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Biodiversità, indispensabile ma in pericolo

“Il mondo ha due anni per raggiungere un accordo per fermare la perdita di biodiversità, oppure quella umana sarà la prossima specie ad estinguersi” avvertono le Nazioni Unite. Cristiana Pașca Palmer, segretaria della Convenzione dell’ONU per la Diversità Biologica, paragona questo fenomeno a un “killer silenzioso”, diverso dal cambiamento climatico le cui conseguenze sono sotto i nostri occhi ogni giorno, ma altrettanto pericoloso. Silenzioso, perché, continua la Palmer, quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi.

La conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo di Rio de Janeiro del 1992 definisce la biodiversità come “ricchezza della vita”, che si identifica con la varietà di esseri viventi, animali e vegetali esistenti sulla Terra. La si può intendere su diversi livelli: diversità in termini di geni (variabilità genetica all’interno di una stessa specie), di specie (il numero di specie in un determinato habitat) e di ecosistemi (la molteplicità degli habitat e relative interazioni). Biodiversità, dunque, come ricchezza della natura ed è proprio questo ciò che stiamo perdendo poiché se questa varietà naturale è in pericolo, lo è anche l’umanità.

L’importanza della biodiversità: il caso delle api

Un recente studio dell’Università di Harvard ha constatato una lenta, ma progressiva scomparsa delle api. Pesticidi velenosi, perdita dell’habitat naturale, parassiti patogeni come la varroa e riscaldamento globale sono tutti elementi che stanno portando ad una diminuzione repentina di questi insetti alati. Ecologisti e ambientalisti si sono subito dichiarati molto preoccupati per questa rapida mattanza, ma perché tanto allarmismo?

api biodiversità
Fonte: Flickr

Le api sono uno dei maggiori impollinatori dell’intero pianeta, vale a dire coloro che mettono in moto e permettono il ciclo vitale di numerosi organismi. Frutta, verdura e diverse piante vedrebbero la loro riproduzione arrestarsi qualora venissero a mancare gli iniziatori di tale processo e, per ultimi, gli esseri umani non avrebbero più accesso a queste risorse vitali per la dieta.

Si tratta di un circolo vizioso, un concatenarsi di combinazioni causa-conseguenza in cui si riscontra come origine del problema, ovvero la scomparsa di questi insetti, la mano dell’uomo, il suo modo di gestire terra, agricoltura e ambiente. E quello delle api non è altro che uno degli esempi più lampanti di come la perdita della biodiversità sia già una realtà. Il biologo Edward O. Wilson ha sintetizzato le cause della perdita di biodiversità con lo stravagante acronimo HIPPO.

H:habitat loss: gli insediamenti umani spesso causano la distruzione degli habitat in cui le specie animali vivono;

I: invasive species” con cui si indica l’introduzione di specie in ecosistemi diversi da quelli d’origine, eliminando quelle autoctone;

P: “pollution”, l’inquinamento antropico, che aumenta ogni giorno;

P: “population”, la crescita demografica, che obbliga ad attingere a una quantità sempre maggiore di risorse naturali per mantenersi;

O: “overharvesting”, ovvero il “sovrasfruttamento”, che indica il continuo esproprio delle risorse ambientali da parte dell’uomo.

Ma per capire meglio fino a che punto è preziosa la biodiversità, e quindi quanto grande sia il rischio di perderla, è meglio vedere più da vicino perché è fondamentale per il nostro pianeta.

I benefici della biodiversità

L’uomo è, per definizione, in una relazione di dipendenza con l’ambiente che lo circonda. A partire dall’agricoltura e, in seguito, con la caccia, la sua dieta è fin dagli inizi dipesa da ciò che Madre Natura ha offerto. Per esempio, oltre un terzo degli alimenti che compongono la dieta umana verrebbero a mancare, se non esistessero più gli impollinatori.

In particolare, l’Organizzazione dell’ONU per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) ha condotto diversi studi sulla produzione agricola mondiale constatando che, a tutt’oggi, l’alimentazione umana dipende dalle risorse vegetali e animali: grano, mais, riso e patate forniscono metà delle calorie vegetali della dieta, mentre il 90% del consumo di proteine animali dipende da una dozzina di specie di bestiame. L’apporto della ricchezza naturale di terre e mari, dunque, è fondamentale all’esistenza umana stessa.

Ma la biodiversità non fornisce solo sostentamento. Essa rende possibile anche la crescita e lo sviluppo di altri beni primari:

  • fibre per tessuti diversi: cotone per le stagioni calde, lana per le stagioni fredde, seta, cachemire, inizialmente usati per il mero riparo dal freddo, oggi fondamentali per il settore moda, uno dei più redditizi a livello globale;
  • materie prime come il legno, con cui l’uomo iniziò a costruire le prime capanne e attraverso il quale scoprì il fuoco, come i carburanti fossili, attraverso cui viene prodotta l’energia, motore della nostra società industrializzata;
  • medicinali, la maggior parte di origine vegetale, erbe medicinali e cure omeopatiche, un mercato che, da solo, vale 650 miliardi di dollari, secondo l’ISPRA.

Inoltre, ogni paese del mondo presenta delle caratteristiche paesaggistiche, vegetali, culinarie e culturali, che dipendono dalle diversità di flora, fauna e clima. Questo  ventaglio di opzioni orienta le nostre scelte in ambito esplorativo: basti pensare alle diverse peculiarità che caratterizzano le Regioni italiane, rendendo il Bel Paese una meta molto ambita, sfruttando la varietà anche come business turistico.

L’impoverimento della biodiversità non solo ha un pesante impatto negativo sull’economia mondiale, ma, soprattutto, riduce la disponibilità di queste risorse vitali per la sopravvivenza. Questo insieme di benefici che l’uomo trae dall’universo “natura” ha un nome specifico: “servizi ecosistemici”. Cosa succederebbe se venisse a mancare una di queste prestazioni? Certo, pensare che dall’oggi al domani non troveremo più mele al mercato o t-shirt di cotone è uno scenario esageratamente catastrofico, che non corrisponde a quello che in realtà sta accadendo al nostro pianeta. Non è un processo così violento e repentino, ma le conseguenze sono inevitabili.

Ciò che, però, è importante capire è che in natura ogni organismo ha il suo ruolo: una specie considerata irrilevante su scala globale può avere una funzione essenziale a livello locale. Funghi e muffe, che scompongono il materiale organico,  trasferiscono nutrimento al terreno. Gli insetti salvaguardano dai parassiti, api e farfalle. Interi ecosistemi marini mantengono in buona salute le risorse ittiche. Ogni ambiente ha la sua ragione di esistere: stagni e paludi fungono da filtro contro gli agenti inquinanti, le foreste costituiscono una barriera naturale contro le inondazioni e così via. In natura tutto è in equilibrio perfetto, perché essa è in grado di autoregolarsi grazie, appunto, alla sua biodiversità. Ogni organismo vive grazie ad altri organismi, che a loro volta vivono in funzione di certi ecosistemi e così via. Quello che spesso sfugge è che la mancanza di anche un minuscolo  tassello del puzzle porta uno scompenso per tutto il ciclo naturale.

Quali strumenti per preservare la biodiversità?

Le previsioni allarmanti per il futuro della Terra e dell’uomo hanno attirato l’attenzione anche di governi e organizzazioni internazionali, che stanno mettendo in atto diverse strategie per fermare  l’estinzione della biodiversità.

A livello globale, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) ha promosso due piani: lo Strategic Plan for Biodiversity, che sarà attivo dal 2020 e che andrà a sostituire l’attuale piano omonimo in via di conclusione, e gli annessi Aichi Biodiversity Targets, cinque obiettivi strategici per preservare la biodiversità e per “vivere in armonia con la natura”. Tra questi, rientrano le iniziative di comunicazione mirate a inserire questo tema all’interno dei programmi di governo e nella società, dunque rendere noto il tema attraverso campagne pubblicitarie e l’informazione nelle scuole, oltre ad inserire la questione nell’agenda politica, promuovere l’etica del sostenibile, il miglioramento dello stato attuale della biodiversità, sfruttare i servizi ecosistemici per poter portare beneficio a tutti, con un particolare focus sui soggetti vulnerabili, e coinvolgere i vari livelli, dal locale al globale, per la realizzazione pratica di tali fini.

Anche l’Unione Europea si è dimostrata molto sensibile all’argomento. La Commissione europea, infatti, negli ultimi 25 anni ha realizzato 850 mila km² di aree protette all’interno del territorio UE contestualmente al piano Natura 2000. Come afferma il sito ufficiale “questa rete esercita un importante impatto economico: una stima dei vantaggi che fornisce ne colloca il valore tra i 200 e 300 miliardi di euro all’anno, ovvero dal 2% al 3% del prodotto interno lordo dell’UE”.

Un’altra iniziativa europea degna di nota è costituita dai 52 suggerimenti per la biodiversità. Si tratta di un elenco di consigli pratici ed ecologici (uno per ogni settimana dell’anno), per rendere i propri cittadini consapevoli del patrimonio ambientale dell’Unione. Semplici ma non banali, che illuminano su molti aspetti spesso tralasciati: sapevi che anche la scelta del tuo smartphone può avere ripercussioni negative sull’ambiente? E che esistono veri e propri programmi all’estero per giovani ecovolontari? Sapevi che, anche, il solo limitare il nostro uso quotidiano di plastica può fare la differenza?

> Scarica qui la nostra guida per una vita a impatto zero <

Preservare la biodiversità è un obiettivo e un interesse di tutti. Le misure per prevenire la scomparsa delle specie e mantenere in buona salute gli habitat naturalmente presenti nel nostro pianeta, non mancano. I vantaggi che ne possiamo trarre in termini di benessere ed economici sono sicuramente maggiori, di quelli che avremmo con un ecosistema allo sbaraglio. E anche qualora dal punto di vista morale questa fosse una priorità che non ci tocca, dovremmo almeno preoccuparcene in termini economici.

Un ambiente in cui si vive bene è una casa accogliente per i suoi ospiti. Ospiti, sì. Perché è questo quello che siamo noi uomini in questa Terra, e da tali dovremmo preoccuparci di vivere in armonia e trattare con cura ciò che troviamo, perché niente è dovuto e niente è davvero nostro. Abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in un mondo meraviglioso e perfetto da sé, perché correre il rischio di rovinarlo?

Annita De Biasi

2 pensieri su “Biodiversità, indispensabile ma in pericolo

  1. Altro esempio importante è quello degli anfibi, le cui specie sono in costante calo. Agricoltura intensiva, habitat frammentati o distrutti, attraversamento stradale e surriscaldamento globale sono tra i principali fattori, anche sotto casa nostra.

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