Piazza Indipendenza: se la povertà diviene reato

Alle prime luci dell’alba di giovedì 24 agosto, le forze dell’ordine in assetto antisommossa sono intervenute a piazza Indipendenza, a Roma, per disperdere i rifugiati eritrei che ivi dormivano. Gli eritrei erano accampati lì da circa cinque giorni, da quando erano stati sgomberati dal palazzo in cui vivevano, sito nella vicina via Curtatone. Come riportato dalla ricostruzione comparata curata da Valigia Blu, gli eritrei hanno opposto resistenza, lanciando sugli agenti oggetti vari tra cui barattoli di vernice e una sola bombola di gas. La bombola, data la semplicità con cui viene sollevata e lanciata, era presumibilmente vuota – lo conferma anche la valutazione dell’attivista e fotografo Daniele Napolitano, presente in loco e intervistato da DinamoPress.

photo_2017-08-24_10-32-33
Uno scatto del palazzo in via Curtatone, poco prima dell’esecuzione dello sgombero. Foto di Ugo Esposito.

A questo punto gli agenti hanno proceduto con lo sgombero dello stabile, nel quale erano rimaste circa settanta persone, di cui venti bambini. Le famiglie, alle quali solo il giorno prima era stato concesso di restare nello stabile, hanno naturalmente cercato di non essere sgomberati. «Ci siamo nascosti, ma quando ci hanno trovato ci hanno manganellato per costringerci a uscire, due donne sono state picchiate» racconta Simon, occupante le cui dichiarazioni sono state riportate da Annalisa Camilli su Internazionale (vi consiglio vivamente la lettura dell’intero articolo). A questo punto, una parte degli immigrati è stata portata direttamente in questura mentre, altre, in piazza, si sono inginocchiate nel tentativo di fermare l’operazione. Tra queste vi è anche un ragazzo con la gamba amputata ritratto in un tweet da Eleonora Camilli, redattrice e giornalista di Redattore Sociale, della quale potete leggere una ricostruzione della mattinata e un’intervista a Gemma Vecchio.

Italiana di origini eritree di 63 anni e presidentessa dell’associazione Casa Africa, onlus il cui scopo è fornire attività d’informazione e assistenza diretta alle popolazioni africane e a chi si trovi nel nostro paese, Gemma si trovava in loco con altri volontari per mediare con gli occupanti di via Curtatone e fornirgli assistenza. Nel corso delle contestazioni è stata ferita al naso, a un orecchio e al fianco, probabilmente dal getto d’acqua di un idrante, ma non ha dubbi nel denunciare: «Molte di queste persone ottengono i documenti ma non sono inserite in un percorso, non imparano neanche la lingua. C’è una filiera di accoglienza e integrazione che non funziona».

photo_2017-08-24_10-32-36
I beni personali dei migranti che, cacciati da via Curtatone, sono stati inizialmente ammassati in piazza Indipendenza. Foto di Ugo Esposito.

Concludiamo la ricostruzione segnalando due articoli pubblicati in seguito alla diffusione e viralizzazione di una foto che ritrae uno degli agenti mentre accarezza una donna. Il primo sono le dichiarazioni della donna, Genet, che ci ricorda come le cause che spingano a emigrare in Europa siano le guerre, le carestie e le persecuzioni (sulle quali, aggiungo, spesso gravano le intromissioni e gli interessi dei governi o delle multinazionali del primo mondo). Il secondo, invece, è un’analisi delle reazioni mediatiche realizzata da Leonardo Bianchi per Vice Italia. Bianchi ci ricorda un aspetto fondamentale, criticando la vittimizzazione costante di rifugiati e migranti. «Quella di via Curtatone, infatti, era un’occupazione interamente autogestita da rifugiati […]. Loro avevano occupato; e sempre loro, di fronte allo sgombero, hanno resistito per giorni, valutando le alternative […], decidendo autonomamente il da farsi, e prefigurandosi anche uno scenario di scontri. E questo perché non si tratta di figurine manovrate o infiltrate da chissà chi; ma di soggetti che agiscono politicamente». Per approfondire da cosa fuggano gli immigrati eritrei, invece, suggerisco la lettura dell’approfondimento di Elena Baro.

Nel mondo della libertà e dell’uguaglianza globale, terre e popolazioni sono state disposte in una gerarchia di caste.

Zygmunt Bauman

Soggetti che agiscono politicamente. È la definizione che, nella vicenda romana, trova una sintesi impeccabile: l’unione dei problemi legati alla gestione dell’accoglienza in Italia con quella delle emergenze abitative. Si è consumato, direbbe Zygmunt Bauman, «l’incontro fra i rifiuti umani e i rifiuti dei banchetti consumisti […]. Nel mondo della libertà e dell’uguaglianza globale, terre e popolazioni sono state disposte in una gerarchia di caste». È la «civiltà dell’eccesso, dell’esubero, dello scarto e dello smaltimento dei rifiuti» che sta definendo l’Europa come un continente-fortezza. L’incontro non può che provocare una repressione, materialmente eseguita dalle forze dell’ordine ma richiesta dalla classe politica, sia essa locale o nazionale. Perciò non stupisce che lo sgombero di via Curtatone sia solo l’ultimo di un’estate in cui sono state sgomberate anche due importanti realtà autogestite di Bologna: il collettivo Làbas e Laboratorio Crash.

photo_2017-08-24_10-32-38
Uno degli striscioni ai piedi del palazzo si rifà al rispetto del regolamento di Dublino. Foto di Ugo Esposito.

Un acuirsi di una spirale repressiva che non solo nega il significato di «democrazia», aristotelicamente «il governo dei poveri», cioè di una parte della società disagiata, di una classe o di un gruppo sociale in difficoltà che tramite strumenti di pressione imponga certe istanze e addirittura conquisti qualcosa al di là dei numeri, ma che preservi un’oligarchia, un «governo dei ricchi». Un governo che rappresenta una maggioranza di cittadini legali che, sentendosi minacciata, identifica come nemici coloro che, soggettivandosi politicamente, affermino i loro diritti indipendentemente da ciò che dovremmo definire «sistema parlamentare pluripartitico» e non democrazia.

Dario Oropallo

La foto di copertina è di Ugo Esposito ed è stata scattata durante la manifestazione di solidarietà tenutasi il 26 agosto 2017.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...