Per un pugno di (35) euro: qual è il vero costo dell’accoglienza dei migranti?

Negli decenni successivi alla seconda guerra mondiale, il mondo occidentale finiva alla cortina di ferro e dietro c’era il grande nemico, la Russia Sovietica. Negli anni 70 e 80, la paura in Italia si chiamava terrorismo politico e tensione nucleare. La caduta del muro di Berlino e l’avvento del nuovo millennio, purtroppo, non hanno portato via la paura, ma le hanno cambiato i connotati, le hanno regalato una nuova carta d’identità. Nel nuovo millennio la paura in Italia si chiama crisi economica, recessione e immigrazione. I primi due hanno un sapore amaro di promesse non mantenute dal mercato e risentimento verso poteri più forti. Il terzo, l’immigrazione, ha l’aspetto di un’invasione di barbari che vengano nel Bel Paese a rubare quel poco che è rimasto. Un’invasione aliena che ci toglierà lavoro e benessere e che, tra l’altro, “siamo noi a pagare con i nostri soldi”.

Inutile dire che la paura di un paese non va sottovalutata, né derisa. I paesi, quando hanno paura, prendono decisioni, cioè scrivono leggi. Le leggi possono fare cose incredibili come risolvere i conflitti o cose orribili come uccidere le persone. La nostra vecchia paura, la guerra fredda, è stata sconfitta anche a colpi di leggi internazionali di diminuzione degli armamenti e di intese commerciali. La nostra paura ancora più antica, la Shoah, deriva dalle leggi anch’essa. Il paese ha paura di un invasione pagata di tasca sua e a questa paura bisogna rispondere: prima ancora che con azioni, con spiegazioni. Quanto è grande, la migrazione? Quanto è vasta, l’accoglienza in Italia? E quanto costa, quest’accoglienza? Chi paga e chi guadagna?

L’arrivo di migranti senza documenti è un fenomeno relativamente recente ma non è nato ieri. Dagli anni settanta in poi, l’Italia è diventata un paese d’immigrazione: un paese in cui la gente arriva da lontano, per restare. Fino agli anni Novanta, la politica migratoria è stata permissiva, regolarizzando facilmente chi entrava in modo irregolare. Da allora in poi, i numeri degli arrivi sono cresciuti in tutta Europa e di conseguenza è cresciuta la regolamentazione. Nel 2015, circa 150,000 persone sono sbarcate in Italia dal Mediterraneo, mentre più di 760,000 sono arrivate in Europa via terra dalla cosiddetta Rotta dei Balcani Occidentali, attraversando a piedi Grecia, Macedonia e Serbia.

Illegal borders-crossing 2016
frontex.europa.eu

 

Nel 2016, 180,000 migranti sono approdati sulle rive italiane. Molti di essi sono stati accolti e molti altri hanno proseguito verso la Germania, la Francia o i paesi del Nord Europa. E questa è la prima cosa su cui occorre fare chiarezza: i numeri degli arrivi non sono i numeri dell’accoglienza. Ci sono migranti che restano nei centri di accoglienza per qualche giorno e poi continuano il viaggio, altri che rimangono fino a due anni, aspettando l’esito della loro domanda d’asilo. Nel 2016, le persone che hanno fatto domanda di protezione internazionale in Italia sono state circa 121,000. Nello stesso anno, le domande d’asilo in Germania sono state più di 722,000. Basta questo numero per dare una prima risposta alla paura dell’invasione: l’Italia non è il paese che accoglie di più, il paese che accoglie di più è la Germania. L’Italia accoglie tanto, ma non più di tutti gli altri. Nel 2016, con la diminuzione degli arrivi dai Balcani e della pressione sulla Grecia, l’Italia è stata effettivamente il secondo paese per numero di domande di asilo in Europa. Ma è solo il decimo per proporzione di richiedenti asilo in base alla popolazione: piccoli paesi come la Grecia, l’Austria o Malta hanno un numero molto più alto di migranti rispetto ai cittadini. E non tutti sono paesi ricchi.

Ma i migranti che l’Italia accoglie, quelli che non se ne vanno, come vengono accolti? Esistono due sistemi che coesistono, ma che hanno costi e progettualità differenti. Quello che ospita la stragrande maggioranza dei migranti è il Sistema di Accoglienza Straordinaria: una filiera che va dalla prima accoglienza fino alle cosiddette alle “strutture temporanee”, che in realtà si trasformano spesso in situazioni residenziali di lungo periodo. Una minoranza dei richiedenti asilo, spesso quelli che hanno ricevuto una risposta positiva, è invece accolto nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), gestito attraverso gli enti locali con l’ausilio del terzo settore. In modi differenti, e con differente tasso di riuscita, in entrambi i sistemi ai migranti vengono offerti un alloggio, i pasti, la mediazione linguistica, a volte un accompagnamento legale e verso l’integrazione. Per erogare questi servizi, lo stato italiano spende circa da 30 a 40 euro a migrante al giorno. Questi sono quindi i 35 euro di cui tutti parlano: il contributo che lo stato versa alle organizzazioni (spesso ONLUS o cooperative del terzo settore) che si occupano dell’accoglienza.

Inutile dire che i 35 euro non vengono consegnati direttamente in mano ai migranti ogni mattina. Con questi 35 euro, le organizzazioni pagano gli affitti delle strutture, i servizi di pulizie, la preparazione e l’erogazione di pasti, gli stipendi dei loro operatori. Solo 2 euro e 50 al giorno vengono consegnati a ciascun richiedente asilo. Gli altri soldi sono pagati a personale italiano per il proprio lavoroSi tratta di lavoro per le cooperative di pulizie e di catering, che spesso per colpa della crisi faticano ad arrivare a fine mese. Lavoro per alberghi in località poco turistiche che non hanno più clienti e che altrimenti andrebbero in bancarotta. Lavoro per i giovani italiani che si specializzano nella nuova professione di operatori legali, d’accoglienza e d’integrazione e possono rimanere nelle loro città senza essere costretti a migrare altrove per avere vite indipendenti. Insomma, l’aumento della spesa pubblica che riguarda l’accoglienza dei migranti ricade sul territorio italiano, finanziando lavoratori ed imprese italiane. È vero che ci sono molti casi di malaffare, di corruzione e di mafia. Ma è anche vero che in molti casi l‘investimento dello stato italiano nell’accoglienza ha permesso a territori spopolati e privi di lavoro di riattivarsi e ridiventare luoghi in cui è possibile vivere e prosperare. L’esempio più famoso è quello di Riace, il borgo calabrese rinato grazie all’accoglienza, ma ci sono molti altri casi meno conosciuti ma non meno di successo.

Pocket Money
openmigration.org

A conti fatti, la spesa dello stato italiano per l’accoglienza dei migranti non è un’emorragia di soldi faticosamente risparmiati dai contribuenti e buttati nel Mar Mediterraneo da un governo irresponsabile. Al contrario, c’è stato chi l’ha descritta come un investimento in capitale umano di vecchio sapore keynesiano: un modo per rafforzare l’economia mettendo in circolo più danaro, dando speranza alla popolazione attraverso il lavoro.

Certo, non bisogna esagerare con i rimandi positivi, è ovvio che l’accoglienza dei migranti non sarà la risposta alla crisi economica italiana. Ma non ne è neanche la causa. Se non ci bastano i ragionamenti sull’investimento in produzione di lavoro, una ragione tra tutte dovrebbe convincerci di questo fatto: la spesa per l’accoglienza dei richiedenti asilo è molto meno influente sulla spesa pubblica italiana di quanto normalmente crediamo. Nel 2016 lo Stato italiano ha stanziato 3,3 miliardi di euro per l’accoglienza migranti. Se questo numero può sembrare grande, è necessario metterlo in prospettiva: lo stato italiano non è una famiglia benestante, ma un grande paese con un PIL annuo è di 1,85 migliaia di miliardi USD (2016) e una spesa pubblica pari a 830 miliardi di euro. Un paese che quest’anno spenderà più di 23 miliardi nel settore militare. La spesa per l’accoglienza dei migranti, insomma, è solo il 0.14% della spesa pubblica italiana, e una parte di questi fondi vengono comunque dalle casse dell’Unione Europea

In conclusione, sembra che ci siano buone notizie. L’invasione non è davvero un’invasione e il costo non è davvero un costo. Forse non è necessario combattere la nostra paura della migrazione, basterà guardarla in faccia perché si mostri molto meno minacciosa di quanto non ci sembri ora. Certo, questa buona notizia ha un lato inquietante. Può darsi che, quando avremmo finito di preoccuparci per i migranti, ci tocchi di cominciare a preoccuparci di altre questioni: la piaga dell’evasione fiscale, il potere che cresce della mafia, i rifiuti tossici e il degrado ambientale. E purtroppo, per sconfiggere queste paure non basta accendere la luce.

Vauro1907
ilfattoquotidiano.it

Angela Tognolini

Foto di copertina: http://cdn.doctorswithoutborders.org/

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