gilet gialli francia

Macron alla prova dei gilet gialli

Sabato 17 novembre circa 290mila persone hanno manifestato in più di 2000 luoghi della Francia. Migliaia di francesi si sono riversati lungo strade ed autostrade del paese con l’intento di rallentare e bloccare la viabilità dei mezzi, e paralizzare il paese per dare un messaggio chiaro al governo.

Vengono definiti gilet jaunes, perché caratterizzati dall’utilizzo, durante le manifestazioni, di gilet catarifrangenti. Ad avviare la manifestazione, protrattasi fino al giorno successivo, è stata la decisione del governo di attuare il rincaro delle accise sui carburanti, portate a 7,6 centesimi per il gasolio e 6,5 per la benzina, previsto a partire dal primo gennaio 2019.

Il bilancio finale di quel primo weekend è stato di una vittima e 300 feriti circa. Una manifestante di 63 anni, Chantal Mazet, è morta in Savoia dopo essere stata investita da una donna che stava portando sua figlia da un medico e che ha forzato un posto di blocco. Successivamente, si sono aggiunte altre manifestazioni ed è cresciuto il numero di “gilet gialli” uniti dal malcontento contro Macron.

La scintilla del rincaro su benzina e gasolio è stata capace di risvegliare un sopito sentimento di malcontento, tenuto fino ad allora oppresso da migliaia di persone, che hanno in questo caso deciso di scendere per le strade e manifestare il proprio dissenso per le condizioni di diseguaglianza patite dalle fasce economicamente più vulnerabili del popolo francese.

Chi sono i gilet gialli?

L’indignazione che si è trasformata in collante per la nascita del movimento,  ha origine da un video di sfogo postato sui social network da una semplice cittadina, Jaqueline Mouraud, fisarmonicista proveniente da un paese ad ovest della Francia. Migliaia di persone hanno raccolto l’appello, insoddisfatte delle condizioni imposte dalle leggi approvate dal governo e dal Presidente Macron.

Alle proteste si sono uniti in gran numero operai e disoccupati, cui poi si sono aggiunti pensionati e  studenti che in molte città hanno bloccato l’ingresso negli istituti scolastici chiedendo la soppressione delle riforme dell’educazione nazionale. Si tratta, dunque, di un movimento trasversale che è stato capace fino ad ora di coinvolgere le fasce più colpite dalle difficoltà economiche, che per la maggior parte risiedono nelle zone periferiche e rurali delle grandi città e del paese. Alla protesta dei gilet gialli contro Macron si sono aggregate anche delegazioni di gruppi di estrema sinistra ed estrema destra: l’8 dicembre scorso anche Casapound e Potere al Popolo hanno partecipato alle proteste a Parigi.

Il movimento non ha un’organizzazione formale o un leader riconosciuto, e nemmeno può giovarsi della mediazione di un corpo intermedio come un sindacato o un partito politico che ne sia rappresentante. Un tentativo di individuare dei portavoce c’è stato, ma questo è fallito poiché le persone preposte al ruolo di intermediari non si sono presentate a diversi incontri e altre ancora sono stati minacciate di morte. Proprio questa caratteristica rende i gilet gialli, che si presentano genericamente come “il popolo francese” imprevedibili e difficili da gestire. 

Quali sono le ragioni della protesta?

I gilet gialli protestano contro la diminuzione del potere d’acquisto e contestano quelle che vengono definite le politiche “anti-auto del Presidente Macron. Le nuove misure riguardano, oltre l’aumento del costo di benzina e gasolio, l’abbassamento dei limiti di velocità e l’aumento dei dispositivi forniti alle forze dell’ordine per controllare il rispetto delle prescrizioni. La gente contesta quindi i rincari, che andrebbero a pesare su chi già vive una condizione economica difficile, e gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche ed ibride, che riguardano solo chi ha la possibilità di potersi permettere auto “ecologiche” che hanno un valore di mercato maggiore rispetto a quelle utilizzate dal ceto medio e da chi, abitando in aree rurali, è costretto ad impiegare l’automobile per la vita quotidiana. Dalla contestazione sul rincaro delle accise, le proteste si sono allargate in una più generale esplicita opposizione al Presidente Emmanuel Macron e al governo.

Uno degli slogan intonati dai cori dei manifestanti è, infatti, “Macron démission”. Una richiesta ripetuta per le strade francesi fino a Parigi, in tutte le manifestazioni di protesta iniziate a fine novembre e protrattasi fino al 22 dicembre. Giornata nella quale quasi 24mila manifestanti si sono riversati nelle piazze del paese, con polizia e blindati in stato di allerta a Parigi, Lione, Tolosa, Orleans e in Bretagna. Tra i 600 e gli 800 manifestanti con i gilet gialli sono comparsi a sorpresa a Parigi nel quartiere di Montmartre, con un appello all’ultimo minuto di Eric Drouet, camionista di 33 anni che con i suoi post su Facebook è divenuto anima delle proteste. I maggiori disagi si sono registrati alle frontiere tra Francia e Spagna e Francia e Italia, nei quali i gilet gialli hanno cercato di bloccare la circolazione delle vetture. Il bollettino di fine giornata registra la decima vittima delle giornate di proteste. Si tratta di un’automobilista 36enne, viaggiava con la sua auto sulla D900 verso la A9 e ha tamponato un camion fermo a un blocco dei manifestanti.

Che cosa vogliono?

In rete nel mese di dicembre è stato pubblicato un programma di 25 punti che presenta  le richieste del movimento. Tra i punti principali c’è la richiesta di uscire dall’Ue “per riconquistare la sovranità politica, monetaria e economica e il diritto di battere moneta“, la lotta ai flussi migratori, l’attacco alle grandi banche, la richiesta di referendum popolari per restituire il potere al popolo, stipendi più alti e meno tasse. Tra gli altri punti, l’aumento del 40% di salario orario e pensioni minime; la richiesta di favorire i piccoli commercianti con la fine della costruzione dei grandi centri commerciali; l’introduzione di una nuova legge costituzionale che non consenta allo Stato di prelevare più del 25% della ricchezza dei cittadini.

macron dimissioni
Fonte: Ouvest_France

Le risposte di Macron

Il quarto sabato consecutivo di manifestazioni è culminato in una giornata di tensione esplosiva. L’8 dicembre, infatti, 89mila agenti sono stati dispiegati in tutto il paese, un evento senza precedenti che ad appena 18 mesi dall’elezione del Presidente francese, a conferma di come le proteste dei “gilet gialli” rappresentino una rivolta grave nei confronti di Macron. Più di 125mila persone in tutto il paese hanno partecipato alla manifestazione, a migliaia sono scese in piazza a Parigi, e solo nella capitale sono stati oltre 700 i fermi della polizia, che ha sequestrato molotov e spranghe. Sono stati, inoltre, 55 i feriti dichiarati nel bilancio di fine giornata, causati dagli scontri tra manifestanti e polizia.

Siamo in un momento storico per il nostro paese. La mia unica preoccupazione siete voi. La mia unica battaglia è per voi. La nostra unica battaglia è per la Francia. Lunga vita alla Repubblica, viva la Francia“. Queste sono alcune delle parole utilizzate nel discorso fatto dal presidente Macron e rivolte ai cittadini francesi l’11 dicembre, nel quale ha annunciato la costruzione di una “nuova Francia”, l’avvio di un’era nuova che deve passare attraverso una profonda riforma dello stato, per stimolare un dibattito ad ogni livello istituzionale, per trasformare la Francia in un paese basato sul merito e sul lavoro.

Macron, dunque, quasi un mese dopo la prima manifestazione dei gilet gialli, apre al dialogo, ma condanna le violenze durante le manifestazioni di protesta. Accusato da più parti di essersi dimenticato delle periferie, il presidente ha annunciato anche incontri con ogni sindaco del paese passando regione per regione: “Non ripartiremo facendo finta che nulla sia cambiato”.

Oltre alla sospensione per sei mesi del rincaro delle accise sulla benzina e gasolio ecco che cosa ha promesso Macron per fermare le proteste dei gilet gialli: nel 2019 l’aumento di 100 euro del salario minimo, il lavoro straordinario non tassato e lo stop al prelievo sulle pensioni inferiori ai 2000 euro. Il Presidente ha poi chiesto alle aziende che sono in grado di farlo il versamento di un bonus (esentasse) di fine anno ai dipendenti.

Le proteste dei “gilet gialli” hanno originato una grande eco per tutta l’Europa, trattandosi di un evento con pochi precedenti. La trasversalità della protesta suggerisce la capacità di rappresentare migliaia di persone, mobilitate dalla necessità di ottenere risposte concrete a difficoltà economiche e al divario tra il ceto medio e le classi dirigenziali del paese. L’ennesimo riflesso, francese ma anche europeo, del malessere delle periferie che ha trovato un suo modo di esprimersi. Ora solo l’attesa potrà svelare se la scintilla francese si potrà espandere in altri paesi.

Lorenzo Chiriatti

Questo articolo è parte del Project Work che Lorenzo, studente del corso di laurea in Scienze politiche, relazioni internazionali, diritti umani dell’Università degli Studi di Padova, sta svolgendo presso la redazione di The Bottom Up. 

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