ddl pillon famiglia

Tutte le ombre sul DDL Pillon

«È un attacco alle donne e ai bambini, alle loro conquiste e ai loro diritti». Giulia Sudano, presidentessa dell’Associazione Orlando, descrive così il disegno di legge,  presentato lo scorso 10 settembre alla Commissione Giustizia del Senato dall’Onorevole Simone Pillon, avvocato leghista, in materia di riforma del diritto di famiglia.

Il documento, che si presenta come contenente “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”, ha suscitato diverse proteste, che sono sfociate in una prima manifestazione tenutasi a Bologna il 29 settembre, a cui ne seguirà una seconda a Roma il 10 novembre.

manifestazione bologna ddl pillon
Fonte: Coalizione Civica

L’Associazione femminista Orlando non è l’unica ad essersi scontrata col nuovo disegno di legge:  le avvocate Sabrina Fiaschetti e Carla Quinto di Be Free, cooperativa sociale contro la tratta, la violenza e la discriminazione delle donne, hanno pubblicato il documento “Note critiche al ddl 735”, in cui spiegano tutte le criticità della nuova proposta di legge. E non solo, “a chiedere interventi di modifica sono associazioni familiari, giudici minorili, mediatori familiari, giuristi di vario orientamento culturale. Almeno tre i comitati “No Pillon” sorti per chiedere il ritiro del DDL” scrive l’Avvenire.

Le principalI novità che hanno destato scalpore consistono nello stop agli assegni di mantenimento per i figli, l’introduzione della figura professionale del mediatore culturale e, infine, la garanzia della bigenitorialità perfetta.

Porre fine all’era dei cosiddetti “padri bancomat” si pone come un obiettivo che il decreto ha molto a cuore.  I tanti padri finiti in povertà per mantenere le avide ex moglie ed i figli, sembrano avere, ora, occasione di riscatto. Verrà istituito, infatti, un assegno calcolato ad hoc, diviso equamente tra i due genitori, in base a quanto guadagnano. Si sono, prontamente, dimostrate a favore diverse associazioni di padri separati, quali “Figli per sempre” e l’APS (Associazione Padri Separati); l’APS Adamo ha dichiarato “Per lo Stato Italiano noi dobbiamo vedere i  figli sei ore la settimana e avere il piacere di vederli dormire sereni solo due notti al mese, in week-end alternati. Ma in compenso dobbiamo dare 500 euro alle loro madri”. Tuttavia, è necessario guardare ai dati reali che descrivono le condizioni di vita concrete delle donne italiane divorziate oggi: secondo l’Istat, nel biennio 2015-2016 si stima che le madri sole siano 893 mila (l’86,4% dei nuclei monogenitore) e le loro condizioni nel quasi 60% dei casi è critica e insoddisfacente.

Un altro elemento che ha fatto discutere è stata l’istituzione di un servizio di mediazione familiare, a detta del senatore leghista, ad accesso libero e gratuito mentre nel disegno di legge presentato alla Commissione Giustizia del Senato, si evince che si tratta di una figura professionale a pagamento.  Obiettivo di Pillon, in questo caso, è la mediazione tra genitori divorziati, a carico di un professionista preparato, al fine di trovare un accordo tra i due nel modo più armonioso possibile e nel rispetto dell’interesse dei minori. Tutto ciò, comunque, va ad aggravare i costi della separazione, sempre a carico dei genitori e, assieme all’eliminazione degli assegni di mantenimento, a disincentivare i divorzi. In particolare, costituirebbe un deterrente per le donne vittime di violenza a chiedere la separazione.

Infine, il tema della bigenitorialità perfetta. “Indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori, il figlio minore, nel proprio esclusivo interesse morale e materiale, ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e con la madre, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali, con paritetica assunzione di responsabilità e di impegni e con pari opportunità. Ha anche il diritto di trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici o equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale”, si legge all’articolo 11. “Il giudice deve assicurare il diritto del minore di trascorrere “tempi paritetici in ragione della metà del proprio tempo, compresi i pernottamenti, con ciascuno dei genitori. Salvo diverso accordo tra le parti, deve in ogni caso essere garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre”.  Tale articolo, indubbiamente il più discusso, rimanda alla così soprannominata “sindrome di alienazione parentale”, ovvero la manipolazione psichica da parte dei genitori divorziati verso i figli, spingendoli ad allontanarsi volontariamente dall’ex coniuge, con l’obiettivo di contrastarla.

Nella nuova legge per il genitore accusato di tali atti sarà possibile di condanna ad un risarcimento danni verso il figlio e l’ex marito o moglie. Tutto ciò è, comunque, molto rischioso: oltre ai freni precedentemente elencati, anche questo fattore può presentare un ostacolo per chi vorrebbe denunciare maltrattamenti e violenze domestiche, per paura di vedersi sottratti i figli. Questo andrebbe, ancora una volta, a mettere in bilico un sistema, già di per sé, delicato.

Nel frattempo il comitato No Pillon si prepara alla manifestazione del 10 novembre, allargandosi sempre di più,  e nel suo comunicato afferma “È necessario il ritiro del DDL 735 perché sono apertamente attaccati diritti civili fondamentali, perché il disegno di legge incide pesantemente sulla vita e sulle emozioni dei minori, mette a rischio le donne che vogliono uscire da relazioni violente, incrementa il conflitto e allunga i tempi di separazione dei coniugi, non considera le disparità economiche ancora presenti tra i generi in Italia e costituisce una pesante ingerenza dello Stato nelle scelte di vita delle persone”.

Fonte: Anarkikka per L’Espresso

Dalla stessa parte si è schierata anche la Magistratura Democratica, denunciando le nuove norme che fanno tabula rasa del bisogno del bambino e criticando il sorpasso dell’interesse di quest’ultimo per l’adozione, sbagliata, di una visione adulto-centrica. Il Magistrato Locati, firmataria delle riflessioni dell’associazione sul disegno di legge, continua “la permanenza paritaria automatica e obbligatoria presso ciascun genitore, indipendentemente da manifestazioni di volontà contrarie dei figli e a prescindere dall’età, svela una concezione del minore quale bene materiale da dividere a metà tra gli adulti e non considera le esigenze di un bambino, non considerando né la valorizzazione della volontà del bambino (pilastro della riforma del diritto di famiglia del 2013), né l’obbligo di approfondire, sempre e comunque, l’adeguatezza del genitore”.

Il decreto è stato accusato di maschilismo, di noncuranza per l’interesse del  minore, di minaccia per lo sviluppo armonico dei figli di separati, di aggravamento dei costi della separazione e della possibilità del genitore più povero di non vedere il figlio a causa delle sue condizioni economiche. E forse, tali ragioni bastano  per esserne in disaccordo, soprattutto se, in tutto questo, nulla va a favore dei minori.

Annita De Biasi

 

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