Tubenomics – 15 miliardi

Un perplesso John Nash, tra i maggiori esperti di teoria dei giochi (sì è quello di A Beautiful Mind), dopo aver letto il Tubenomics di questa settimana.

Ammonterebbe a 15 miliardi il calo dei depositi bancari greci a partire dallo scorso dicembre: una vera e propria corsa agli sportelli, segno inconfutabile dell’incertezza che aleggia in terra ellenica. Un’incertezza dettata dal gioco delle parti messo in scena tra Europa e governo greco, a seguito della vittoria elettorale della sinistra di Tsipras. Un gioco che vede come protagonisti Mario Draghi, che non necessita presentazioni, e Yanis Varoufakis, nuovo ministro delle finanze di Atene. Entrambi economisti, con il greco che, in particolare, può vantare una certa esperienza nel campo della teoria dei giochi, ovvero quella scienza matematica che sviluppa modelli per dare soluzioni competitive o cooperative a situazioni di conflitto. E proprio in questi termini può essere letta la situazione greca. Lo scorso mercoledì la BCE ha fatto la sua mossa, sbattendo la porta in faccia ad un Varoufakis che chiedeva, sostanzialmente, fondi. Così, se da un lato i bond greci non saranno più accettati come collaterale per la linea di credito che arriva dalla BCE; dall’altro Varoufakis può contare sui circa 60 miliardi garantiti dal programma ELA (Emergency Liquidity Assistance), che permette la concessione di credito da parte delle banche centrali nazionali ad un costo superiore dell’1,5% rispetto a quello tradizionale [1]. La strategia aggressiva della BCE può potenzialmente mettere con le spalle al muro la Grecia, che da una posizione di inferiorità non potrà far altro che accettare un compromesso al ribasso, ottenendo sì fondi, ma senza un sostaziale cambio di marcia in termini di austerity. In questo caso, per dirla con la teoria dei giochi, si verificherebbe un dilemma del coniglio: gioco non cooperativo che raggiunge un unico equilibrio solo nel caso in cui uno dei due giocatori è in una posizione di forza rispetto all’altro. Naturalmente, l’equilibrio produce un risultato più favorevole al giocatore più forte. In questo scenario, il governo Tsipras, perderebbe gran parte del suo consenso elettorale. Ecco allora la contromossa dei greci che, dopo la porta in faccia della BCE, aprono il dialogo con la Russia, per cercare di uscire dall’angolino. La risposta aggressiva del duo Tsipras-Varoufakis potrebbe portare ad un escalation pericolosa per l’economia europea, simile al risultato di un dilemma del prigioniero. Qui, i due prigionieri finiscono entrambi per confessare, in quanto strategia individualmente più conveniente. Tale strategia, però, produce un esito fortemente negativo per tutti i giocatori se la stessa è implementata da entrambi [2]. Ecco allora che la soluzione più auspicabile del problema greco è una cooperazione tra i due attori, che prenda le fila dal roussoniano gioco del cervo, nel quale i due giocatori, accordandosi, raggiungono un equilibrio soddisfacente per entrambi. Nel caso di specie, si tratterebbe per la BCE di allentare le sue rigidità teutoniche, garantendo margini di bilancio e rifinanziamento del debito; e per la Grecia di riprendere un percorso virtuoso e di crescita, senza precipitare di nuovo in una spirale debitoria innescata da un eccesso di populismo e corruzione. 
Roberto Tubaldi – @RobertoTubaldi

[1] La BCE ha, comunque, la facoltà di bloccare le linee di credito aperte dalle banche nazionali, votando a maggioranza qualificata.
[2] Va ricordato, però, un precedente che riduce l’efficacia di tale mossa: si tratta di Cipro, a cui Mosca aveva proposto aiuti, salvo poi defilarsi, lasciando il paese nelle mani della Troika.

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