cedric herrou reato di solidarietà

Reato di solidarietà, la frontiera della lotta alle migrazioni

Da circa un anno a questa parte si fa un gran parlare in Italia di “reati di solidarietà” in riferimento all’attività di soccorso svolta da volontari e operatori nei territori maggiormente coinvolti dall’arrivo di migranti. Ma cos’è, nel concreto, un reato di solidarietà? E come inquadrarlo dal punto di vista normativo?

Domanda più che lecita perché, di fatto, il reato vero e proprio non è previsto dal codice penale italiano. Tuttavia, chiunque venga sorpreso ad aiutare un migrante la cui posizione giuridica non sia ancora definita – si tenga sempre presente la distinzione binaria profugo-migrante economico tanto cara alla narrazione politica dominante – può inciampare in questa tipologia di reato ed essere accusato di “favoreggiamento” di immigrazione e permanenza clandestina, in base all’art. 12 del Testo Unico sull’Immigrazione. O alla Bossi-Fini, per chi abbia più dimestichezza con la legge che nel 2002 apportò modifiche al Testo Unico, con la dichiarazione d’intenti di combattere le reti di sfruttamento dei trafficanti di esseri umani e regolamentare l’ingresso di stranieri in Italia, e che segnò la triste genesi del reato di clandestinità. Ironia della sorte, attivisti, volontari e privati cittadini impegnati nell’alleviare le sofferenze dei più vulnerabili vengono criminalizzati e processati alla stregua di scafisti e passeurs, con multe fino a 15mila euro e la possibilità di dover scontare da uno a cinque anni di carcere.

operazioni soccorso migranti mediterraneo
Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, ha minacciato di denunciare anche Marina Militare e Guardia Costiera per favoreggiamento dell’immigrazione “clandestina”. Nella foto, un’operazione di soccorso.

Difficile non cogliere la pretestuosità alla base della volontà mediatico-politica, volutamente spettacolarizzata, di colpire alla cieca ogni gesto solidale. L’intento, in maniera quasi ostentata, è quello di intimidire e indebolire la società civile, soffocando sul nascere la mobilità da basso che tanto spaventa per la portata potenzialmente dirompente che potrebbe avere. La lotta intrapresa contro la resistenza solidale attraverso l’istituzione di un reato ad hoc ci apre a considerazioni fosche. Ma procediamo con ordine.

Sebbene i processi aumentino un po’ in tutta Europa, il confine italo-francese continua ad essere uno dei più problematici. In Francia il dibattito sul délit de solidarité, espressione nata durante la presidenza di Nicolas Sarkozy, anima il dibattito pubblico da anni. In molti denunciano l’uso arbitrario della legge per punire i solidali: nel 2009 nasce Délinquants solidaires, rete di supporto e mobilitazione per porre fine alla criminalizzazione dell’aiuto umanitario. Anche nella patria del droit de l’homme, il reato è declinato come favoreggiamento di immigrazione irregolare, in base all’articolo 622-1 del codice penale francese. Secondo Jennifer Allsopp, autrice di un saggio pubblicato nel 2012 per il Refugee Studies Centre dell’Università di Oxford, criminalizzare la solidarietà verso i migranti non è certo una novità. L’ostracismo è facilmente comprensibile se si pensa a come la figura outsider del migrante metta in crisi l’identità nazionale e il sentimento di appartenenza, costringendoci ad una continua ridefinizione dei concetti di cittadinanza e inclusione.

Questi provvedimenti persecutori verso chi pratica l’umanità traggono forza anche dalla falla di una direttiva europea, la cosiddetta “facilitation directive” del 2002 che, in linea con le leggi nazionali precedentemente citate, stabilisce l’illegalità dell’aiutare un irregolare ad oltrepassare i confini europei. Ammettendo però una postilla, una clausola umanitaria opzionale che tutelerebbe operatori e volontari, ma che ogni Stato membro ha la facoltà di applicare o meno. Prevedibilmente, la genericità della nota ha dato origine a trasposizioni difformi della direttiva.

ventimiglia reato solidarietà
Il presidio “No Borders” a Ventimiglia in una fotografia tratta da infoaut.it

L’Europa non sta scherzando, e basterebbe ricostruire una mappa dei provvedimenti e delle denunce (a prescindere dagli esiti: sostanziali assoluzioni, multe o fogli di via che siano) per comprendere la velocità con cui si diffondono e le implicazioni politiche sottostanti: la caccia alle streghe si concentra lungo le frontiere e i punti caldi coinvolti nella crisi della gestione dei migranti e ha lo scopo preciso di evitare il contatto tra le persone. Intimidire con le minacce e dissuadere dal portare aiuto, perché la società civile non interferisca con i piani di respingimento dell’Europa. I confini tornano a essere più tangibili che mai, tanto da avere il potere di determinare la legalità di condotte ed esistenze, e nell’Europa dei confini se ti rendi complice di pratiche di facilitazione alla logistica degli attraversamenti dei migranti sei un criminale.

Nel frattempo, le legislazioni nazionali vengono adattate al clima “emergenziale”. L’utilizzo ossessivo della retorica securitaria non è più appannaggio esclusivo delle destre populiste e produce leggi repressive a rischio incostituzionalità. In Italia, il pacchetto Minniti-Orlando, divenuto legge il 12 aprile scorso, andrà a sistematizzare (e normalizzare) in maniera definitiva l’utilizzo massiccio di ordinanze sindacali. Ulteriore strumento dissuasivo brandito contro i solidali nel nome dell’ordine pubblico. Per non parlare dello smantellamento di tutele e la creazione di un diritto d’asilo differenziale, per cui rimando al commento di Lorenzo Trucco, presidente Asgi. Dure le critiche di numerose associazioni, tra cui Antigone, Melting Pot, ADIF, e degli stessi operatori sociali, in una presa di posizione netta nei confronti della spietata guerra ai poveri e alla marginalità sociale promossa dal governo, da cui nasce la campagna #iodiserto. Marginalità prodotte da sistemi politici miopi capaci solo di accanirvisi.

A Ventimiglia, confine di sangue dove i migranti continuano a morire pur di non essere “dublinati” e trasferiti nei centri in sud Italia, l’ordinanza emessa dal sindaco Enrico Ioculano, esponente del Partito Democratico, che vieta la somministrazione diretta di cibo ai migranti in transito, lo scorso 20 marzo ha fatto scattare la denuncia nei confronti di tre cittadini francesi appartenenti all’associazione Roya Citoyenne. Ma i fogli di via, emessi dal Comune di Ventimiglia e da altri 16 Comuni confinanti, avevano già colpito diversi “no borders”, colpevoli di aver fornito informazioni ai migranti. Nella Val Roya, la valle di ribelli al confine tra Francia e Italia, l’azione di deterrenza si è abbattuta sull’agricoltore Cédric Herrou – condannato lo scorso 10 febbraio ad una multa di 3mila euro perché gli è stata riconosciuta l’attenuante umanitaria -, e su Félix Croft, il no border 28enne che rischia invece tre anni e quattro mesi di carcere. Entrambi accusati di aver introdotto illegalmente in Francia delle persone a bordo delle proprie auto. Ultima in ordine temporale Francesca Peirotti, italiana di 29 anni, arrestata l’8 novembre 2016 vicino a Menton con a bordo 8 persone provenienti da Etiopia, Ciad ed Eritrea, tra cui una coppia con un bimbo molto piccolo. Per lei otto mesi di reclusione con condizionale e due anni di interdizione dal territorio francese. La sentenza è prevista per il 19 maggio.

Francesca peirotti realto di solidarietà
Francesca Peirotti in una fotografia tratta da Facebook.

Ventimiglia, Como, il Brennero, Calais, Lesbo. La lista è molto lunga, ma vale la pena ricordare che l’attacco viene esteso anche alle associazioni umanitarie: è appena stato archiviato il procedimento contro 7 volontari di Ospiti in Arrivo, associazione attiva ad Udine, accusati di occupazione di edifici e favoreggiamento di immigrazione clandestina. L’ultima frontiera (perdonatemi il gioco di parole) è rappresentata dall’accusa mossa da Frontex alla onlus Medici Senza Frontiere e alle Ong impegnate nel salvare i migranti nel Mediterraneo, perché presterebbero il fianco ai trafficanti libici e rappresenterebbero un invito per i migranti a imbarcarsi comunque, a prescindere dalle condizioni del viaggio.

Come ricostruisce chiaramente Nando Sigona, vicedirettore dell’Institute for research into superdiversity dell’Università di Birmingham, in un articolo pubblicato su The Conversation, siamo di fronte all’affermazione di una nuova narrazione umanitaria, che da compassionevole e partecipante ha subito un progressivo slittamento verso una posizione anti-immigrazione. Narrazione a cui non dobbiamo assuefarci, continuando a praticare la disobbedienza civile, soprattutto laddove essa non interferisce con l’azione di governo, come vogliono farci credere. A maggior ragione se questa azione non ci rappresenta e non ci viene dato modo di esprimerlo. Prendendo in prestito le parole di Francesca: “io non vedo la frontiera perché non esiste e quindi non c’è nessuna illegalità in quello che faccio”. Esercitare la resilienza contro l’ostilità dei tempi. Alcuni parlano di gesti di passionaria ribellione, Francesca di normale senso di responsabilità verso sofferenza e ingiustizie.

Martina Facincani

[L’immagine di copertina è tratta da Cronache di ordinario razzismo]

Annunci

Un pensiero su “Reato di solidarietà, la frontiera della lotta alle migrazioni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...