Disturbi del comportamento alimentare: lo spazio dell’attivismo digitale

Questo articolo fa parte di un progetto dedicato ai disturbi del comportamento alimentare. Potete leggere il primo articolo della serie qui.

Con l’avvento dell’era digitale e lo sviluppo dei social network abbiamo assistito a un profondo cambiamento tecnologico e sociale che ha coinvolto anche il campo della sensibilizzazione e dell’attivismo dal basso. L’attivismo fatto e consumato sui social network può essere declinato in molti modi, come clicktivism o net-attivismo, ma questi termini hanno in comune un’unica definizione: l’utilizzo delle tecnologie digitali per diffondere messaggi e narrazioni capaci di ispirare il cambiamento sociale e decostruire nel processo gli stereotipi dominanti della società. Oggi, questo tipo di battaglie si combatte (anche) sul web e le piazze, che restano importanti centri di mobilitazione politico-sociale, sono affiancate da nuove arene digitali. Qui, gli attivisti social, ben consci del potere che risiede nella disintermediazione, possono comunicare le proprie cause a un bacino d’utenza che si allarga sempre di più. 

In questo, la comunità digitale nata intorno ai disturbi del comportamento alimentare (DCA) non fa eccezione. Su Instagram, sono migliaia i profili recovery di ragazzə che, attraverso le loro storie, promuovono un approccio basato su sensibilizzazione, ascolto e aiuto reciproco. Ne abbiamo parlato con Luna Pagnin (spaziolunare_ su Instagram), attivista, volontaria dell’associazione Animenta e laureanda magistrale in Scienze della Nutrizione Umana all’Università degli Studi di Padova. Come ha spiegato a The Bottom Up, la scelta del percorso di studio deriva dalla sua personale esperienza con un disturbo del comportamento alimentare: «Ho sofferto di anoressia e binge eating per molti anni. Con la guarigione, ho deciso di inseguire il mio sogno: aiutare più persone possibili nel loro percorso di cura. Dopo aver recuperato un sano rapporto con l’attività fisica, che prima percepivo come metodo di compensazione per quello che mangiavo, ho deciso di mettermi a studiare per sfatare la disinformazione che circola attorno al fitness e creare qualcosa di reale e consapevole. Ho frequentato i corsi per diventare personal trainer di terzo livello ed ora sono un’allenatrice di ragazze che stanno uscendo da un disturbo alimentare». 

Luna Pagnin, @spaziolunare_

Il suo lavoro comprende l’accompagnamento di persone che hanno affrontato un DCA attraverso un percorso sportivo consapevole, che porti alla riscoperta di sé e del proprio corpo. Sui social, invece, Pagnin ha un profilo Instagram che usa per raccontare la vita dopo un DCA e un podcast che tratta di salute mentale. Il suo account nasce come profilo recovery dall’anoressia nel 2013, agli albori della piattaforma: «il mio nome era lusrecovery e sono stata la prima italiana insieme ad altre due ragazze a fondare la community ED Soldiers, ovvero Eating Disorder Soldiers. L’ho fatto perché, dopo la mia esperienza, sentivo di dover dare un messaggio di speranza, di consapevolezza e di realtà. Desidero un mondo nel quale i DCA vengano considerati come malattie vere e proprie, al di là delle considerazioni sociali che da troppo tempo si portano dietro». 

L’importanza del mezzo social per la sensibilizzazione e il confronto costruttivo sui DCA risiede nella connessione di persone con un vissuto simile. Come spiega Pagnin «non è sempre possibile trovare qualcuno disposto ad ascoltarti nella vita “offline” e i social, se usati nel modo corretto, possono ovviare a questo problema. All’epoca del mio disturbo non sapevo come dire a chi avevo accanto cosa provavo davvero. Sentivo che scrivere mi aiutava e farlo su un social mi collegava ad altre persone, che erano in grado di ascoltare e comprendere ciò che dicevo. Avevano pensieri simili ai miei e non mi sentivo giudicata, piuttosto capita e accolta». Una volta guarita, Pagnin si è unita al mondo dell’attivismo sui DCA per diffondere il proprio messaggio educativo, decostruendo al contempo la disinformazione, spesso esacerbata dalle piattaforme social, rispetto a sport e alimentazione. «I social sono utili per accorciare le distanze e restituire un messaggio di guarigione che nel reale è più difficile esprimere, perché spesso ricercare strutture e persone con cui interagire è complesso. Grazie ai social basta prendere in mano il proprio smartphone e cominciare a parlare, ovviamente con un certo criterio. Chi apre un profilo recovery deve stare attento alle parole che utilizza, alle immagini che pubblica, perché ha a che fare con persone sensibili e ogni contenuto può davvero fare la differenza». Proprio per questo, Pagnin promuove una comunicazione etica, basata sul racconto, l’ascolto e l’assenza di qualsivoglia giudizio. 

Gruppi pro-ana e criticità del mezzo social 

Tuttavia, Pagnin sottolinea con fermezza che «i social sono spesso un’arma a doppio taglio per quanto riguarda i DCA». Nonostante le evidenti potenzialità che il digitale offre nella sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare, i social hanno infatti contribuito all’espansione dei cosiddetti gruppi pro-ana (dove per “ana” si intende anoressia nervosa) ovvero siti, blog o pagine social che inneggiano all’anoressia o alla bulimia, fornendo consigli su come controllare la fame e il peso corporeo. Queste comunità virtuali, pericolosamente diffuse sul web, possono avere effetti estremamente nocivi sulla salute mentale e fisica di chi soffre di un disturbo. 

Secondo uno studio pubblicato sull’International journal of eating disorders, i partecipanti esposti ai siti web pro-ana hanno riferito un abbassamento dell’autostima sociale, un aumento della percezione del proprio peso e una più alta propensione ad allenarsi e a fare confronti tra il proprio corpo e quello di altre persone. Spesso, le dinamiche nocive che nascono da queste community vengono esacerbate da pratiche alimentari e psicologiche offerte da finti professionisti che non possiedono alcun grado di preparazione specialistica sul tema. Risale a giugno 2022 l’arresto di un sedicente coach – già condannato per possesso di materiale pedopornografico – che attraverso il proprio profilo social ha indotto numerose ragazze minorenni a pratiche alimentari nocive. Ciò conferma la potenziale pericolosità del fenomeno, dato che, come ricorda Pagnin, i DCA «hanno delle conseguenze letali o, se non letali, possono portare allo sviluppo di problemi di salute in grado di manifestarsi anche anni dopo». 

Da diverso tempo, le principali piattaforme social hanno adottato delle strategie operative e informative necessarie per arginare almeno parzialmente questo tipo di fenomeno. «Di Instagram apprezzo il fatto che si possa decidere che tipo di contenuti vedere, preservando la propria salute mentale tramite funzioni specifiche» prosegue Pagnin, sottolineando però che «sui social sono presenti anche profili recovery che adottano comportamenti altamente giudicanti». Inoltre, le strategie di moderazione dei social dimostrano evidenti limiti, legati principalmente all’opacità degli algoritmi di indicizzazione. 

Nell’attesa che le piattaforme adottino dei meccanismi più funzionali di gestione di contenuti che possono incidere negativamente sulla salute degli utenti, «continuare a sensibilizzare sulle piattaforme social è importante» conclude Pagnin «per non far sentire nessuno escluso e solo nel proprio dolore, perché è a questo che portano i DCA. Le possibilità che ci sono offerte sono molte, ma la sensibilizzazione non è mai abbastanza e non bisogna mai smettere di parlarne». 

Alex Villani

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