Unioni civili: la volta buona?

“Finalmente anche Roma si dota di un registro delle unioni civili – ha dichiarato Ignazio Marino – E’ un risultato atteso da tempo, che pone Roma sempre più in prima linea sul fronte dei diritti degli individui e del riconoscimento dei legami affettivi stabili. La Capitale dà il segnale che, in questa città, l’amore è uguale per tutti”. Il sindaco di Roma sembra aver vinto la sua piccola battaglia iniziata quando, a ottobre 2014, aveva trascritto nel registro di Roma il matrimonio di sedici coppie omosessuali. Il gesto aveva sollevato polemiche tra le file del Nuovo Centro Destra e tra gli esponenti della Chiesa Cattolica. Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro aveva immediatamente annunciato l’annullamento dell’atto, in osservanza della circolare-stop del ministro Angelino Alfano. 
Alfano, infatti, era stato durissimo nei confronti di Marino, dichiarando che la trascrizione dei matrimoni non era altro che un vano tentativo di sostituirsi alla legge e che non avrebbe portato a nulla. A qualche mese di distanza, le trascrizioni sono state annullate, le coppie hanno fatto ricorso al Tar e Marino ha continuato a battersi per quello in cui credono. Il consiglio comunale di Roma, il 28 gennaio 2015, ha approvato il registro delle unioni civili con 32 voti favorevoli (Pd e M5s) e soltanto 10 voti contrari (del centrodestra) e un astenuto (Pd). 
marino unioni civili roma
La Capitale non è sola in questa battaglia. In Italia sono 160 i comuni che nel corso degli anni hanno approvato un registro delle unioni civili. Roma ha dato certo un forte segnale, ma ciò che l’Italia si aspetta (forse non tutta..ma quella che crede nei diritti civili e nell’uguaglianza decisamente sì) è una legge nazionale. Matteo Renzi l’aveva annunciata quest’estate e ha recentemente ribadito che dovrebbe essere votata entro i primi mesi del 2015. 
L’idea di Renzi sarebbe il cosiddetto modello “alla tedesca”. Si tratta di “civil partnership”, secondo le quali le coppie omosessuali potranno iscriversi in un apposito registro dedicato ai “matrimoni” tra persone dello stesso sesso. Le coppie iscritte nel registro avranno gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali sposate: reversibilità della pensione, diritto alla successione in caso di morte e la possibilità di assistenza negli ospedali e nelle carceri. I tempi non sembrano ancora maturi per concedere anche il diritto di adozione, ma un partner potrà adottare il figlio dell’altro. Per ora il testo unificato (il cosiddetto ddl Cirinnà) che recepisce il modello tedesco è fermo al Senato. Dopo l’approvazione del Senato, il testo dovrebbe passare alla Camera e ritornare al Senato se dovessero esservi apportate delle modifiche. La strada quindi è ancora lunga sempre che Renzi non presenti a breve il disegno di legge promesso.
Le ennesime parole al vento o questa volta il premier concretizzerà le sue promesse? Una democrazia matura non è fatta solo di economia e battibecchi su Italicum e varianti. Certo senza un’economia che funzioni e una legge elettorale non c’è Italia, ma si può nel 2015 continuare a negare alcuni diritti agli individui solo per il loro orientamento sessuale? Non credo si tratti di una questione ideologica destra o di sinistra, bensì dell’essere uno stato laico di nome e, di fatto, di smarcarsi dall’ingombrante presenza della Chiesa che continua ad influenzare la politica italiana. 
La conquista di Marino, che sembra eclatante nel nostro Paese, è in linea con i principali paesi europei. Sono solo 9 gli stati dell’Unione Europea che non prevedono nessun tipo di tutela per le coppie omosessuali: Italia, Grecia, Cipro, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania (per un approfondimento). Ed eccoci, ancora una volta noi che siamo stati tra i fondatori di quella che ora è l’Unione Europea, a fare da fanalino di coda anche nel riconoscimento dei diritti civili. Un passo avanti lo chiede l’Europa, ma anche la Corte costituzionale che nel 2010 ha sentenziato che le “unioni omosessuali hanno il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”. Per affermare universalmente i diritti umani bisogna partire dalla quotidianità, dalle piccole grandi cose della vita. Un registro delle unioni civili è un piccolo gesto che può essere un grande atto di civiltà ed è proprio per questo che spaventa chi vuole rimanere con la testa sotto la sabbia, chiuso nel proprio antiquato bigottismo e riluttante a osservare che il mondo che lo circonda sta cambiando. Può un registro minare la cosiddetta famiglia tradizionale? Si tratta forse di una lotta tra due fazioni? Una cosa esclude l’altra? Non credo. Stiamo parlando di tolleranza di un diverso che diverso non sarà più perché sarà semplicemente una parte della nostra società. La famiglia è una costruzione umana e se anni di lotte civili hanno portato le altre democrazie a riconoscere i diritti delle coppie omosessuali, l’Italia non può far finta di niente e fuggire il cambiamento. Speriamo che questa sia #lavoltabuona caro Matteo. 
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