforme particolarmente severe e strutturali.
Tsipras, nel corso di questa campagna elettorale, ha più volte dichiarato di aver commesso considerevoli errori durante i suoi 7 mesi di governo, ma al tempo stesso di essere fortemente sicuro di aver sostenuto ed affrontato un durissimo ed estenuante negoziato, prendendosi la responsabilità del passato, del presente e del futuro del Paese, a differenza di quanto fatto dagli altri Governi ellenici, in particolare quello del suo predecessore Antonis Samaras, incautamente piegatosi alle richieste e ai voleri della Trojka.
Tsipras ritiene che il debito greco, dopo il pacchetto di accordi firmato nei mesi scorsi, possa essere saldato e la nazione possa prendere una direzione positiva e di crescita,  dopo essere caduta in una profonda crisi economica e socio-morale.
Il quartier generale di Syria in Piazza Panepistimio.
Fonte: L’Espresso.it
Al momento, i sondaggi ci dicono che Syriza, il partito del premier uscente, sia ancora leggermente favorito per la vittoria finale, con un vantaggio però ridotto nei confronti di Nea Dimokratia, il partito di opposizione guidato da Vangelis Meimarakis, avvocato e Ministro della Difesa dal 2006 al 2009. Gli ultimi sondaggi danno Meimarakis a solo un punto di distacco di Syriza, fermo al 27%. Tsipras vinse le elezioni nel gennaio scorso con il 36% dei consensi, mancando di un solo seggio la maggioranza assoluta in Parlamento.
Questo è – ed è stato – lo scopo del leader di Syriza, ovvero quello di dimettersi e di perseguire la via delle elezioni anticipate per tentare di capitalizzare il più possibile il suo consenso, e di conseguenza ottenere quella maggioranza assoluta sfuggita di un niente 7 mesi fa.
I sondaggi mostrano però che difficilmente Syriza ripeterà il risultato di gennaio, bensì è molto probabile che perda dai 6 ai 7 punti percentuali e forse, nel caso più eclatante, anche la vittoria, scontando gli ultimi avvenimenti e gli accordi firmati con la Trojka, i quali si sono dimostrati ancora più duri di quelli respinti dal voto popolare con il referendum del 5 luglio scorso.
“La campagna elettorale” nel quartiere di Omonia
Il sistema elettorale greco, preso atto della quasi parità dei due principali partiti, non prevede la possibilità di formazione di un Governo che non si allei con altre forze politiche, andando così a formare una vasta coalizione. Un accordo Syriza-Nea Dimokratia è quasi un’utopia, vista la distanza di ideali e di politiche riguardo ad Europa, immigrazione ed economia, anche se Meimarakis ha dichiarato nei giorni scorsi di voler stringere un’alleanza con il principale partito dell’opposizione nel caso di vittoria, solo e solamente per mantenere la Grecia nell’Euro.
Nel caso in cui dovesse vincere Syriza, senza ottenere la maggioranza assoluta, dovrebbe per forza di cose cercare alleanze tra i socialisti del Pasok e del Partito centrista To Potami guidato da Stavros Theodorakis, dato che gli ex alleati, i Greci Indipendenti, non dovrebbero riuscire a superare la soglia di sbarramento del 3%.
I comunisti del PKE e Unità Popolare, i fuoriusciti da Syriza, inizialmente erano dati intorno al 5% delle preferenze, ma nelle ultime settimane sembrano faticare persino ad ottenere un solo seggio in Parlamento.
Se dovesse verificarsi uno scenario come quello appena descritto, Tsipras non potrà far altro che rimettere il proprio mandato al Presidente della Repubblica e passare il testimone a Nea Dimokratia, tornando nuovamente alle urne, così come avvenne nel 2012 con Antonis Samaras.
Anche nel caso in cui dovesse vincere Vangelis Meimarakis, sempre senza la maggioranza assoluta, i voti dei presunti alleati, Pasok e To Potami, non sarebbero sufficienti per formare un governo di maggioranza, costringendo il leader di Nea Dimokratia  a rimettere il proprio mandato al Presidente della Repubblica, così come farebbe Tsipras.L’unica ipotesi che in questo momento sembrerebbe superare lo spauracchio dello stallo, vede i due partiti principali rendersi conto della necessità di costituire, se nessuno dei due dovesse ottenere la maggioranza assoluta, un Governo nazionale che accetti in toto di dare esecuzione al pacchetto firmato con la Trojka, e prenda decisioni in materia economica utili a far ripartire il Paese.
Si tornerebbe perciò alla situazione appena precedente le dimissioni di Tsipras, quando Syriza votava i provvedimenti insieme a Nea Dimokratia affinché la Grecia potesse ricevere gli 86 miliardi di euro compresi negli accordi della Trojka.E gli altri?Accennato della versatilità governativa di Pasok e To Potami, e della risolutezza del PKE e Unità Popolare, alle prossime elezioni si presenteranno ben 19 partiti che non potranno che creare un Parlamento molto frammentato al suo interno. Stando agli ultimi sondaggi non dovrebbero superare la soglia di sbarramento del 3%, necessaria per ottenere almeno un seggio, dai 7 agli 8 partiti.
Chi invece questa soglia la sorpasserà, e non di poco, è Alba Dorata, partito neonazista, euroscettico e fortemente nazionalista nato nel 1993 e rappresentato dal leader Nikòlaos Michaloliákos. Alba Dorata dovrebbe ottenere intorno al 7% di voti, nonostante i guai che ha dovuto affrontare dopo la denuncia e in parte la condanna del suo direttivo per l’uccisione del rapper greco Pavlos Fyssas, avvenuto il 18 settembre 2013, diventando così il terzo partito ellenico.

I dubbi sul prossimo Primo Ministro
Fonte: ilpost.it
In Grecia, a differenza di inizio anno, non c’è nessuna novità, nessuna speranza, nessun entusiasmo che accompagni le elezioni, quei sentimenti di rivincita e di rilancio che c’erano solo nel gennaio scorso. Solo un grande senso di amarezza e delusione e la sensazione di aver perso un’altra possibilità di ribalta.
Il timore più grande è dato dal fatto che sarà difficile per uno dei due partiti favoriti alla vittoria ottenere una maggioranza assoluta necessaria a governare, e questa è l’unica cosa che la Grecia dovrà evitare.

Che vinca qualcuno, in questo caso anche il peggiore.

Giacomo Bianchi 
@GiacomoBianchi6

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