Omofobia: in Europa tutti predicano bene, ma chi razzola male?


Con l’inserimento di un riferimento alla Carta di Nizza all’interno del Trattato di Lisbona, l‘Unione Europea è stata la prima istituzione sovranazionale ad inserire una nuova qualificazione agli individui affinché non vi sia alcuna forma di discriminazione e in tutela dell’eguaglianza sostanziale di tutti gli esseri umani, l’articolo 21 recita infatti: “È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.

 E’ proprio quest’ultimo passaggio a configurare in maniera del tutto originale ed innovativa la norma europea, costituendo così un precedente positivo a livello internazionale nonché uno stimolo agli stati membri ad aggiornare le proprie legislazioni nazionali in modo da garantire efficacemente i diritti previsti dalla carta e dal resto della normativa internazionale sul tema.

L’effettiva applicazione della Carta di Nizza non viene controllata soltanto a livello istituzionale, ma al proposito è fondamentale il ruolo svolto da alcune Ong, in particolare quelle che hanno visto riconosciuto lo status consultivo presso le Nazioni Unite.

Tra di esse, per quanto riguarda il tema delle discriminazioni per via delle inclinazioni sessuali, è particolarmente attiva ILGA Europe (International Lesbian and Gay Association), una rete che collega oltre 400 associazioni di omosessuali in tutto il mondo. L’ILGA ha recente pubblicato il suo Annual Review, un rapporto annuale che analizza l’implementazione dei principali diritti umani riconosciuti dal diritto internazionale in riferimento alle comunità parte del network. Il rapporto analizza prima le istituzioni 

internazionali e sovranazionali per poi concentrarsi sui singoli stati membri.
 In generale, il rapporto rileva come ONU e Alto Commissario per i Diritti Umani rispondano positivamente alle petizioni dando così il “buon esempio”, tuttavia ciò è dovuto principalmente alla forza delle reti come l’ILGA che sfruttano la loro posizione per condurre battaglie d’opposizione organizzate e sempre più efficaci. A livello europeo, il Consiglio d’Europa mantiene un ruolo particolarmente attivo e propositivo includendo il monitoraggio di crimini determinati dall’omofobia nel mandato della Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza e procedendo regolarmente a verifiche riguardo alla violazione dei diritti delle persone LGBTI all’interno dei Paesi membri. Per quanto riguarda l’Unione Europea è sottolineato come il Parlamento Europeo sia, tra tutte, l’istituzione che più si occupa dei diritti di gay e lesbiche con l’obiettivo di promuovere l’eguaglianza sostanziale all’interno dell’Unione.

L’analisi della situazione dei vari stati membri tiene in considerazione diversi criteri tra i quali l’accesso a beni e servizi, le informazioni riguardo alla concessione dello status di rifugiato, i processi per violenza fisica e verbale, l’educazione e la salute, le condizioni di lavoro, l’eguaglianza e il livello di non-discriminazione, l’opinione pubblica, la garanzia delle libertà fondamentali, l’implementazione dei diritti e la politica estera.

I paesi nei quali il livello di rispetto e garanzia dei diritti è più alto sono il Regno Unito, il Belgio e la Norvegia: cattive notizie, invece, per l‘Italia che registra un alto tasso di discriminazione, intolleranza, razzismo ed omofobia piazzandosi al 36° posto della classifica stilata dall’ILGA tra Bosnia e Bulgaria. Il rapporto registra dei miglioramenti in termini di equità dovuti principalmente all’attività giudiziaria piuttosto che a quella legislativa. L’ILGA registra un atteggiamento particolarmente cauto della classe dirigenziale italiana: pare che la politica ponga ancora ostacoli e resistenze all’adozione di leggi in favore dell’equiparazione del valore legale delle unioni e altri diritti che restano, quindi, soltanto garantiti formalmente, ma ben lungi da un pieno raggiungimento di una piena eguaglianza sostanziale.

Angela Caporale

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