Cronache da NYC: the spot revolution

NEW YORK – Fino a qualche ora prima della chiusura dei seggi delle primarie del Partito Democratico in previsione dell’elezione del nuovo sindaco di New York, i notiziari locali offrivano previsioni sempre più certe sull’esito finale della battaglia che Bill De Blasio e Bill Thompson si sono giocati, è proprio il caso di dirlo, all’ultima scheda.
Dal giorno delle primarie, in effetti, il clima politico intorno al Partito Democratico è stato dominato dall’incertezza, prima e dalla sorpresa, poi. Molte variabili hanno influenzato l’esito di queste consultazioni, alimentando il senso di confusione che le ha accompagnate fino alla data del voto, e oltre.
Per prima cosa il numero di candidati che vi hanno preso parte: sei inizialmente, poi cinque – Sal Albanese è stato infatti escluso dall’ultimo dibattito pre-elettorale perché non ha raggiunto la soglia del 2% nei sondaggi. Tutti e cinque gli sfidanti, o quasi, con una carriera piuttosto importante alle spalle e una personalità non indifferente.
Iniziamo da Christine Quinn. Unica donna (e omosessuale) in gara, il suo nome è stato il primo registrato da ogni sondaggio durante tutta la fase iniziale della campagna. Puntando fortemente sui risultati conseguiti nel suo incarico di City Council Speaker, Quinn ha costruito la sua strategia sulla promessa, rinforzata dai fatti, di poter essere un sindaco che non si sarebbe stancato di lottare per la sua città, aggiungendo così una buona dose di forza e combattività alla sua figura di candidato progressista, di donna in carriera e di esponente di una delle minoranze che compongono il variegato mosaico della società newyorkese. Il suo indiscusso vantaggio si è tuttavia ridotto progressivamente durante l’estate, lasciando così spazio a due candidati rimasti fino a quel momento sconosciuti.
Per Anthony Weiner e John Liu le primarie sono finite ben prima della data del voto: entrambi sono infatti crollati sotto il peso di scandali che hanno portato i loro nomi sulle pagine dei giornali e hanno messo un punto finale alla loro avventura come aspiranti sindaci già durante l’estate.
Nelle tre settimane precedenti il voto, l’attenzione si è dunque concentrata sempre più sul candidato emergente, Bill De Blasio, che ha raggiunto e poi superato nei sondaggi la City Council Speaker, e poi sulla sfida tra Quinn e Bill Thompson per la conquista del secondo posto. Secondo il regolamento elettorale della città di New York, infatti, un ballottaggio tra i primi due candidati è previsto qualora nessuno ottenga più del 40% dei voti. 
E’ interessante, allora, chiedersi da dove sia cominciata la piccola rivoluzione che ha scompigliato l’equilibrio della campagna elettorale fino all’esito imprevisto con cui si è conclusa lo scorso 10 settembre.
Con grande sorpresa di tutti coloro che pensano alla televisione come ad uno strumento di comunicazione politica ormai obsoleto, ciò che ha inaugurato l’ascesa di Bill De Blasio nei sondaggi e la sua popolarità sui media è stato proprio uno spot televisivo della durata di 30 secondi, trasmesso a partire dall’inizio di agosto. In un ambiente familiare e con un linguaggio semplice e diretto, il figlio adolescente del candidato democratico, Dante, spiega perché De Blasio sia la scelta migliore come futuro sindaco di tutti i newyorkesi.
Lo spot raccoglie nella sua breve durata tutti i temi cruciali della campagna elettorale democratica, a partire da un’opposizione netta a Bloomberg, che dà voce al senso di stanchezza dei cittadini verso il sindaco uscente proponendo non solo un nuovo approccio politico, ma anche una personalità completamente diversa. Se Bloomberg rappresenta il ricco businessman lontano dai problemi della gente, De Blasio si propone come un padre di famiglia (e di una famiglia multirazziale: la moglie, Chirlane, è afro-americana) e un newyorkese come tanti altri. Grazie a questo posizionamento strategico, De Blasio è riuscito nell’impresa di erodere il bacino elettorale di Christine Quinn, rivolgendosi a tutti coloro che non vedevano di buon occhio la sua stretta alleanza con Bloomberg.
In pochi semplici punti, rappresentati anche graficamente sullo schermo, lo spot affronta le issues dominanti con un messaggio chiaro e diretto: più tasse per i ricchi, una riforma del sistema educativo che garantisca a tutti i bambini un futuro migliore, politiche che permettano a tutti i newyorkesi di avere una casa in cui vivere e, soprattutto, la fine del programma “stop-and-frisk” che discrimina i cittadini violando la costituzione.
Diffuso in un momento estremamente propizio – in concomitanza con l’implosione di Weiner, lo spot raccoglie anche la delusione di una parte dei democratici, offrendo loro una figura di indiscussa integrità; e non solo: proponendo il ritratto della sua famiglia multi-etnica, De Blasio riesce a conquistare anche i voti della comunità afro-americana, mettendo nei guai il rivale Bill Thompson. Unico afro-americano tra i candidati democratici, l’ex City Comptroller non si è infatti dimostrato sufficientemente energico nel rivolgersi alla base sicura del suo elettorato, perdendo così il vantaggio offerto dal voto demografico.
Nonostante le contromisure strategiche messe in atto da Quinn e Thompson nelle settimane successive, il dibattito finale tra i candidati democratici ha offerto un’ulteriore conferma della dinamica di cambiamento avviata appena un mese prima con lo spot di De Blasio. Troppo concentrata sull’attacco diretto al nuovo front-runner, Christine Quinn non ha saputo rispondere efficacemente al disappunto di quegli elettori che, pur apprezzando la sua proposta politica, non sopportavano la sua vicinanza con il sindaco uscente. Con una storia di uomo politico dedito al servizio pubblico, Thompson non è riuscito, nemmeno nel corso del dibattito, a trasmettere agli elettori la passione e l’energia necessaria per aggiungere al profilo istituzionale un tratto personale sufficientemente carismatico.
Ed ecco che, pur non offrendo una prestazione eccellente nel dibattito, soprattutto nelle varie occasioni in cui ha dovuto difendersi dalle accuse di promettere misure irrealizzabili, De Blasio si è trovato a percorrere una strada sempre più agevole verso la vittoria.

Lucrezia Lattanzi
@LuTheMonkey

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