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Gender, il nemico immaginario del Vaticano

Sabato 22 settembre, presso la Libreria delle donne di Bologna, Sara Garbagnoli e Massimo Prearo, ricercatori nell’ambito degli studi di genere, femminismo e movimenti Lgbtqi, presenteranno il loro saggio LA CROCIATA “ANTI-GENDER” dal Vaticano alle manif pour tous edito da Kaplan.

L’incontro si inserisce all’interno degli eventi collaterali organizzati in occasione del festival del cinema lesbico Some Prefer Cake, che porterà a Bologna dal 21 al 23 settembre una rassegna di proiezioni internazionali sul tema, nonché attività parallele di socialità e approfondimento tra cui, appunto, la presentazione del libro di Garbagnoli e Prearo.

Grazie al risultato delle ricerche, delle osservazioni e delle indagini sul campo – in Francia e in Italia – gli autori ci accompagnano nel percorso di ricostruzione storiografica del fenomeno di opposizione operato dal Vaticano nei confronti di una supposta “ideologia di genere”.

Tale reazione protestataria, di natura squisitamente politica, si è sviluppata all’interno degli alti ambienti ecclesiali ed è esplosa con la mobilitazione attiva del mondo cattolico più intransigente e integralista proprio nel momento in cui in Parlamento si iniziava a discutere di omofobia e unioni civili.

Cos’è l’ideologia gender e qual è la sua genesi?

L’“ideologia gender” o “teoria del gender” o semplicemente “gender” non è una tesi. Non si tratta di una dottrina religiosa, né di una visione del mondo. In effetti, l’ideologia gender, così come pensata dal Vaticano, non è; cioè, non esiste.

L’espressione e il relativo significato sono stati inventati dal Vaticano e dall’Opus Dei a partire dagli anni ‘90, in nome di una precisa strategia retorica e politica atta a contrastare le trasformazioni della società contemporanea che iniziava a divenire più aperta sulle tematiche dell’omosessualità e dell’autodeterminazione sessuale.

È importante notare come già da un punto di vista linguistico, la Chiesa abbia compiuto una prima operazione strategica: scegliere di non tradurre la parola gender (in italiano, genere), accostando simbolicamente l’espressione al capitalismo statunitense, forestiero ed estraneo alla nostra cultura.

La presunta “teoria” fa riferimento alle discipline degli studi di genere, ossia le ricerche relative alle diverse dimensioni dell’identità sessuale (sesso biologico, orientamento sessuale, identità e ruolo di genere), che a partire dagli anni ‘50 sono diventate oggetto di ricerca accademica negli Stati Uniti e, successivamente, nel resto del mondo. La locuzione è, quindi, la traduzione “parafrasata”, volutamente impropria e defermormata di Gender Studies e svolge una funzione di vero e proprio contenitore di ogni rivendicazione dei movimenti femministi e Lgbtqi.

L’origine di questo sopruso terminologico e concettuale risale alle Conferenze internazionali dell’ONU sulla Popolazione e lo Sviluppo (Cairo, 1994) e sulle Donne (Pechino, 1995), alle quali parteciparono anche alcuni rappresentanti delle istituzioni cattoliche in seguito all’appello internazionale lanciato da Papa Giovanni Paolo II. Tra questi, Dale O’Leary, vicina all’Opus Dei e membro della National Association for Research & Therapy of Homosexuality, associazione statunitense impegnata nella “cura” dell’omosessualità.

Dale O'Leart
Dale O’Leart, Fonte: Wikimedia Commons

Nel 1995, in occasione della IV Conferenza mondiale sulle Donne, O’Leary fa passare sui tavoli dei lavori un pamphlet dal titolo Gender: The Deconstruction of Women: Analysis of the gender perspective, mirato a sensibilizzare il mondo cattolico (e non solo) ad un uso critico del concetto di “gender”. Le sue accuse sono rivolte alle “femministe di genere”, colpevoli di aver generato una “ideologia” che mira ad “abolire la natura umana”.

L’espressione, così come concepita dal Vaticano, fa la sua prima comparsa il 26 luglio del 2000 in Famiglia, Matrimoni e Unioni di fatto, un documento del Pontificio Consiglio per la Famiglia, scritto in reazione all’adozione delle norme di riconoscimento giuridico per le coppie dello stesso sesso. In questo atto vaticano “l’ideologia del gender”, secondo la quale “l’essere uomo o donna non sarebbe determinato fondamentalmente dal sesso, bensì dalla cultura”, è individuata tra le principali responsabili della “destrutturazione culturale e umana dell’istituzione matrimoniale”, poiché “attacca le fondamenta della famiglia e delle relazioni interpersonali”.

Sempre il Pontificio Consiglio per la Famiglia, ispirato dai lavori di O’Leary pubblica nel 2003 Lexicon. Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche, un dizionario enciclopedico composto da circa novanta lemmi sulle questioni di genere, sessualità e bioetica che ha il compito di chiarire “equivocità” terminologiche “attraverso una ricerca approfondita della verità”. Redatto da più di settanta autori della sfera cattolica, il Lexicon rappresenta il primo sforzo di sistematizzazione del concetto “anti-gender” della Chiesa.

Chi è il nemico del Vaticano?

roma vaticano

Gli studi di genere hanno prodotto negli anni teorie critiche mirate a rovesciare le strutture sociali fino ad allora riconosciute come “naturali” e, quindi, inconfutabili. Introducendo il concetto di autodeterminazione della propria sfera sessuale, le ricerche di settore hanno messo in discussione e decostruito le norme di gerarchizzazione e inferiorizzazione basate sulla “differenza sessuale”, veicolando una visione del mondo diametralmente opposta rispetto a quella difesa dal Vaticano.

La battaglia della Chiesa contro il nemico “gender” si è caratterizzata fin dal principio per la sua duplice offensiva: da una parte delegittimare il concetto di genere, demonizzandolo; dall’altra svuotarlo della sua carica critica e radicale.

In questa crociata il Vaticano, a partire dal pontificato di Giovanni Paolo II, si è trovato a dover proporre un nuova visione della sessualità e dei rapporti tra i sessi, individuati ora come pari in dignità ma “complementari”, in virtù di uno specifico determinismo corporeo (scientificamente riconosciuto) che vedrebbe le donne biologicamente predisposte al ruolo di madre.

L’attacco cattolico alla “ideologia gender” si è sviluppato su più livelli – teorico, giuridico, scolastico – contribuendo a mantenere acceso il dibattito nella sfera pubblica e politica grazie alla sua natura mascheratamente umanista, femminista e pseudo-scientifica.

Diffusione, associazionismo cattolico e neo-fascista

Ideato e costruito negli alti ambienti vaticani, il “dispositivo retorico anti-gender” conosce la sua massima risonanza circa dieci anni dopo, quando viene adottato da gruppi anti-abortisti, tradizionalisti e neo-fascisti. 

L’indottrinamento “anti-gender” avviene prevalentemente tramite l’organizzazione di eventi informativi (convegni, conferenze, seminari di lavoro) durante i quali intervengono varie personalità esperte di area cattolica. L’obiettivo di questi incontri è quello di invitare ad un’azione concreta e tempestiva coloro che si riconoscono nei valori dell’opposizione alla libertà sessuale, fornendo degli strumenti argomentativi su base “scientifica”.

Nel 2005, sulla spinta della CEI in occasione del Referendum sulla legge 40, nasce l’associazione Scienza e Vita, la quale pubblica nel 2007 un Quaderno su “l’ideologia gender”, presentata come la nuova sfida del XXI secolo alla sacralità della vita e della famiglia (qui un interessante Dossier del blogger Yàdad De Guerre).

Nella primavera del 2013, la discussione in Parlamento dei disegni di legge contro l’omofobia e di quello sulle unioni civili diventa l’opportunità di far sentire la voce del mondo cattolico con La Manif Pour Tous Italia e le veglie delle Sentinelle in piedi.

È in questo momento che il potenziale politico del discorso anti-gender si palesa, trovando il terreno più fertile nell’area di estrema destra, neo-fascista. Nel gennaio 2015, infatti, la mobilitazione arriva in Senato. Diverse associazioni cattoliche promuovono una petizione  di opposizione alle iniziative e ai progetti scolastici “ispirati all’ideologia gender”, “colpevole” di una “sessualizzazione precoce dei bambini”. Lanciano una campagna di “sensibilizzazione”, sostenuta dall’hashtag #nogender e da uno “spot” di 45 secondi, nel quale il concetto di “sensibilizzazione” (rendere più sensibile) risulta quanto mai improprio.

Tra le ultime pagine del saggio LA CROCIATA “ANTI-GENDER” dal Vaticano alle manif pour tous, leggiamo che attraverso “l’elaborazione del discorso ‘anti-gender’ il Vaticano è riuscito a secolarizzare la sua morale sessuale”. Così il “gender” ha costruito un nemico comune grazie al quale il cattolicesimo è riuscito a conquistare gli spazi del dibattito politico, permettendo la costituzione di un vasto – e allarmante – fronte di mobilitazione.

Sara Borraccino

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