Calcio – Top & Flop della Quarta giornata di Serie A

P.S. (Che questa volta significa Pre Scriptum)
Il mio più grande dubbio nella redazione dei Top è stato se inserire Arturo Vidal o meno. Il cileno, reduce da un lungo infortunio, torna in campo e segna una doppietta, ed il secondo gol è un capolavoro. Ma ho arbitrariamente deciso di non metterlo, pur meritando il posto, per vari motivi. Primo: il primo gol lo segna su rigore, calciato anche abbastanza male. Secondo: la Juventus giocava in casa contro il Cesena, non proprio una corazzata, e non me ne vogliano i tifosi romagnoli. Terzo: Vidal avrà sicuramente modo di rientrare tra i Top nelle prossime giornate. Per gli altri invece sarà più difficile, anche se glielo auguriamo con tutto il cuore.

TOP

Andrea Belotti (Napoli – Palermo 3-3)
Fonte: forzaitalianfootball.it
Il vivaio delle squadre bergamasche si è sempre rivelato fondamentale per rifornire il calcio italiano di giovani dalle belle speranze, come Scirea, Donadoni, o in tempi più recenti, Montolivo e Pazzini, tutti usciti dal vivaio atalantino. Dall’altra squadra di Bergamo, l’AlbinoLeffe, è uscito il Gallo Andrea Belotti, che dopo due anni di Lega Pro approda in B al Palermo, dove diventa una pedina importante per Iachini. Termina la stagione con 24 presenze e 10 gol, e segue i rosanero in A. Nelle prime partite rimane in panchina, salvo giocare qualche scampolo di partita. Alla prima partita da titolare in Serie A, a 20 anni, 9 mesi e tre giorni, al San Paolo di Napoli, davanti a 18. 521 spettatori (non tanti per il San Paolo, ma provate ad immaginarveli mentre vi fissano e vi fischiano e vi urlano contro) segna una doppietta. Un bel biglietto da visita.
Pierluigi Gollini (Verona  – Genoa 2-2)

L’Hellas Verona ha dal 2007 un unico portiere: Rafael de Andrade Bittencourt. Al posto di secondo si sono alternati vari portieri, e in questo momento è il turno di Francesco Benussi, che, dopo una stagione terribile vissuta a Udine (0 presenze e un brutto infortunio) cerca nuova vita a Verona. Il terzo portiere quindi, Pierluigi Gollini, è abbastanza rassegnato a vedere la stagione dalla panchina. E invece prima si infortuna Rafael nel corso della settimana, e poi Benussi durante il riscaldamento prepartita (proprio sfortunato). Ed ecco allora che è il turno dell’ex Manchester United. Sì, leggete bene. Cresciuto nella SPAL, è stato comprato nel 2012 dai Red Devils, e dopo due stagioni in Inghilterra è tornato in Italia alla corte di Mandorlini. Alla prima presenza in Serie A ha subìto due gol, ma la prestazione in generale è stata molto positiva. Ed avere la benedizione di Alex Ferguson non è male per un ragazzo classe 1995.
La premiata ditta Mihajlovic-Ferrero che porta in vetta la Doria (Sampdoria – Chievo 2-1)
Fonte: tuttosport.com
Nel momento stesso in cui acquista la Sampdoria, il 12 giugno, Massimo Ferrero diventa una delle personalità più interessanti del calcio italiano. Imprenditore (acquista la Livingston, compagnia aerea che con lui dura poco più di un anno), produttore cinematografico, ora anche dirigente sportivo, ma soprattutto showman, Ferrero diventa grande proprio grazie al cinema, sia producendo film sia proiettandoli: è infatti proprietario di 60 sale cinematografiche, da cui la grande disponibilità economica necessaria a coprire i 15 milioni di debiti dei blucerchiati e a fare un mercato tale da dare una rosa di tutto rispetto a Sinisa Mihajlovic, con cui il feeling è stato immediato. E Miha ringrazia, dando alla nuova rosa lo stesso gioco arioso e votato all’attacco della scorsa stagione ma ottenendo risultati molto migliori. A disposizione ci sono tre portieri potenzialmente titolari (Viviano, il vero numero uno – anche se sulla maglia ha il numero 2 –  Da Costa, il titolare precedente, e Romulo, la scorsa stagione in prestito al Monaco e titolare nella nazionale argentina seconda al Mondiale, ma fuori rosa nella Samp), e sono arrivati Romagnoli, Cacciatore e Silvestre a chiudere una difesa l’anno scorso troppo fragile. Il centrocampo, prima troppo giovane, è stato “insaggito” (aka reso più saggio) da Marchionni, ma era il reparto meno bisognoso di rinforzi. In attacco invece è stato ingaggiato Bergessio dal Catania, che era certo di giocare titolare ma si è trovato davanti un rinato Stefano Okaka, il cui secondo nome, Chuka, significa “Dio è al di sopra di ogni cosa”. E questa squadra, perdonate la battuta, gira veramente da Dio, con i giocatori che si trovano a memoria e sanno alla perfezione come andare in rete. Tra il gioco e l’istrionico Ferrero (per farvi capire: sulla pagina Wikipedia, alla voce filmografia, si trova “Questo l’elenco dei film che dichiara di aver prodotto”. Se non vi basta questo, sappiate che ha chiesto in diretta a Ilaria d’Amico di fare un film insieme) la Samp quest’anno può volare alto.

FLOP

Lo sterile attacco della Fiorentina (Fiorentina – Sassuolo 0-0)

Fonte: calcio.fanpage.it
Parlare di sterile attacco della Fiorentina sembra un controsenso, soprattutto guardando i nomi che teoricamente sono a disposizione di Montella: Giuseppe Rossi, Mario Gomez, Babacar, Bernardeschi, Cuadrado, Marko Marin, Vargas e Ilicic. Ma per il momento, in campionato, nessuno di questi nomi ha segnato. Certo, alcuni sono infortunati, altri si sono infortunati nel corso della stagione, ma per il momento la Fiorentina, in quattro partite di Serie A, ha raccolto solo una misera rete, segnata da Kurtic.  Non proprio uno score invidiabile, soprattutto per una squadra che ha sempre fatto del gioco d’attacco il proprio marchio di fabbrica. L’infortunio di Gomez ora complica molto le cose, perché Babacar e Bernardeschi non sono sembrati in grado di reggere da soli l’attacco viola, e Cuadrado fino a questo momento non ha dato il meglio di sé. Certo è che se la situazione di sterilità perdura, Montella non vedrà i frutti di avere certi nomoni in squadra.
Il Parma: come indebolire una squadra senza vendere nessuno (o quasi) (Parma – Roma 0-0)ù

Avevamo lasciato la scorsa stagione con il Parma festeggiare per la conquista, all’ultimo minuto, dell’Europa League. Poi, nel corso delle vacanze, il presidente Ghirardi ha minacciato di vendere tutto dopo l’esclusione dalla coppa europea. Probabilmente il mercato ha risentito di questa indecisione societaria sui piani e sul futuro. Perché non sono arrivati né grandi nomi in previsione dell’Europa né sono partiti i grandi quando l’Europa è sfumata. Le cessioni fatte non sono state certo di primo piano (principe delle cessioni è quella di Amauri, passato proprio all’avverso Torino, poi Parolo, passato alla Lazio, più una risma di altri giocatori) e i giocatori arrivati miravano a coprire proprio i giocatori venduti (Belfodil per Amauri, Lodi per Parolo, Costa per Benalouane, De Ceglie per Molinaro). Ma qualcosa si è rotto nel giocattolo di Donadoni. Che sia il problema cardiaco di Biabiany, o la rottura di Cassano con parte dello spogliatoio, o l’assenza di una presidenza forte, o forse l’insieme di queste cause, o forse nessuna di queste, rimane un mistero e forse lo rimarrà per sempre. Resta il fatto che tre punti in quattro partite sono pochi per una squadra con ambizioni europee.
Alvaro Morata (Juventus – Cesena 3-0)

La Juve lo ha valutato 20 milioni di euro al momento, con possibilità di guadagnarci quando sicuramente diventerà un campione. Il resto dell’Europa lo ha giudicato come estremamente sopravvalutato, e nessun altra squadra estera ha anche solo provato ad avvicinarsi all’offerta bianconera. Chi ha ragione? Suggerimento

 P.S. (questo è un Post Scriptum)

Visto che bravo? Ho fatto tre top e tre flop, proprio come mi ero prefissato. Sto migliorando. Quasi quasi mi metto tra i top. Anzi no, che poi sarebbero quattro. Facciamo che lascio così e ci vediamo alla prossima di campionato.

Marco Pasquariello

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