“Finding beauty in garbage”: il mockumentary sulla piaga dei rifiuti in India
“Dibrugarh, nota come la Città del Tè in India. I cittadini qui hanno trovato un modo unico per renderla ancora più bella, spargendo rifiuti dappertutto.” . Oggi ve lo presentiamo più in dettaglio con questa recensione di un documentario molto speciale e insolito: In appena sette minuti, questo brevissimo cortometraggio va dritto al segno: la spazzatura, in questa città nella regione nordica di Assam, è un problema grave. Ma come trasmettere il messaggio in un modo breve e coinvolgente? L’autore non ha avuto dubbi: qua ci voleva satira. Dopo un premio per il e inviti ad altri eventi – in India, come l’Ooty Film Festival e il Bengal International Film festival, ma anche intorno al mondo come lo Short and Sweet Film festival tenuto nello Utah in USA – è difficile dargli torto. è peculiare e a suo modo poetica. Dutta non è un esperto regista, non ha formazione come cineasta; è un , praticamente l’ufficio delle entrate. Stanziato a Dibrugarh, Dutta è rimasto sconvolto dalla quantità di spazzatura che la gente butta in strada e dal mal funzionamento del servizio cittadino . Come si vede anche nel film, l’autore ha notato che ormai la popolazione si è abituata ai rifiuti e anziché liberarsene cerca di conviverci. Questa è stata la spinta che l’ha portato a concepire il cortometraggio. Da lì in poi, però, non è stato facile. Dutta ha impiegato un anno e mezzo a trovare collaboratori per realizzare la propria idea. La soluzione finale è degna di una commedia: i fotografi che hanno lavorato al suo matrimonio si sono offerti volontari per aiutarlo nel progetto. Tutto è stato girato con una macchina fotografica reflex e un drone. Al vedere la qualità delle immagini, non si indovinerebbe mai. Ma come realizza il suo intento satirico questo documentario? Quando la scena si apre sui meravigliosi campi di tè verde smeraldo e su panoramiche cittadine notturne in accelerato, non abbiamo dubbi: . Il commento, con voce profonda, ci informa dell’antica città di Dibrugarh e della sua evoluzione in metropoli moderna, e ci racconta di campi da tè e dell’imponente fiume Brahmaputra. Siamo cullati così per circa 45 secondi, poi ci risvegliamo bruscamente. Non è una pubblicità. La voce continua, spiegando che gli abitanti di Dibrugarh hanno preso a decorare la loro città spargendo la spazzatura A quel punto la narrazione procede per contrasto. Il contrasto tra le immagini sempre più pesanti e la voce di commento che pacifica e informativa in stile Angela racconta come . Nelle immagini stesse, il contrasto tra l’estetica patinata e saturata (da documentario appunto) e i soggetti. Mucchi su mucchi su mucchi di rifiuti di tutti i tipi: in container di metallo spalancati, intorno a cestini rovesciati, in cunette dell’acqua. Alcune immagini restano impresse, come . Non è chiarissimo quanto di ciò che dicono sia naturale e autentico e quanto sia copione, ma una figura colpisce: un negoziante che si dichiara felice del mucchio di spazzatura davanti al suo negozio . Perché? La puzza spinge i passanti a entrare e così lui trova più clienti. Se nella vita c’è sempre un lato positivo, gli abitanti di questa città si meritano un premio per come riescono a trovarlo anche nei rifiuti. E adesso, in che situazione si trova Dibrugarh? A inizio ottobre si trovava al , quindi non benissimo. Nella speranza che la situazione migliori presto, noi non possiamo che consigliarvi . E se non potete andare al Terra di Tutti Film Festival, guardatelo su
