Tycho è bello, ma non ci vivrei

Venerdì 27 ottobre un gruppo di redattori di The Bottom Up è andato appena al di là della tangenziale di Bologna, all’Estragon, al concerto di Tycho, programmato all’interno dell’Express Festival del Locomotiv Club e, in una deriva marzulliana, si fanno alcune domande per darvi alcune risposte sulla serata trascorsa e sul festival in generale.

Ma a te, questo concerto, è piaciuto?

Matteo: Se dovessi dare una risposta secca sarebbe: “Meh”. Hansen e i suoi hanno messo in piedi una performance perfetta, da registrare. Se questo, da una parte, può essere per alcuni un valore positivo – vai al concerto ad ascoltare dal vivo i brani che ami esattamente come sono su Spotify – personalmente mi lascia insoddisfatto, per due ragioni: anzitutto parliamo di brani eseguiti dal vivo solo in parte, i campionamenti naturalmente abbondavano. In secondo luogo, ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte a freddi esecutori di un compitino preimpostato. Questi punti sono apparsi più evidenti quando Billy Kim (basso e synth) e Rory O’Connor (batteria) sono usciti e hanno lasciato Hansen a fare un lungo medley accompagnato da qualche visual a cui sembrava tenere molto: la differenza con l’esecuzione dal vivo era minima, e questo non è esattamente ciò che mi aspetto ad un concerto, ricordo ancora un live di Nils Frahm nel 2015 al Locomotiv, tutta un’altra storia.

Andrea: Non saprei, forse è colpa mia che mi aspettavo altro, ma Hansen mi è parso abbastanza freddo, come del resto gli altri due del terzetto. Adesso va molto questa storia della musica elettronica suonata con strumenti tante volte analogici per evitare la strana sensazione di andare ad un concerto di un tizio che, senza aggiungere molto ai pezzi registrati su disco, fa andare delle basi.
A volte viene fuori una bomba di concerto (tipo questo), altre volte l’esperimento risulta forse un po’ pretestuoso. Questo live rientra a mio parere nel secondo dei casi, con i musicisti che portano aggiunte abbastanza marginali a ciò che è già sulle tracce registrate, ma forse appunto sono io che fatico a capire. Sicuramente va dato atto a Tycho di aver introdotto l’innovazione della band dal vivo fin da Dive del 2012, essendo in un certo modo precursore del filone.

L’etereo Tycho. da: polpettamag.com

In sostanza, non consigliereste ad un amico di andare a vedere Tycho?

A: Ma no, non direi di non andare, quanto piuttosto di andare calibrando le aspettative: alla fine è stata una bella serata. La sua musica la conosciamo tutti, in un modo o nell’altro, e non può non piacere, nel senso che è proprio concepita per essere gradevole. Ascoltare bella musica corredata da visual perfetti come quelli proiettati ieri, insieme ad altre 500 persone prese bene, è sicuramente una bella esperienza: semplicemente è qualcosa di molto diverso sia da un dj set sia da un concerto vero e proprio. Era tutto molto simpatico, ma nel senso più moderno e americaneggiante del termine.

M: Se si aspetta uno spettacolo travolgente sicuramente direi di non andare, tuttavia in un contesto lounge, con il giusto quantitativo di birra non sarebbe male. Peccato che la serata sia finita col concerto, sarei rimasto volentieri.

Foto degli autori

Quindi, di questo Express festival se ne può parlare bene?

M: Un ottimo festival che merita maggior promozione, visto il panel con nomi importanti come Fujiya & Miyagi, per dirne uno.

A: Ovviamente gran merito allo staff del festival che per l’edizione del decennale porta un cast di tutto rispetto a Bologna: oltre Tycho si esibiranno ColdcutCarla dal FornoLamb!!! (Chk Chk Chk)Zola JesusArto LindsayLali PunaLiars. Se poi ci si mette anche il resto della programmazione musicale e dei festival, il Locomotiv è ormai, decisamente, un punto di riferimento musicale insieme a pochi altri superstiti – curiosamente tutti fuori dal centro storico.

Ecco, forse, se si volesse trovare uno spunto di miglioramento per l’organizzazione, sarebbe sulla location: al di là dell’Estragon, che non è esattamente il Paradiso di Amsterdam, avere le 500 persone dell’altro ieri non ai margini della città ma nel suo cuore sarebbe fantastico.

Andrea Armani
Matteo Cutrì

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