Restare in UE per cambiarla: intervista a Sabrina Pignedoli (M5S)

Disclaimer: L’idea iniziale era quella di dar voce, in ottemperanza della normativa sulla par condicio, a due esponenti della maggioranza (Lega e M5S) e due dell’opposizione (PD e Forza Italia). Abbiamo, dunque, contattato anche esponenti di Lega e Forza Italia, che purtroppo hanno preferito non rispondere alle nostre domande.

Continuano le nostre chiacchierate in vista delle europee del 26 maggio con i candidati under 40. Oggi incontriamo Sabrina Pignedoli, capolista del MoVimento 5 Stelle nella circoscrizione Nord-Est. Reggiana, si laurea al Dams di Bologna e in Economia e Diritto a Reggio Emilia prima di diventare giornalista professionista e poi dottoranda in Comunicazione, ricerca sociale e marketing presso l’Università La Sapienza di Roma, dove fa ricerca su Le mafie social. Nel 2015 esce il suo libro, Operazione Aemilia, che racconta i personaggi e le indagini dell’omonimo processo alla ‘ndrangheta di Cutro, insediatasi in Emilia e in alcune zone di Veneto e Lombardia.

Rompiamo il ghiaccio, una volta eletta in quale (nuova?) famiglia politica europea entrerai a far parte? Quali saranno invece le tue priorità a livello legislativo?

In questi mesi abbiamo individuato diverse forze politiche europee, come Kukiz’15 in Polonia, Zivi Zid in Croazia o Akkel in Grecia, con le quali abbiamo una visione comune su temi per noi fondamentali e con loro condivideremo il nostro percorso nella prossima legislatura europea. Sappiamo però che dopo il 26 maggio l’equilibrio attuale sarà stravolto: nel Parlamento europeo entreranno energie nuove e diverse, che non si riconoscono nei partiti tradizionali e come noi vogliono portare vento di cambiamento nelle istituzioni UE. Con quelle energie dialogheremo e lavoreremo per ribaltare il potere dell’establishment che ha reso questa Europa nemica dei cittadini. Personalmente ho a cuore due grandi battaglie del MoVimento 5 Stelle, che mi vedranno sicuramente impegnata in prima linea qualora fossi eletta: la prima è l’antimafia, perché credo non sia più rimandabile l’adozione di una legislazione europea sul modello italiano per combattere la criminalità organizzata. Fino a quando questo non avverrà, non potremo avere gli strumenti per estirpare alla radice le mafie, che negli ultimi anni sfruttano sempre di più altri Paesi con norme più ‘morbide’ per reinvestire i capitali. Altra battaglia che sento molto vicina è quella della tutela del Made in Italy e delle nostre eccellenze agroalimentari. Sono nata in un luogo in cui gran parte dell’economia locale ruota attorno ai prodotti tipici, so bene quanto la contraffazione danneggi piccole e medie imprese, lavoratori e anche consumatori.  Parliamo inoltre di un settore che è anche, purtroppo, terreno di infiltrazione di mafie. Su entrambi questi temi il MoVimento 5 Stelle ha già delle proposte concrete: è ora che l’Europa passi dalle parole ai fatti su questioni così importanti per i suoi cittadini.

Una delle prime tegole da gestire a livello italiano per il governo giallo-verde è stata la tragedia del Ponte Morandi. A livello europeo, come pensi vada affrontato il tema infrastrutture e come quello della libertà di movimento?

Il tema delle infrastrutture rientra in un discorso che riguarda anche altri ambiti, come la sanità, l’istruzione o la ricerca: l’Europa deve smettere di imporre ai Paesi membri politiche restrittive che non consentono di investire. È stato calcolato che dal 2013 a oggi i vincoli di bilancio europei abbiano bloccato in Italia 5.3 miliardi di investimenti. Noi pensiamo che gli investimenti produttivi e di impatto sociale, come quelli nelle infrastrutture, vadano esclusi dal calcolo del deficit. Nella prima legge di bilancio del Governo Conte abbiamo ottenuto un buon risultato ritagliandoci un margine sufficiente per fare delle politiche espansive, ma è chiaro che non è possibile contrattare di volta in volta con l’Europa per realizzare delle misure a favore dei cittadini.

Dopo due domande preparatorie, passiamo al tema che ultimamente scalda qualunque campagna elettorale: le politiche migratorie. Che giudizio dai al ruolo dell’Unione Europea e degli stati membri in merito a ciò? Come affronteresti il problema in sede europea?

Purtroppo il mio giudizio è pessimo: su questo fronte l’Europa ha lasciato solo il nostro Paese, rinnegando i principi di solidarietà e responsabilità su cui dovrebbe fondarsi. Per noi chi sbarca in Italia sbarca in Europa: non ci può essere una soluzione alternativa alla redistribuzione dei migranti tra i vari Stati e lungo questa direzione ci siamo mossi finora, ottenendo sempre, grazie soprattutto alla determinazione e alle capacità diplomatiche del premier Giuseppe Conte, una condivisione delle responsabilità. Ma non può essere sempre così: vogliamo che il meccanismo della redistribuzione scatti in automatico, in modo obbligatorio. L’Italia non può essere penalizzata per la sua posizione geografica.

Uno dei punti di forza del tuo partito è un giudizio critico sulla moneta unica. Una volta eletta lavorerai per un Euro a due velocità o pensi serva un’azione del governo italiano volta all’uscita dall’unione monetaria? In questo secondo caso, ci indicheresti l’itinerario possibile? 

La permanenza nell’unione monetaria, così come nell’UE, non è in discussione. Lo dimostra anche il lavoro svolto nel Parlamento europeo, dove il MoVimento 5 Stelle ha sempre assunto posizioni costruttive e dialoganti con tutti. Resta la nostra critica agli squilibri dell’eurozona e all’austerità: nella prossima legislatura chiederemo la modifica del Six Pack e del Two Pack, i principali regolamenti e direttive che hanno imposto l’austerity. Chiederemo che vengano varati meccanismi di condivisione del rischio senza imporre condizionalità e misure per implementare politiche fiscali pro-crescita. Bruxelles chiede sempre sforzi di aggiustamento ai Paesi con disavanzi e debiti pubblici elevati, ma non richiede alcuno sforzo concreto ai Paesi con surplus eccessivi. Il cambiamento deve iniziare da qui.

Abbiamo scelto di intervistarti in quanto giovane candidata e il tema lavoro-giovani ci sta molto a cuore. Che giudizio dai di Garanzia Giovani? Quali altre misure può varare l’Unione Europea per favorire l’occupazione giovanile e condizioni di lavoro accettabili?

L’obiettivo perseguito da Garanzia Giovani, quello della lotta alla disoccupazione giovanile, è ovviamente condivisibile. Negli anni, però, sono emerse diverse anomalie nella funzionalità di questo strumento, a volte anche condotte illecite di gestione, che ne hanno dimostrato i grandi limiti. Noi puntiamo innanzitutto al salario minimo europeo per ridare dignità al lavoro ed evitare che le aziende trasferiscano le attività in Paesi UE che tutelano meno i lavoratori: una pratica, questa, che alimenta lo sfruttamento e l’ingiustizia sociale.  Ma ci sono molte altre cose che l’Europa può e deve fare: ad esempio investire di più in ricerca e innovazione (cosa che consentirebbe, tra l’altro, anche di far tornare tante nostre giovani eccellenze in Italia) o sostenere le piccole e medie imprese, per le quali negli ultimi anni non si è fatto abbastanza, ma che nel nostro Paese rappresentano il cuore pulsante dell’economia.

In conclusione, il tema famiglia e diritti civili, tornato ultimamente alla ribalta in Italia creando qualche divisione nel governo. Quali pensi siano la missione e il ruolo dell’UE su questi temi?  

L’Europa in questi anni ha fatto tanto in tema di diritti civili ed è giusto continuare su questa strada: mai arretrare sulle grandi conquiste che hanno fatto fare passi in avanti all’Italia e all’Europa. Bisogna però riconoscere che oggi le famiglie vivono una fase di difficoltà. Nel nostro Paese la situazione è drammatica, con vero e proprio ‘inverno demografico’ dal quale bisogna uscire: lo Stato deve sostenere le coppie nella scelta di fare figli e nelle spese per mantenerli, e con il MoVimento 5 Stelle al Governo molte misure sono già state portate a casa. Abbiamo intenzione di proseguire su questa strada ma anche l’Europa deve fare la sua parte, favorendo una riforma del welfare familiare che contenga al suo interno incentivi alla natalità e aumento dei servizi per l’infanzia. Tra le cose che riteniamo fondamentali da realizzare in UE c’è l’estensione da 14 a 20 delle settimane di congedo di maternità e maggiori tutele per le donne lavoratrici in gravidanza, che spesso, purtroppo, ancora rischiano il licenziamento. Oltre, naturalmente, a un provvedimento per eliminare finalmente la differenza salariale tra uomo e donna.

Angela Caporale e Roberto Tubaldi

Foto pubblicata su Facebook

 

 

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