"Scemo chi legge!"

Lunghe code, attese alle casse, spostamenti e ordini per ottenere l’oggetto desiderato: non sto parlando dei saldi che ogni anno sembrano far impazzire una quota della popolazione italiana, ma delle librerie, sì proprio delle librerie, durante le feste. La schizofrenica corsa al “regalo perfetto” porta un considerevole numero di persone ad accorrere tra gli scaffali ma davvero un buon libro da cibo per l’anima è diventato una risorsa accessibile e (mediamente) low cost per risolvere le difficoltà delle ricorrenze speciali?
Fonte: professionearcheologo.it
L’indagine pubblicata in questi giorni dall’Istat sullo stato di salute dell’attitudine alla lettura degli italiani dipinge un quadro ancora più desolante, infatti pare che i libri impacchettati e donati non vengano nemmeno letti, ma diventino parte dell’arredamento o, nel peggiore dei casi, un oggetto inutile che occupa spazio. L’indagine non rivela nulla di nuovo: nel 2013 sono stati 24 milioni gli italiani con più di 5 anni che hanno dichiarato di aver letto almeno un libro per piacere personale e non per motivazioni di studio o professionali. Appena il 43% della popolazione: sei italiani su dieci non hanno letto nemmeno un libro, mentre i “lettori forti” (ovvero coloro che leggono almeno un libro al mese) sono soltanto il 13,9%. Sono le donne ad essere delle lettrici accanite più degli uomini e questa differenza di genere emerge sin dagli 11 anni e si mantiene stabile, così come permangono differenze territoriali significative: nelle regioni settentrionali legge oltre la metà della popolazione di 6 anni e più (50,1% nel Nord-ovest e 51,3% nel Nord-est), mentre nel Sud e nelle Isole la quota di lettori è pari solo ad un terzo del totale.
È lecito chiedersi a chi si possa attribuire la colpa di questa ampia disaffezione alla lettura da parte degli italiani, tuttavia è difficile individuare una responsabilità univoca che deve essere, invece, distribuita a vari livelli: la famiglia, innanzitutto, poiché l’abitudine alla lettura è parte dell’educazione, la lettura va incoraggiata e stimolata sin dalla prima infanzia. Gli editori hanno elaborato una propria classifica di concause che vedono in cima la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura, il basso livello culturale della popolazione, politiche pubbliche in incentivazione all’acquisto di libri inadeguate ed, infine, la scarsa promozione dei libri e della lettura da parte dei media.
«Stiamo vivendo una crisi che ha tre aspetti. Il primo è generale: gli italiani hanno meno soldi in tasca e consumano di meno, compresi i libri, che non sono più un bene anticiclico come lo sono stati fino a ieri», spiega il presidente dell’Associazione italiana editori (AIE) Marco Polillo. «Il che si ripercuote nella crisi delle librerie, della grande distribuzione e delle catene: diminuiscono gli ordini e aumenta la resa degli invenduti. Infine la crisi culturale, la mancanza di propensione alla lettura degli italiani ha un responsabile ben preciso: la politica. Oltre a martoriare la scuola, infatti, non si sono mai fatti seriamente promozione e sviluppo della lettura, e scarsi restano gli investimenti in un settore che, invece, è cruciale per lo sviluppo anche economico del nostro Paese»
Per quanto riguarda la responsabilità “politica” sono stati fatti alcuni passi avanti dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Maria Chiara Carrozza che ha incoraggiato i professori a ridurre il carico di compiti per le vacanze natalizie, proponendo di sostituirli con libri e letture, così come durante il Consiglio dei Ministri dello scorso 13 dicembre all’interno del Decreto legge che ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti, è stata inserita una misura orientata esplicitamente alla diffusione della lettura. Per favorire una maggiore diffusione della lettura dei libri cartacei è stata riconosciuta una detrazione fiscale del 19% sulle spese sostenute nel corso dell’anno solare per l’acquisto di libri muniti di codice ISBN, per un importo massimo di € 2000, di cui € 1000 per i libri scolastici ed universitari ed € 1000 per tutte le altre pubblicazioni.
Questo tipo di incentivo economico alla lettura senza precedenti tuttavia non è sufficiente. Perché non investire maggiormente sulle biblioteche scolastiche, universitarie e civiche, come suggerisce su Internazionale Annamaria Testa? Oppure perché non incoraggiare e valorizzare realtà virtuose, come quella delle Little Free Library ovvero delle piccole biblioteche sparse nelle città dove chiunque può prendere o lasciare un libro? Questo progetto è nato negli Stati Uniti da un’idea di Todd Bol e Rick Brooks, ma si è sviluppato in rete con associazioni di architetti, festival di letteratura, falegnami, artisti, appassionati lettori. Quello che non ci si aspetta è le piccole librerie libere esistono già in Italia: quattro nella provincia di Milano, due in quella di Roma e una a Trento.
Un’altra esperienza positiva è quella del Libraccio che conta 30 punti vendita in tutta Italia e ha un fatturato di oltre i 60 milioni di Euro, la chiave del successo sta nel mix tra usato e nuovo, prezzi spesso ridotti e un’attenzione particolare alla scuola.
Fonte: lj.libraryjournal.com
Lo sviluppo tecnologico che vede una crescita nel mercato degli ebooks così come il fatto che il più alto tasso di lettori si rilevi tra gli adolescenti forniscono qualche ulteriore segnale di speranza per il futuro non soltanto degli editori, ma anche per la salute stessa del Paese. Le librerie restano e, a mio avviso, devono restare un presidio culturale sul territorio, un monito alla crescita, alla ricerca e allo sviluppo personale ed intellettuale perché la lettura può essere racchiusa nel monito del romanziere francese Gustav Flaubert: “Non leggete come fanno i bambini per divertirvi o,come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.”
Angela Caporale

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