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Ucraina, l’orrore è sotto i nostri occhi

L’Ucraina è un Paese dilaniato.

Da oltre tre anni, una guerra senza fine tiene sotto il suo giogo più di tre milioni di persone. Oltre 9700 hanno perso la vita, 22.500 sono rimaste ferite. Dall’inizio degli scontri nel 2014, quando i “Cento eroi del cielo”sacrificarono le proprie vite sotto il fuoco dei cecchini durante le proteste in piazza Maiden a Kiev, davvero poco è cambiato. L’Ucraina si trova in una situazione decisamente peggiore: città in rovine accolgono i visitatori nella regione del Donbass, epicentro degli scontri. I numerosi accordi susseguitisi sui tavoli della diplomazia negli ultimi anni non hanno mai trovato una vera applicazione. Nemmeno il cessate il fuoco firmato nel Febbraio 2015, inizialmente fonte di speranza per le popolazioni coinvolte, ha potuto fermare i combattimenti: nel Bacino del Donec si muore ancora. Anche l’ultimo tentativo di porre fine agli scontri in vista della Pasqua ortodossa è stato un fallimento. L’Ucraina orientale non trova pace.

Credits: EPA/VOLODYMYR PETROV/ Via: Panorama

La situazione umanitaria è drammatica: l’aiuto delle organizzazioni per i diritti umani non basta a far fronte alle esigenze delle centinaia di migliaia di persone in difficoltà, spesso prive di acqua potabile, di elettricità o di un tetto sulla testa. L’inverno appena trascorso ha portato con sé le vite di centinaia di anziani, vittime delle rigide temperature, lasciando abbandonati a se stessi altrettanti bambini orfani. Secondo i dati raccolti dall’Unicef, più di 19.000 minori vivono in condizioni di estrema pericolosità.

La situazione non è migliore per le donne: il pericolo di cadere vittime di violenze è altissimo. Talvolta, gli stupri si trasformano in vere e proprie prigionie, fatte di torture fisiche e psicologiche che si protraggono per giorni. L’assenza di aiuti economici conseguente al Blocco del Donbass si fa sentire sempre più. Per le strade di Lugansk, Donetsk, Krasnohorivka, la prostituzione minorile passa ormai quasi inosservata: decine di giovani donne vendono in proprio corpo per racimolare qualche soldo o guadagnarsi il favore dei soldati, nella speranza di riuscire ad attraversare il confine e raggiungere una zona sicura. Tutto ciò nella completa indifferenza delle autorità, che continuano a chiudere occhi e orecchie di fronte alle violenze perpetrate sul suolo ucraino, lasciando a piede libero i responsabili. Secondo l’ultimo Rapporto di Amnesty International, il servizio di sicurezza ucraino avrebbe negato al Sottocomitato delle Nazioni Unite sulla Prevenzione della Tortura l’accesso a diverse strutture dell’Ucraina Orientale, dove si sospetta siano rinchiusi e torturati prigionieri segreti.

L’omertà dilagante nelle zone di guerra è facilitata da una stampa imbavagliata, costretta alla censura e minacciata. Sempre secondo il Rapporto di Amnesty, i mezzi di informazione sospettati come filorussi sarebbero stati minacciati di chiusura e addirittura di violenze fisiche. Numerosi giornalisti presenti nelle zone di guerra nei periodi più caldi del conflitto hanno vissuto sulla propria pelle gli arresti, gli stupri e la prigionia. Alcuni, come Pavel Saramet e Oles’ Buzina, hanno addirittura perso la vita. Il giornalista bielorusso, conosciuto per il suo impegno contro gli abusi politici nel suo Paese natale, è stato ucciso da una bomba posta sotto la sua auto, mentre Buzina è stato giustiziato fuori dalla sua casa di Kiev. Anche la possibilità dei cittadini di informarsi autonomamente attraverso i social è stata compromessa, in seguito alla firma di un decreto che mette al bando social media, motori di ricerca e siti russi da parte del presidente Poroshenko.

L’Ucraina orientale di oggi è questa. Una terra vittima di una guerra atroce, che piange i suoi morti nell’indifferenza totale di un’Europa incapace di prestare ascolto alle sofferenze dei suoi figli.

 

Ilaria Palmas

L’immagine di copertina è tratta da ANATOLII STEPANOV/AFP/Getty Images. Via: Panorama

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