maltempo veneto

Maltempo, un mese dopo. La lezione del Veneto

Erano gli ultimi giorni di ottobre quando sull’Italia intera si è abbattuta una forte perturbazione che ha pochi precedenti nella storia del Paese, tale per cui il Dipartimento della Protezione Civile aveva dichiarato l’Allerta Meteo e, d’intesa con le Regioni coinvolte (alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione nei territori interessati), emesso un ulteriore avviso di condizioni meteorologiche avverse. Nessuna sorpresa, dunque, sulla carta, ma venti fortissimi e ingenti quantità di pioggia hanno ugualmente provocato danni per migliaia di euro in varie zone d’Italia. Il Veneto è stata una delle aree più colpite per via delle caratteristiche morfologiche del territorio, di criticità idrogeologiche, idrauliche e per il rischio di esondazione dei grandi fiumi che attraversano la regione del nord-est. Resta aperta, però, una questione fondamentale: come viene gestita un’emergenza meteorologica di tale portata, soprattutto alla luce del fatto che, con tutta probabilità, gli episodi nei prossimi anni cresceranno anziché diminuire.

La gestione dell’emergenza in Veneto

Sin dai primi giorni di allerta meteo, a Venezia è la Regione ad attivarsi per prevenire e gestire le conseguenze che produrrà la perturbazione. In considerazione dell’aggravarsi delle condizioni in numerosi territori, il presidente della Giunta regionale Luca Zaia firma il decreto di Stato di Crisi per tutta la Regione del Veneto. A Radio Anch’io annuncia di aver “già previsto la chiusura di tutte le scuole” e  parla delle mosse attuate negli ultimi giorni: Ho chiesto l’intervento della protezione civile nazionale quando ancora c’era una situazione di calma totale. Ho chiesto agli istituti di credito dei finanziamenti speciali e di sospendere le rate dei mutui. Ho chiesto al governo di procrastinare tutto il procrastinabile”. Il Governatore del Veneto ha provveduto in seguito, il primo novembre, ad inviare un‘informativa dettagliata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sui danni subiti dalla Regione per l’eccezionale ondata di maltempo in corso dal 28 ottobre e a chiedere al governo un provvedimento ad hoc per agevolare cittadini, aziende ed enti che hanno subito i danni maggiori.

allagamento veneto
Fonte: Il Gazzettino

“Almeno 1 miliardo di euro”: calcolare i danni

Secondo Zaia ci sonoalmeno un miliardo di euro di danni”. Questo il conto che presenta, circa un mese fa la Regione Veneto, un conto salato per il territorio nonostante gli interventi tempestivi eseguiti nelle prime 48 ore dell’emergenza. L’intervento governativo di mobilitazione della Protezione civile nazionale ha scongiurato il peggio e consentito di mitigare i danni causati dai disastri, il quadro è ugualmente drammatico: quasi 60 mila le famiglie nel bellunese senza luce elettrica, il 40 per cento della superficie boschiva è compromesso, 100 mila gli abitanti del Polesine senza acqua potabile, 2000 i tratti interrotti nella rete stradale, 400 chilometri di sentieri agrosilvopastorali impraticabili, un migliaio gli edifici danneggiati in tutto il Veneto. Le mareggiate hanno devastato ed eroso buona parte delle spiagge, colture e stalle nelle aree golenali sono in ginocchio.

Le zone più colpite sono quelle della provincia Belluno. Il Direttore del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, Angelo Borrelli, durante l’incontro con il presidente del Veneto, al termine del sopralluogo nelle zone colpite dal maltempo, definisce la situazione causata dal disastro delle perturbazioni “apocalittica”. Si calcolano circa 100mila ettari di bosco raso al suolo. Luca Zaia sottolinea come  “la zona colpita delle Dolomiti sia addirittura patrimonio Unesco. Siamo in ginocchio. L’alluvione che nei giorni scorsi si è abbattuta sulla Regione, ha superato la portata delle alluvioni del 1966 e del 2010.”

Rimettersi in piedi, il più presto possibile

zaia borrelli maltempo veneto
Fonte: Il Nord Est Quotidiano

Nella lettera inviata al governo il presidente del Veneto sollecita, in particolare, un intervento governativo unitario e organico, “che contenga tutte le misure atte a sostenere gli enti locali, il tessuto produttivo e i cittadini gravemente colpiti, quali ad esempio la sospensione delle rate dei mutui in essere, di tributi, tasse, imposte e adempimenti fiscali, dei termini di pagamento per le forniture di energia elettrica e gas e di quelli per i contributi previdenziali, assistenziali e assicurativi; nonché la possibilità di derogare all’obbligo di pagamento dell’ecotassa sui rifiuti”.

Per fronteggiare le devastazioni provocate dall’ondata di maltempo che ha colpito il Veneto, e creare disponibilità finanziarie da utilizzare in aiuto alle popolazioni colpite, la Regione, oltre ai vari passi formali per ottenere sostegni pubblici nazionali, fa appello anche alla solidarietà.
 Dopo l’avvio della procedura per l’attivazione di un numero sms solidale, con la richiesta formale inviata da Zaia a Borrelli, la Regione ha anche attivato un conto corrente dove, chi vorrà, potrà, versare un proprio contributo. Aggiunge poi il governatore “spero che questo conto corrente possa avere la diffusione più ampia possibile e che, come sempre, possa trovare riscontro nella grande generosità della gente. Da parte mia un solo impegno e una sola garanzia: ogni centesimo che verrà versato andrà destinato solo ed esclusivamente per aiutare le persone in difficoltà”.

Risolta l’emergenza, quale futuro aspettarsi?

È passato un mese dall’ondata di maltempo che ha messo in ginocchio il Nord Est. Molto è stato fatto e il sistema di reazione all’emergenza ha arginato, per quanto possibile, i danni. Tuttavia rialzarsi non è semplice e non ci si può limitare a soluzioni ad hoc – decreti di emergenza, accordi governativi o ricorrere ai fondi dell’Unione Europea – per sanare i danni causati dai disastri ambientali. L’argomento che dovrebbe essere oggetto di discussione, e sui cui bisognerebbe volgere uno sguardo per un’implementazione normativa più stringente, è sicuramente la prevenzione.

Si stima che in Italia circa l’82% dei comuni sia sottoposto a rischio idrogeologico, come documentato nelle indagini annuali di “Ecosistema rischio” di Legambiente. La cementificazione incontrollata e l’abusivismo edilizio producono seri danni alla popolazione di un paese così esposto a rischi ambientali;  i 3 condoni del 1984, 1994 e 2003 hanno fatto emergere dal 1948 ad oggi 4,6 milioni di abusi edilizi per un totale di 1.700.000 alloggi abusivi.

Delle criticità affrontate in Veneto ha parlato della situazione, la presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto, Tatiana Bartolomei:

Ora più che mai sono necessarie scelte di “cultura geologica” ricordando che al termine degli eventi meteorologici aumenterà inevitabilmente il rischio: l’emergenza geologica è ora. Ci ritroviamo nuovamente a constatare che viviamo su un territorio estremamente fragile, il rischio idrogeologico è altissimo e l’impegno speso si dimostra spesso insufficiente. Ma questa non è una novità: i dati europei testimoniamo che più del 50% dei dissesti geologici (movimenti franosi) avviene in Italia: 1966, 2010, e ora 2018. La realizzazione di opere importanti, quali i bacini di laminazione a difesa delle città di pianura, ha dimostrato anche in questo ultimo evento che i passi fatti sono stati fatti nella giusta direzione ma, come sempre, bisogna continuare a migliorare. In questa occasione il territorio montuoso veneto, corrispondente a circa il 44% tra montagna e collina, ha mostrato le sue debolezze rendendo evidente come ci sia ancora moltissimo da fare.

Le previsioni degli eventi climatici dipingono un futuro prossimo fosco, ma non si tratta solo di agire sull’emergenza o adattarsi alla nuova situazione, la messa in sicurezza dovrebbe essere considerata la vera opera pubblica a garanzia del futuro.  Un governo deve agire nell’interesse della collettività, della sua salute e del suo benessere, per questo motivo occorrono interventi che sappiano coniugare prevenzione, informazione e coordinamento.

Lorenzo Chiriatti

[Fonte immagine di copertina: Il Messaggero.it]

 

 

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