Elezioni europee 2019: la famiglia (politica) prima di tutto

Elezioni del 26 maggio: Salvini sì, o Salvini no? E il governo cadrà dopo le europee? A sentir parlare praticamente tutti in Italia, sembra che di europeo nelle elezioni per il rinnovo, appunto, del Parlamento Europeo ci sia ben poco. Non che la politica ci stia dando una mano in questo senso. Ad esempio, il Ministro degli Interni, proprio lui – come direbbe Piccinini – è capolista della Lega in tutte le circoscrizioni. Scelta politica legittima, ci mancherebbe, ma è difficile che un Ministro degli Interni vada poi a sedere e a lavorare giornalmente tra i banchi dell’europarlamento.

Europa sì, Europa no: la terra degli Spitzenkadidaten

A dirla tutta, la politica europea ci aveva provato nel 2014 ad “europeizzare” le elezioni dell’aula legislativa di Bruxelles e Strasburgo (ah sì, il Parlamento Europeo ha due sedi, ma questa, questa è un’altra storia). Questo tentativo prende il simpatico nome teutonico di Spitzenkandidat, che in pratica implica la nomina a Presidente della Commissione Europea, l’organo esecutivo, appunto dello Spitzenkandidatcioè il leader del primo partito nel Parlamento. Fu proprio il sistema degli Spitzenkandidaten che, senza non poche critiche, portò al primo confronto televisivo tra i candidati in campagna elettorale, prima, e all’elezione dell’esponente del Partito Popolare Europeo (PPE) Jean-Claude Juncker a Presidente della Commissione, poi. Tranquilli, il meccanismo non è automatico e, sebbene gli Spitzenkandidaten ci siano anche questa volta, sarà da vedere se verrà applicato. Il team anti-Spitzenkandidaten è vivo e lotta insieme a noi. Intanto, un nuovo confronto televisivo è stato fatto il 15 maggio scorso. C’erano socialisti, popolari, liberali, verdi, sinistra-sinistra e conservatori. All’appello mancavano i sovranisti e le mine vaganti del Movimento 5 Stelle. I primi, guidati in teoria da Salvini, dovrebbero formare un nuovo gruppo, ma non hanno presentato uno Spitzenkandidat, mentre i secondi non si sa bene con chi si accompagneranno questa volta. Però su politico.eu c’è un simpatico approfondimento su cosa farà il M5S, con tanto di dati e grafici, dal titolo, che è tutto un programma, Help Luigi!

Di Maio Europa
Fonte: politico.eu

Per fortuna, ad emergere dal provincialismo della campagna elettorale ci siamo noi di The Bottom Up che di seguito proveremo a raccontarvi che se voti per un certo partito italiano alle elezioni europee, questo partito andrà a sedersi tra le fila del gruppo parlamentare che fa riferimento ad una famiglia politica ben precisa. Allora bando alle ciance e andiamo a scoprire le 6+2 – che è un po’ come l’1+8 di Ivan Zamorano, scusate non ho resistito – famiglie europee che andranno a riempire i 751 banchi del Parlamento Europeo.

Le famiglie politiche europee

Partiamo dalla famiglia più grande, il PPE, ovvero il Partito Popolare Europeo. Come detto sopra, 5 anni fa hanno espresso un loro esponente come Presidente della Commissione e questa volta lo Spitzenkandidat sarà Weber. Sebbene in discesa, il PPE dovrebbe confermarsi primo partito dell’emiciclo europeo con Politico.eu che li dà a 169 seggi. Tra le loro priorità emerge la tensione verso l’economia sociale di mercato, che traspare la radice democristiana dei popolari, con i cristiano-democratici tedeschi della CDU a farla da padrone con 34 seggi sui 219 attuali. In Italia, a rappresentare il PPE c’è Forza Italia del sempreverde Silvio Berlusconi.

I popolari escono da 5 anni di coalizione con i socialisti e ultimamente hanno avuto qualche grana con uno dei loro membri, quel Fidesz di Viktor Orbán, che ha coniato il termine democrazia illiberale e che guida l’Ungheria in modo ultra-conservatore e – per i suoi oppositori – anche liberticida. Lo scorso marzo si era arrivati alla sospensione di Fidesz dal PPE, per le leggi illiberali promosse in Ungheria e per la campagna anti-europea finanziata con soldi pubblici e rivolta anche al collega di partito (europeo) Jean Claude-Juncker. Ora Orbán amoreggia non poco con i sovranisti italici e non. Prendiamo i pop-corn, direbbero i renziani.

Proiezioni seggi europee 2019
Fonte: politico.eu

In attesa di capire cosa farà Orbán e cosa i sovranisti, alla destra del PPE troviamo gli scissionisti dell’ECR, ovvero i Conservatori e Riformisti Europei, che si attestano su posizioni euroscettiche e antifederaliste. C’è da capire che ne sarà di questo gruppo con l’avvento del fronte sovranista di Salvini and Co.

Ecco appunto, la destra sovranista. L’8 aprile scorso a Milano, Matteo Salvini ha annunciato in una conferenza stampa la nascita di un nuovo gruppo, l’Alleanza Europea dei Popoli e delle Nazioni. La nuova casa della destra populista ed euroscettica avrà le sue fondamenta nel pre-esistente raggruppamento dell’ENF (Europe of Nations and Freedom), i cui principali membri erano la Lega, il Rassemblement National di Marine Le Pen, la FPO austriaca – recentemente nell’occhio del ciclone per un video che svelava i legami con la Russia del suo leader Strache – e il PVV olandese di Gert Wilders. A questa Internazionale Sovranista parteciperanno anche Alternative fur Deutschland (che ci si attende elegga 12 rappresentanti, mentre Lega e Rassemblement National supereranno i venti) e, con buona probabilità Vox, il partito di estrema destra spagnola guidato da Santiago Abrascal che dopo l’exploit alle elezioni in Andalusia ha da poco ottenuto il 10,3% alle politiche.

Sulla previsione attuale tra i sessanta e settanta seggi pesa però l’incertezza sull’affiliazione di delegazioni particolarmente corpose come Fidesz – di cui abbiamo discusso sopra – e il PiS, al governo in Polonia e attualmente membro portante del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (cui potrebbe contribuire con una ventina di nuovi eletti).

Salvini Le Pen
Marine Le Pen e Matteo Salvini (fonte: affaritaliani.it)

Dove si siederanno, poi, i deputati inglesi portati dal Brexit Party? I parlamentari guidati da Nigel Farage si collocano attualmente tra le fila dell’EFDD (Europe of Freedom and Direct Democracy), dalle quali verranno meno i tedeschi dell’AfD, mentre resta l’incognita sull’altra delegazione corposa, quella del Movimento 5 Stelle. Qualora entrambe le formazioni decidessero di aderire al nuovo gruppo sovranista, esso potrebbe realmente andare a comporre la terza forza parlamentare, portando conseguentemente ad una perdita di rilievo o una disgregazione di ECR e EFDD. Perché ciò accada, tuttavia, dovrebbero essere superate divergenze politiche non secondarie, in particolare sulla vicinanza alla Russia (che in Polonia è tutt’altro che condivisa) e sul rigore in ambito economico, con una frattura tra i partiti della destra scandinava ed in particolar modo l’Italia. Nonostante rosee prospettive di crescita nei seggi e nel peso politico, l’istanza principale non è più l’uscita dall’Europa – mentre nel 2016, stando al Guardian, erano sedici i partiti di matrice sovranista che propugnavano quella causa nel continente: la Brexit insegna.

Dal gruppo più euroscettico al più europeista: ci riferiamo all’ALDE, i liberaldemocratici che candidano al vertice della Commissione l’istrionico Guy Verhofstadt, protagonista di svariate sfuriate dialettiche contro i sovranisti del Parlamento Europeo, tra cui Matteo Salvini. Se per l’estrema destra si prospetta un salto in avanti notevole, anche in casa ALDE si leccano i baffi pregustando un incremento di oltre quaranta seggi che dovrebbe portarlo a varcare la soglia dei cento eletti, che torneranno più che utili all’eventuale grosse-koalition europeista che vede i suoi due attori tradizionali, socialisti e popolari in calo. In particolar modo, le nuove reclute arriveranno dalla Francia, dove la Renaissance Européenne di Emmanuel Macron si gioca il titolo di primo partito con il Rassemblement National di Marine Le Pen, ma anche da Oltre Manica dovrebbero arrivare rinforzi in extremis, dove i Lib-Dem dovrebbero essere premiati con una quindicina di seggi per la loro posizione convintamente anti-Brexit. Secondo Politico.eu, sono inoltre attesi 10 eletti da Ciudadanos, mentre l’FDP tedesca, nonostante una performance elettorale in singola cifra, apporterà un contributo di altri 7 membri. La distribuzione dei seggi per nazione porta invece a sottorappresentare la matrice nord-europea del partito, centrale nelle democrazie proporzionali scandinave e baltiche, mentre a sorpresa ben 11 eletti dovrebbero provenire dalla Romania. Quanto all’Italia, tutto si giocherà sul filo della soglia di sbarramento, con la lista di Più Europa e Italia in Comune di Bonino e Pizzarotti impegnata in una faticosa scalata oltre il 4%.

Guy Verhofstadt ALDE
Guy Verhofstadt, leader dell’ALDE (fonte: quotidiano.net)

Proseguendo verso la sinistra dell’emiciclo troviamo il PSE, la tradizionale famiglia dei socialisti e democratici europei, alle prese con la crisi di consenso e di identità degli storici partiti che ne fanno parte. Cinque anni fa in Italia il Partito Democratico stava per sorprendersi per uno straordinario quanto effimero 40,2%, oggi invece ci si accontenterebbe di poco più della metà dei voti, e così invece dei 31 rappresentanti italiani, il gruppo di Frans Timmermans ne ospiterà 18 (e perderà il grande Gianni Pittella con il suo inglese poco meno che madrelingua). In Francia i socialisti sono sostanzialmente spariti dai radar, galleggiando attorno ad un misero 5%, ed anche in Germania, patria della socialdemocrazia, le aspettative sono ridimensionate: SPD terzo partito e undici seggi in meno. Soltanto dalla penisola iberica arrivano buone notizie per il PSE, la recente per quanto non risolutiva affermazione politica del PSOE di Sanchez dovrebbe garantire 17 rappresentanti, ed anche i socialisti portoghesi dovrebbero risultare primo partito in patria. Poi ci sono i Laburisti di Jeremy Corbyn, che nell’insolita contesa proporzionale nella patria del maggioritario, pagano le incertezze sull’uscita dall’Unione Europea e sono dati al di sotto del 20%. E allora, per il popolo della sinistra sempre alla ricerca di un Papa straniero, se i voli per l’espatrio verso la Spagna sono troppo affollati e quelli verso la Svezia troppo costosi, valutate la Bulgaria, dove la coalizione socialista respirerà aria rarefatta sulla vetta di un 32%. Dopo il Pippero, da Sofia arriva il Sole dell’Avvenire.

Uno dei gruppi parlamentari accreditato dai sondaggi di una possibile crescita è quello dei Verdi e dei partiti regionalisti (Greens – European Free Alliance), che candida alla guida della Commissione l’attuale presidente del gruppo, la tedesca Ska Keller, e l’olandese Bas Eickhout. Dei circa cinquantacinque seggi che le proiezioni attribuiscono ad un gruppo che potrebbe essere coinvolto in una grosse-koalition europeista in affanno nei suoi tradizionali interpreti, più di un terzo dovrebbe provenire dai Verdi tedeschi, ormai seconda forza in patria, dove rasentano il 20% nei sondaggi. Un buon contributo in extremis potrebbe arrivare da Oltremanica, perché oltre ai Verdi di Inghilterra, Scozia e Galles, vanno aggiunti anche i rappresentanti dello Scottish National Party. Infine, sarà interessante verificare il contributo francese, benché la tendenza veda un calo dai 15 rappresentanti eletti in Francia nel 2009 ai 6 della scorsa tornata: un numero dal quale non ci si dovrebbe discostare molto, stando ai più recenti sondaggi nazionali che danno Les Verts attorno al 7%. Quanto all’Italia, sembra piuttosto remota la prospettiva di superamento della soglia di sbarramento per il raggruppamento Europa Verde; non una novità, questa, considerando che l’unico membro italiano nel parlamento uscente era Marco Affronte, eletto con il Movimento 5 Stelle poi transitato nel gruppo ecologista ed europeista.

Tomic-Cue-The-Bottom-Up
Violeta Tomic e Nico Cué, Spitzenkandidaten di GUE-NGL (fonte: multimedia.europarl.europa.eu)

A sinistra, su posizioni moderatamente euroscettiche, troviamo il Gruppo Europeo della Sinistra Unita e della Sinistra Ecologista Scandinava (GUE-NGL), che attualmente vanta 52 membri, compresi tre italiani eletti tra le fila di L’Altra Europa per Tsipras (Eleonora Forenza, e i giornalisti Curzio Maltese e Barbara Spinelli, la quale cinque anni fa, dopo aver promesso di cedere il seggio se eletta, aveva invece accettato il posto a Bruxelles escludendo Marco Furfaro di SEL, con conseguenti polemiche).
Se la performance elettorale del 2014 era stata la migliore dall’esistenza del gruppo, la prossima dovrebbe vedere un lieve calo, nonostante l’apporto di quattro formazioni rilevanti nei rispettivi Paesi: Podemos di Pablo Iglesias in Spagna, France Insoumise di Jean Luc Mélenchon in Francia, la Linke tedesca e Syriza di Alexis Tsipras. Difficile che a queste compagini possa unirsi una rappresentanza italiana, con La Sinistra – il cartello (a dir la verità l’ennesimo) che raggruppa Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista ed altre sigle – che dovrà registrare un vero e proprio exploit per ripetere la performance del 2014 e inviare propri rappresentanti a Bruxelles. Con o senza componenti italiani, per la formazione di sinistra che candida alla guida della Commissione la slovena Violeta Tomic (deputata in patria, attrice e presentatrice televisiva) e il sindacalista belga di origine spagnole Nico Cué, si prospettano altri cinque anni di opposizione ad un governo centrista, con il rischio di vedersi schiacciata tra le istanze di quest’ultimo e la crescita della destra populista e anti-europeista.

Chi siederà sul trono di spade al Parlamento Europeo lo scopriremo lunedì prossimo. Domenica, invece, sarebbe bello andare al seggio dando pienamente valore a questo voto europeo, senza concentrarsi troppo sui possibili risvolti del voto sul governo italiano. Si vota per un’idea d’Europa e noi speriamo di avervi dato una mano a districarvi nel folto menù politico europeo.

Roberto Tubaldi e Andrea Zoboli

Foto in evidenza pubblicata su Flickr

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