Stop al calcio in Grecia: il pugno di ferro di Tsipras

Nel mondo del calcio capita sempre più spesso che le sane rivalità sportive si trasformino in faide fratricide, fatte di scontri e di vittime. E la situazione diventa drammatica se queste fratture si sviluppano in un sistema già saturo di nervosismo e di disperazione, causati da una crisi economica e politica che va avanti da anni. 
Un’immagine degli scontri in campo ad Atene | lastampa.it


La situazione è dunque diventata drammatica in Grecia, dove i fattori di crisi sono portati all’esasperazione. Già due volte solo in questa stagione i campionati sono stati sospesi a causa delle violenze: la prima volta a settembre, dopo la morte di un tifoso aggredito al termine di una partita di terza divisione, e poi a novembre, quando Christoforos Zografos, ex arbitro e vicepresidente del comitato nazionale arbitri, venne selvaggiamente picchiato. Gli incidenti poi si sono susseguiti, fino ad arrivare a domenica scorsa. Ad Atene andava in scena probabilmente la partita più pericolosa, il derby tra Panathinaikos ed Olympiacos Pireo, e il match non ha disatteso le aspettative, con incidenti prima, durante e dopo la partita. Gli scontri, che poi si sono diffusi per le vie della città, hanno portato alla fine solo ad 11 arresti. Il peggio, tuttavia, si è visto all’interno dello stadio. I tifosi di casa hanno più volte invaso il terreno di gioco, preparando le invasioni al riparo da sguardi indiscreti sotto dei grandi striscioni, per poi entrare sul campo armati di bastoni e petardi.

Olaitan, nigeriano dell’Olympiacos, nel primo tempo è svenuto ed in ospedale gli è stata diagnosticata una miocardia, causata dallo stress e dallo spavento. Kasami, ex Lazio e Palermo, anche lui all’Olympiacos, è stato colpito alla testa da un petardo, mentre l’allenatore del Panathinaikos Anastasiou è stato centrato da un bicchiere pieno lanciato dalle gradinate. Il video é impietoso soprattutto nel mostrare le difficoltà della polizia, pesantemente sotto organico. E questo é uno specchio importante per capire le reali difficoltà della Grecia, incapace di pagare uomini sufficienti a mantenere l’ordine in una partita considerata storicamente a rischio oppure, ancor peggio, cieca di fronte alla necessità di rafforzare la sicurezza. La partita è arrivata con difficoltà fino al termine con il risultato di 2 a 1 per i padroni di casa, anche se é improbabile che il risultato maturato sul campo venga riconosciuto e che non venga sostituito con un 3-0 a tavolino.
Scene simili sono avvenute nella stessa giornata anche su un altro campo, nella partita 
tra Olympiacos Volos e Larissa, dove i tifosi ospiti hanno attaccato i padroni di casa e la polizia. 
La tensione non è certo smorzata da giocatori e società. Martedì, alla riunione di lega, i presidenti delle due squadre di Atene se le sono date di santa ragione, con quello del Pireo che ha tirato un bicchiere di vetro al pari del Pana. Non proprio quello che si definisce un buon esempio. 
Gli scontri di Atene sono il punto di non ritorno, e la sospensione era l’unica strada sensata. Questa volta però, rispetto alle altre due precedenti sospensioni, c’è una importante differenza. Il governo Tsipras ha un disperato bisogno di mostrarsi forte agli occhi dell’Europa e del mondo. Ed ecco perché ha deciso di intervenire con decisione. 
I campionati professionistici sono stati interrotti a tempo indeterminato, e sono a rischio anche per la prossima stagione. Il viceministro dello Sport, Kontonis, ha infatti spiegato che serve reagire con fermezza ai violenti e che è fondamentale l’aiuto di tutte le società. E’ in arrivo per tutti e 18 i club che formano la Serie A greca l’obbligo di usare i ticket elettronici nominali e l’introduzione di un piano di sorveglianza attraverso telecamere di sicurezza nel corso delle partite. In più un altro argomento molto dibattuto è l’introduzione di una sorta di tessera del tifoso, ma più rigida rispetto all’omologo italiano. Qualsiasi nuova introduzione sarebbe chiaramente a spese delle squadre, perché il governo non può permettersi un tale dispendio di denaro. 
Siamo di fronte quindi ad una sorta di ricatto ad opera del neo-premier: o le squadre pagano per modifiche imposte dall’alto, o niente campionato. La Lega ellenica rema contro questa decisione, tanto che il presidente Borovillos ha bollato questa scelta del governo Tsipras come inutile. Le malelingue sono tutte dalla parte di Borovillos, e voci di corridoio riferiscono che la tempestiva decisione del governo sia causata dall’impossibilita economica di proseguire il campionato in condizioni di sicurezza. In questo caso sarebbe una scelta strana, dato il volume di denaro mosso dal sistema calcio. 
La situazione é diventata insostenibile: gli ultras in Grecia finora hanno avuto totale libertà, troppa. Un ulteriore fattore sarà l’intervento della UEFA: l’Europa del calcio non potrà esimersi dall’intervenire per fermare il fenomeno (nei giorni della devastazione a Roma attuata dagli ultras del Feyenoord), forse escludendo le squadre greche dalle competizioni europee. E un’altra volta la Grecia sarà in balia delle decisioni europee, ma é improbabile che Platini sia disponibile come l’Europa economica si è parzialmente dimostrata, ed anzi sarà ben felice di dettar legge e imporre le decisioni.
Certo é che di fronte al ricatto del governo, le squadre dovranno accettare le costose innovazioni ed introdurle quanto prima. La cancellazione del campionato sarebbe una pena molto pesante, con un danno economico incalcolabile. Ma se al contrario decidessero di far fronte comune, magari non solo le grandi squadre di prima divisione, ma tutti i campionati professionisti, il governo di Tsipras ne uscirebbe fortemente indebolito, sia economicamente, data l’assenza del giro d’affari calcistico, che nella popolarità. La storia del governo di Syriza é a un bivio, e l’ago della bilancia é, inaspettatamente, il pallone.

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