Contraccettivi Francia

La contraccezione in Francia: nuovi obiettivi e vecchie sfide

All’inizio di settembre 2021 il ministro francese della salute Olivier Véran ha dichiarato che da gennaio 2022 avrebbe alzato a 25 anni l’età entro la quale lo Stato si fa totalmente carico delle spese di contraccezione di tutte le donne. Ebbene la promessa è stata mantenuta e a partire dall’inizio di questo mese è entrata in vigore la nuova legge che regola la contraccezione. Secondo gli ultimi rilevamenti dell’ European Contraception Policy Atlas, ovvero una mappa che controlla e classifica le politiche dei vari governi sull’accesso a contraccettivi, consulenza sulla pianificazione familiare e informazione online, nel 2020 la Francia aveva totalizzato un punteggio del 90.1%, seconda solo al Belgio con il 96.4%. Questo ottimo risultato era stato raggiunto soprattutto grazie al rimborso totale per ragazze fino ai 18 anni di diversi metodi contraccettivi quali: IUD (unità intrauterina), IUS (sistema intrauterino), metodi contraccettivi impiantabili, iniettabili e altre pillole.

L’assistenza sanitaria francese: contraccettivi e IVG

In Francia è in vigore la CPAM Sécurité Sociale (Caisse Primaire d’Assurance Maladie) ovvero l’assistenza sanitaria di cui godono coloro che vivono nel territorio francese. Avere l’Assurance Maladie permette ai cittadini francesi e non di accedere a cure mediche, trattamenti, visite e avere indennità economiche per ragioni di vario tipo. Per ottenerla bisogna essere in possesso di un NIR, un numero identificativo della Sécurité Sociale, ottenibile tramite il rilascio dei propri dati personali e documenti validi. L’iscrizione al CPAM è gratuita e permette quindi di avere accesso ai benefici elencati sopra.

Per quanto riguarda i contraccettivi, il rimborso previsto per le giovani minori resta totalmente gratuito dietro prescrizione medica, ad eccezione della contraccezione d’urgenza (ovvero la pillola del giorno dopo) che può essere ritirata gratuitamente nelle farmacie e nei consultori senza prescrizione. Con la nuova legge in vigore dal 1 gennaio 2022 queste stesse regole valgono anche per le donne fino ai 25 anni. Per le donne con un’età superiore ai 25 anni, invece, tramite l’Assurance Maladie è possibile chiedere un rimborso parziale fino al 65% del prezzo totale dei contraccettivi, cure e visite. La restante percentuale è a carico della singola persona che può comunque sottoscrivere un’assicurazione privata (detta mutuelle) per coprire le altre spese. Negli ultimi anni la Francia ha cercato di far fronte alle innumerevoli gravidanze fra le giovani dovute sia alla disinformazione sui vari metodi di contraccezione che ai prezzi elevati dei contraccettivi. Come spiega in un articolo il Post, dal 2013 il diritto ai contraccettivi gratis era stato inserito per le giovani dai 15 ai 18 anni e nel 2020 anche per le adolescenti sotto i 15 anni. Nel 2021, dopo un’attenta analisi dei dati, il ministro Véran ha infine deciso che doveva fare di più. Alla base della recente decisione di estendere la gratuità fino ai 25 anni c’è sempre la stessa ragione: il caro prezzo dei farmaci.

Ma non è tutto oro quel che luccica. Fra i rimborsi de l’Assurance Maladie non sono accettati tutti i contraccettivi come alcune pillole, i cerotti, gli anelli vaginali, i cappucci cervicali, gli spermicidi, i preservativi femminili e quelli maschili (tranne due marche specificate sul sito ufficiale). Questo pone un problema dal momento che molte ragazze utilizzano proprio alcuni di questi contraccettivi perché considerati meno invadenti sul loro corpo. Come spiega il Consiglio Nazionale dell’Ordine delle ostetriche in un articolo di Le Monde, non basta solo il rimborso, ma è necessaria anche una corretta educazione sessuale indirizzata non solo alle ragazze ma anche ai ragazzi. Altra questione è l’incidenza di gravidanze indesiderate soprattutto nelle aree rurali dove proprio la disinformazione non permette alle giovani donne di prendere una scelta consapevole e libera.

Per quanto riguarda l’IVG, ovvero l’interruzione volontaria della gravidanza, la situazione è diversa. Lo stesso ministro Véran ha dichiarato a settembre che ogni anno circa 1000 ragazze dai 12 ai 14 anni restano incinte e che almeno 770 gravidanze si concludono con un aborto. L’IVG non è però solo praticato dalle adolescenti, al contrario almeno il 35% delle donne francesi dichiara di aver abortito una volta nella vita, come spiegato sul sito del movimento Le Planning Familial. Nel caso specifico della Francia l’aborto è diventato legale dal 1975 ed è possibile interrompere la gravidanza fino alle 12 settimane di gestazione. In molti Paesi europei la situazione è simile o spesso peggiore e solo in pochi casi, che riguardano i Paesi del nord Europa, la tutela delle donne che scelgono di praticare l’aborto è maggiore. Il recente dissenso di fronte alla proposta di legge di allungare il lasso di tempo permesso per abortire rappresenta un passo indietro per la Francia proprio rispetto a quei Paesi nordici sopra menzionati.

Mappa aborto europa
Fonte: EUROPEAN ABORTION POLICIES ATLAS

Nonostante questa recente decisione, il movimento femminista Le Planning Familial ricorda che sia l’aborto farmacologico che quello chirurgico sono coperti dall’Assurance Maladie al 100% e disponibili anche per le giovani minori con tutela del segreto. Quest’ultimo è un ulteriore strumento per le minori di prendere decisioni autonome, insieme all’aiuto del personale medico, delle ostetriche e degli specialisti del settore, senza dover far riferimento ai genitori e mantenendo la pratica anonima. Per questo bisogna riconoscere alla Francia anche i suoi meriti dal momento che insieme a Svezia, Olanda, Danimarca, Norvegia, Islanda, Finlandia e Inghilterra detiene una delle percentuali più alte per le politiche sull’aborto, come è possibile osservare nella mappa interattiva dell’European Abortion Policies Atlas datata settembre 2021. Al contrario l’Italia ha ancora molta strada da fare per non parlare della Polonia che detiene la percentuale più bassa sia di accesso ai contraccettivi che alle varie modalità di interruzione di gravidanza, insieme a Slovacchia, Ungheria, Bosnia Erzegovina e Turchia.

L’educazione sessuale alla base del cambiamento

Anche sull’educazione sessuale la Francia dimostra di essere un Paese attento e presente sul territorio, con qualche differenza però tra il nord e il sud, tra le città e le campagne. È proprio in questi contesti che mancano spesso i consultori e i centri d’informazione per giovani e adulti (CPEF), al contrario molto presenti nelle città. Questi luoghi hanno un ruolo fondamentale: mostrare le varie possibilità per le e i giovani, offrire sostegno psicologico e affettivo, informare ma anche trovare soluzioni appropriate per ogni situazione. L’educazione sessuale fa anche parte dei programmi scolastici come materia obbligatoria già dal 1998 e ha in parte contribuito a fornire una buona informazione ai giovani.

Come mostra il rapporto dell’Unesco del 2018, una buona educazione sessuale permette ai giovani di sviluppare una conoscenza di sé stessi e vivere meglio il rapporto con il proprio corpo e con gli altri. Una buona informazione di carattere sessuale dovrebbe essere approfondita non solo a scuola ma anche nelle famiglie. Purtroppo è difficile in questo secondo caso calcolare statisticamente in quante famiglie vengono approcciati argomenti sessuali e in quali modi. Per argomenti sessuali non si intende solo l’utilizzo dei contraccettivi e i rischi delle malattie sessualmente trasmissibili, ma anche e soprattutto il rispetto dei generi e dei corpi degli altri.

Nonostante la strada verso un’educazione sessuale responsabile e l’accesso ai contraccettivi gratuiti per molte donne sia ancora un sogno lontano, la Francia ha dimostrato con questa decisione che il cambiamento è possibile e speriamo che nel prossimo futuro altri Paesi europei possano seguirne l’esempio. Con questa nuova legge la Francia si impegna pubblicamente a rendere accessibili i contraccettivi ormonali e d’emergenza, a eliminare tabù e discriminazioni relative all’aborto, ad aumentare la libertà delle donne di scegliere del proprio corpo e di essere assecondate nella propria scelta e non ostacolate. I benefici generati dalle politiche sui contraccettivi e sull’aborto possono essere svariati: da una riduzione significativa di gravidanze non desiderate a una riduzione di malattie veneree, da una giusta informazione a scelte consapevoli. I diritti sessuali e riproduttivi sono diritti umani e dovrebbero essere garantiti dai vari Stati al fine di migliorare la vita di tuttə.

Lucrezia Quadri

Fonte immagine di copertina: Reproductive Health Supplies Coalition

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