La Cina si sta lentamente prendendo Hong Kong

Come ogni 1° luglio, si ripete la tradizionale protesta dei cittadini di Hong Kong nei confronti del governo di Pechino. Quest’anno, il significato ideologico è aumentato dalla ricorrenza del ventesimo anniversario del ritorno di Hong Kong da protettorato inglese a provincia autonoma della Cina.

Quando lady Tatcher, nel 1984, firmava il trattato di restituzione del protettorato di Hong Kong alla Cina di Deng Xiaoping, che sarebbe entrato in vigore il 30 giugno 1997, rendendo di fatto Hong Kong una provincia della Repubblica Popolare Cinese dal 1° luglio 1997, non aveva certo idea di quanto potesse cambiare la Cina – ed Hong Kong – negli anni di validità del cosiddetto progetto “Una nazione, due sistemi”.

La ratifica del trattato sino-britannico imponeva infatti che dal 1° luglio 1997 Hong Kong divenisse una provincia autonoma cinese, con certe libertà politiche, amministrative e burocratiche. Ad esempio, il sistema giudiziario è rimasto quello di epoca britannica, basato sul Common Law; si tengono regolari elezioni politiche e amministrative a suffragio universale, e i suoi cittadini godono di libertà impensabili nel mainland – come i cittadini di HK chiamano la Cina. Ma tutto ciò ha una data di scadenza: 30 giugno 2047.

Per allora è infatti previsto che lo status di provincia amministrativa speciale per HK cessi del tutto, ritornando ad essere parte integrante della Cina, perdendo il suo sistema amministrativo, legislativo e giudiziario, unificandosi anche in questo al regime comunista cinese.

Il 1° di luglio è quindi la data per cui gli studenti e, in generale, i liberaldemocratici di HK professano la loro volontà di fermare questa assimilazione che, contrariamente agli accordi, il governo di Pechino sta già mettendo in atto.

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Un poliziotto si ritrova in mezzo alla calca dei due cortei antagonisti, lo Occupy Central, a favore dell’autonomia di HK, e il cortei dei Nazionalisti cinesi. Fonte qui.

Per capire meglio queste dinamiche, ho chiesto ad una mia amica di Hong Kong di spiegarmi come gli abitanti della penisola di Kowloon e dell’arcipelago di HK vivano questa situazione. Ricordo ancora che, nella mia visita ad HK del 2010, soffrendo enormemente del jet lag, mi ero immerso in talk show hongkonghesi in lingua inglese – o sottotitolati in inglese – che discutevano animatamente riguardo la cosiddetta “fear of ‘47”, quando il turbo-capitalismo finanziario che ha caratterizzato e caratterizza l’ex colonia dovrà essere sostituito dal sistema comunista cinese.

Ma dalle sue parole sono emerse problematiche molto più pratiche e meno teorico-finanziarie. Non è solo il cambio di paradigma economico e politico che HK teme: stanno già avvenendo alcune dispute tra cinesi e abitanti di HK che il governo di Pechino non ferma, ma che anzi, stando a quanto riferitomi, alimenta in maniera illegale.

Un esempio riportatomi è la situazione di un giovane, figlio di due abitanti del mainland, nato per combinazione a Hong Kong. Arrivato alla maggiore età, ha fatto richiesta di poter ottenere la cittadinanza di Hong Kong – tutt’ora i cittadini di HK hanno la loro propria cittadinanza, e non sono cinesi.

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Xi Jinping assicura una linea dura contro le proteste ad HK. Fonte qui.

Il governo cinese non si è opposto, anzi: ha aiutato fortemente la famiglia, e in breve tempo il ragazzo ha potuto ottenere la sua cittadinanza di HK.

Se pensate che questo sia quantomeno innocuo, vi sbagliate: visto l’enorme disparità in termini economici fra cittadini di HK – con reddito pro capite stimato attorno a 42.422 $ – e cittadini della Repubblica Popolare Cinese – con reddito pro capite di 7.924 $ -, per non parlare delle differenze di possibilità che i due passaporti concedono, sono stati registrati migliaia di casi di donne della RPC che sono arrivate a Hong Kong per partorire, creando un innaturale sovraffollamento delle sale parto, causando quindi svariati disagi per tutti. E sono stati riportati anche casi in cui le partorienti non potevano o non hanno pagato per il servizio medico e di sala parto, causando un ulteriore danno economico al sistema sanitario della provincia.

Il governo cinese non ha fatto niente per impedire questo innaturale flusso di partorienti, ma anzi ha incentivato la cosa, alleggerendo i controlli e chiudendo un occhio sul lato immigrazione, allo scopo di destabilizzare il sistema HK. La strategia dominante di Pechino è uniformare il maremagnum di etnie e culture all’interno del subcontinente cinese, e la cosa migliore per assimilare un sistema sociale, politico ed economico così diverso come quello di Hong Kong non può non passare dalla assimilazione etnico-culturale. Se inoltre questo crea dei disagi agli abitanti di Hong Kong, ben venga: il malcelato obiettivo di Xi Jinping – e di chi lo ha preceduto – è quello di palesare l’incapacità del sistema a due velocità Cina/HK, sostituendolo con un più agile e funzionale sistema monocratico di tipo capital-comunista.

Ci sono altri aneddoti sulla difficile convivenza tra HK e l’ingombrante vicino. Un caso di latte contaminato da Melammina ha sconvolto le regioni del sud della Cina (qui per un articolo in lingua inglese). Il latte, specialmente quello in polvere, ha avuto un crollo di vendite in tutta la Cina. Ma non a HK, dove ogni giorno migliaia di frontalieri passavano il confine per andare a comprare latte ed altri beni non made in China negli enormi stores di Hong Kong, specialmente quelli nella penisola di Kowloon. Anche qui il governo cinese ha chiuso un occhio, favorendo di fatto il contrabbando di merci comprate a HK e rivendute al mercato nero in Cina, creando vari disagi per gli abitanti i HK, che si sono visti contemporaneamente diminuire l’offerta di prodotti per il grande numero di vendite, aumentare i prezzi ed anche aumentare il caos generato dall’enorme flusso di persone che ogni giorno passano il confine. Per il contrabbando, sono stati usati pure ignari bambini, che di fatto hanno fatto da contrabbandieri in cambio di un pasto da fast food. Di fatto, il nord di Kowloon è diventato un quartiere shopping mall per cinesi. Se questa non è assimilazione culturale e guerra commerciale, allora io non so cos’è.

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Una scena tratta dalla Protesta degli Ombrelli, HK, 2014. Fonte qui.

E ogni anno, puntuali come Immanuel Kant, si rinnovano le grandi manifestazioni di protesta dei giovani di Hong Kong contro il governo centrale cinese. Dopo le enormi proteste di tre anni fa, quelle della “protesta degli ombrelli”, diventate famose in tutto il mondo, ogni anno il governo arresta preventivamente decine di attivisti, in maniera illegale o vagamente illegale, per poi concludere l’opera durante gli scontri di piazza, molto spesso causati dalla polizia.

Tutto questo nell’assordante silenzio del mondo libero, che oramai ha compreso la propria fragilità nei confronti del Dragone cinese, sempre più in ascesa. Con la sua Belt and Road Initiative, Xi Jinping rilancia la Cina e sé stesso come potenza mondiale, a cui guardare anche da un punto di vista politico. Ma le questioni spinose, come la Corea del Nord, Taiwan e Hong Kong, sono ancora gestite alla vecchia maniera, con modalità che ricordano l’unione sovietica e il maoismo.

Che sia Hong Kong sia la prossima formica schiacciata dal gigante asiatico?

Alessandro Bombini

Immagine di copertina: fonte qui.

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