Verso USA 2016: i Repubblicani

La campagna elettorale per la scelta dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti dopo Obama entra nel vivo. A Cleveland, in Ohio, si è tenuto il primo vero dibattito televisivo a cui hanno partecipato dieci dei diciassette candidati Repubblicani in campo, i più importanti, quelli che hanno più possibilità di vincere le primarie e concorrere per un posto alla Casa Bianca.
Come si poteva ampiamente prevedere è stato un dibattito interlocutorio in pieno stile americano, vivace, leggero e interessante, dove ai candidati non venivano poste domani comuni e generali bensì personalizzate, mirate a metterli in apparente difficoltà sui temi a loro meno congeniali o su quelli riguardo ai quali hanno una visione e un piano molto forti e non comuni.
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I dieci candidati repubblicani presenti a Cleveland.Fonte: gpnewsusa2016.eu
I temi economici non sono stati analizzati nel dettaglio ma semplicemente accennati, perché per quello c’è ancora tempo, a differenza dell’abbuffata di politica estera che ha toccato quasi tutti i candidati.
Essi, più che rispondere direttamente alle domande dei moderatori, hanno deciso di usare il tempo a loro disposizione presentandosi all’elettorato, raccontando chi sono, da dove vengono e soprattutto dove vogliono arrivare.
Tra gli “incredibili 10” quattro si sono distinti maggiormente, chi per curriculum, chi per aspettative e chi per teatralità dei discorsi.
Andiamo ora a vedere, dopo il dibattito ma non solo, e a conoscere  quali sono i favoriti e le possibili sorprese per le primarie repubblicane.

Iniziamo con Donald Trump, la star.

Magnate del business, investitore e personaggio televisivo è, al momento, in testa ai sondaggi, e come ci si aspettava è riuscito a far ruotare il dibattito intorno alla sua figura.
Secondo molti esperti di politica americana, Trump rappresenterebbe la classica bolla di sapone pronta ad esplodere in qualsiasi momento da qui alla fine della campagna elettorale, ma per il momento i primi sondaggi lo danno al 30% delle preferenze, più di qualsiasi altro candidato.
Nei giorni seguenti al dibattito, Trump ha iniziato ad entrare nel dettaglio del suo programma politico che definirei abbastanza divertente quanto pericoloso.
Il piano per l’immigrazione consiste essenzialmente in una proposta di estrema destra, il quale prevede la costruzione di un muro sul confine messicano – muro che dovrebbe essere interamente pagato dal Messico – la deportazione di tutti gli immigrati irregolari e clandestini presenti negli Stati Uniti e per ultimo, ma non per importanza, la cancellazione definitiva dello ius soli, praticamente il fatto che chi nasce in America sia automaticamente cittadino americano.
Lo ius soli non è un argomento di secondo piano, e lo sappiamo anche noi italiani, ma la cosa più importante è che esso sia presente nella Costituzione sin dai tempi della guerra civile.
Proposte assurde quanto pericolose, soprattutto perché gli altri candidati dovranno in un modo o nell’altro affrontare il delicato tema dell’immigrazione e le idee di Trump riguardo ad esso.
È risaputo che i repubblicani, se volessero sperare di vincere contro i democratici, devono a tutti i costi riprendersi quella parte dell’elettorato nero e latinoamericano sparito negli ultimi anni, con la conseguente vittoria di Barack Obama e dei Democratici.
Trump, in ogni caso, con il suo slogan “Make America Great Again” si candida ad essere un importante contender alle primarie repubblicane.

Passiamo ora a Marco Rubio, l’astro nascente.
Avvocato e senatore della Florida è l’uomo nuovo del Partito Repubblicano.
Di origine cubana, rappresenta quasi l’unica opportunità di recuperare la parte del voto delle minoranze etniche necessario a sfidare seriamente il Partito Democratico.
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Donald Trump durante il dibattito di Cleveland
Fonte: politifact.com

Nel dibattito di Cleveland, Rubio è uscito a testa altissima, sfidando di petto avversari ben più esperti di lui e, facendo leva proprio sull’aspetto dell’esperienza, è riuscito a trarre il massimo da una situazione di iniziale svantaggio dicendo, testuali parole, che “Se facciamo diventare questa elezione una questione di curriculum, allora sarà Hillary Clinton la prossima presidente”.

Rubio è noto per essere un abile oratore, ma anche e soprattutto per le sue idee di destra profonda.
Nelle sue battaglie è da sottolineare quella contro la legalizzazione della marijuana, contro il controllo nella compravendita di armi e soprattutto è contrario ai matrimoni gay e all’aborto, anche nei casi di stupro e incesto.
Nonostante le sue idee siano un “dolce sentir” per le orecchie degli estremisti di destra, da tempo Rubio è stato allontanato e guardato con diffidenza da quell’ambiente dopo che nel 2013 ha bocciato una bozza di compromesso su un progetto di immigrazione ben visto sia dalla sinistra che dalla destra.
Ostacoli a parte, Rubio ha tutto per essere il candidato principe dei Repubblicani, se e solo se sarà in grado di recuperare quell’elettorato etnico così essenziale ad essi.

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Il Senatore della Florida Marco RubioFonte: theblaze.com
Jeb Bush, il favorito.
Figlio di George H. W. Bush e fratello di George W. ha deciso di candidarsi alle elezioni presidenziali nel giugno 2015 per cercare di riportare ancora una volta alla Casa il cognome di famiglia.
Durante il dibattito di Cleveland ha mostrato di avere opinioni e posizioni molto più moderate degli altri su temi essenziali come istruzione, economia e immigrazione.
Non abilissimo a parlare in pubblico, è infatti parso fuori luogo e alquanto impacciato, il che giustifica una discesa nei sondaggi.
Il tema forte di Bush è quello economico, secondo il quale sarebbe in grado di presentare un piano che porterebbe ad una crescita economica del 4% e di conseguenza quasi 20 milioni di posti di lavoro.
La moderazione in generale può essere un’arma a doppio taglio soprattutto sul tema dell’immigrazione, dove i repubblicani sono soliti non ascoltare proposte troppo diverse e distanti dalle loro.
Questo, oltre al fatto di migliorare la propria abilità oratoria, sarà l’ago della bilancia nello scontro a tre con Trump e Rubio per aggiudicarsi le primarie repubblicane.

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Il favorito Jeb BushFonte: usnews.com

Infine abbiamo John Kasich, l’outsider.
Governatore dell’Ohio in carica e soprattutto moderato, è riuscito ad essere “ripescato” per il dibattito dopo una rapida crescita nei sondaggi.
Avvantaggiato dal fatto che la sfida si teneva a Cleveland, in pieno Ohio, ha avuto il pubblico dalla sua parte e ha agito con esperienza e prudenza, evitando di attaccare apertamente Donald Trump.
Esperto di politica estera, è il candidato ad avere un approccio più soft nei confronti dei matrimoni gay, avendo anche dichiarato che bisogna amare il prossimo a prescindere dal suo orientamento sessuale.

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John Kasich, l’outsiderFonte: cleveland.com
Gli altri candidati presenti al dibattito di Cleveland sono Chris Christie, cinquantaduenne Governatore del New Jersey, in rampa di lancio nel 2012 ma caduto in basso negli ultimi quattro anni, Scott Walker, attuale governatore del Wisconsin con idee di destra estremamente radicali soprattutto in ambito economico, Ben Carson, sessantatreenne neurochirurgo e nero, che nel 1987 divenne popolare poiché fu il primo medico a separare due gemelli siamesi attaccati per le teste è da sempre molto critico nei confronti di Obama, in particolar modo riguardo la riforma sanitaria.
Infine abbiamo Ted Cruz, senatore eletto in Texas di origine cubane che in precedenza ha lavorato anche nell’amministrazione di George W. Bush, e Rand Paul, noto principalmente per essere il figlio di Ron Paul, storico personaggio politico americano, più volte candidato alla Casa Bianca.

Giacomo Bianchi

@GiacomoBianchi6

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