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Il lato oscuro del Virunga, polmone lacerato dell’Africa centrale

“Il Virunga ha perso degli uomini straordinariamente coraggiosi che erano profondamente impegnati a lavorare al servizio delle loro comunità”. Sono queste le parole di Emmanuel De Merode, direttore del Parco Nazionale del Virunga nella Repubblica Democratica del Congo. “È inaccettabile che i ranger continuino a pagare il prezzo più alto in difesa del nostro patrimonio comune e siamo devastati dal fatto che le loro vite siano state interrotte in questo modo”. Egli si riferisce all’ennesimo episodio di violenza, avvenuto il 9 aprile scorso, che ha visto l’uccisione di cinque ranger e una guida, e un sesto guardiaparco gravemente ferito.

Ennesimo, sì. Perché negli ultimi vent’anni, i giovani che hanno perso la vita facendo questo lavoro, considerato tra i più pericolosi al mondo, sono stati più di 150. Il più famoso è  il caso Diane Fossey, la zoologa statunitense studiosa dei gorilla, omaggiato nel film “Gorilla nella nebbia”.  

Ma chi sono i responsabili di queste tragedie? Quali sono le motivazioni che li portano a compiere azioni così brutali?

Per rispondere a queste domande è necessario ripercorrere la storia del Parco.

mappa virunga
Fonte: Virunga.org / BBC

Fondato nel 1925 dai coloni belgi e, dal 1975, parte del patrimonio universale dell’UNESCO, il parco nasce con l’obiettivo di proteggere gli ultimi gorilla di montagna, oltre a diverse specie di flora e fauna molto rare e preziose.  La sua area di 7.800 km² lo rende il secondo polmone verde al mondo, minore solo alla foresta amazzonica. Un vero miracolo pulsante di vita e di biodiversità, come lo definisce il Direttore Conservazione WWF, Isabella Pratesi.

Negli ultimi due decenni, i ranger, che hanno il compito di difendere l’area protetta, hanno dovuto affrontare diverse sfide, come il genocidio del Ruanda del 1994 e l’assassinio di una famiglia di gorilla di montagna da parte di un’organizzazione illegale nel 2007.

Obiettivo principale dei bracconieri è l’eliminazione proprio di questi ultimi gorilla di montagna: il parco ospita un quarto delle poche centinaia degli esemplari ancora in libertà. Tale specie, infatti, rientra nella lista rossa dell’ IUCN, Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, come sottospecie in pericolo critico di estinzione.

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Fonte: BBC.com

Come si può leggere dal sito ufficiale del Parco non è difficile capire quale sia il motivo che porta i bracconieri a voler porre fine alla vita di questi animali, così simili all’uomo: eliminando i gorilla, i ranger non avranno più ragione per proteggere la zona e loro potranno aver accesso liberamente a quella fonte di ricchezza che è il parco.

Infatti, gli interessi di questi “signori della guerra” sono molteplici. E ciò che essi possono ricavare e sfruttare dal parco, rappresenta un vero e proprio mercato.

La riserva naturale, infatti, offre una gamma varia di vegetazione, taluna molto pregiata e richiestissima nel commercio. Parliamo di legni quali ebano, il legno nero impiegato nella falegnameria di alta qualità e per arredamenti di lusso, oltre all’uso che ne viene fatto nell’ambito della costruzione di strumenti musicali; il tek,  che si presta a un’ampia varietà di utilizzi, che vanno dall’industria navale all’arredamento, passando per edilizia e pavimentazione esterna e interna; il cedro d’Africa, anch’esso molto richiesto nell’ambito immobiliare e la cui caratteristica profumazione si presta anche a diversi olii essenziali. E ancora acajou, conosciuto come mogano e iroko, famoso per i parquet.

Solo per quanto riguarda il commercio di questi legnami pregiati si parla di cifre incredibilmente elevate, destinate a un mercato di nicchia e molto fruttuoso.

Ma questo è solo l’inizio di ciò che può offrire il Virunga a questi uomini assetati di denaro.

Nei quasi 8.000 chilometri di estensione del parco, si contano anche diversi vulcani: alcuni attivi, come il Nyiragongo e il Nyamuragira e altri dormienti, come il Mikeno. Questi garantiscono importanti riserve di carbone, una vera miniera d’oro, se si pensa che esso viene utilizzato come fonte energetica per combustibile, riscaldamento domestico, nella cucina, nei trasporti, nelle centrali termoelettriche, mentre dalla sua distillazione si ottengono il catrame, il benzolo, la naftalina e altro ancora.

Infine, una pratica illegale sempre più diffusa è quella del bushmeat  (letteralmente “selvaggina”): ovvero la carne di gorilla, scimpanzé, antilopi e molti altri animali selvatici, rivenduta clandestinamente a prezzi esorbitanti. Considerata vera e propria prelibatezza in molti paesi africani e asiatici, è severamente bandita per ragioni sanitarie. Il vaiolo delle scimmie è, infatti, un virus che solo nel 2017 ha causato sei decessi e numerose infezione. Un’emergenza che ha allarmato persino l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, che considerava, dalla fine degli anni 90, il vaiolo un virus ormai sconfitto.

gorilla ranger
Fonte: James Oatway/the Guardian

Bracconaggio, deforestazione, perdita degli habitat, taglio illegale, sfruttamento delle risorse del sottosuolo sono minacce a cui il parco del Virunga è sottoposto quotidianamente e ininterrottamente.

Sono le stesse sfide a cui sono sottoposti, giorno dopo giorno, i ranger del parco. Sfide che spesso si concludono con la morte.

Eroi silenziosi, in cui onore è stato istituito il World Ranger Day, che si tiene ogni anno il 31 luglio. Un’idea nata con lo scopo di sensibilizzare e mettere a conoscenza il mondo intero delle barbarie di cui sono sistematicamente vittime coloro i quali scelgono questo mestiere.

E non è l’unica iniziativa. Lo stesso Parco del Virunga ha dato avvio al progetto Fallen Rangers Fund, lanciato per fornire una rete di sicurezza finanziaria per le vedove e i bambini dei ranger del Virunga uccisi mentre svolgevano il loro dovere. Prima della creazione di tale fondo, le vedove ricevevano un sostegno finanziario nullo o inesistente e le loro famiglie diventavano  gravemente impoverite e indigenti.

Infine, la campagna lanciata da WWF nel 2014 per il ritiro della compagnia petrolifera britannica Soco dal parco. La denuncia ha avuto esito positivo e la Soco International PLC ha, così, interrotto le trivellazioni che laceravano il territorio. “Una vittoria per il nostro pianeta”, la definì, quattro anni fa, Marco Lambertini, Direttore Generale di WWF Internazionale.

Ma la lotta per la sopravvivenza continua: “Per difendere tutto questo e garantire un futuro agli ultimi gorilla di montagna dobbiamo diventare ‘tutti ranger del parco del Virunga, unendoci all’incredibile battaglia che questo piccolo grande parco sta portando avanti”- conclude, piena di speranza, Pratesi.

 

Annita De Biasi

[L’immagine di copertina è tratta da Nigrizia.it]

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