verità per giulio regeni bologna

Giulio Regeni, quella mezza verità negoziata tra interessi privati e opinione pubblica

Ad un anno dalla scomparsa del ricercatore italiano al Cairo Giulio Regeni che cos’è cambiato? Quali sono state le ricadute sul piano della politica estera, e che ruolo ha giocato un’opinione pubblica che si è vista costantemente attiva, assetata di verità, come mai prima d’ora? Il ricercatore Matteo Colombo ci spiega chi sono i due attori cruciali per sbrogliare l’intera matassa della vicenda:  l’opinione pubblica italiana e la delicata tela di relazioni politiche e commerciali tra Italia ed Egitto.

Quali sono stati i cambiamenti introdotti dalle pressioni dell’opinione pubblica in seguito all’omicidio di Giulio Regeni sull’atteggiamento in politica estera dell’Italia? 

Il cambiamento più importante, a mio avviso, rispetto alla tradizione della politica estera italiana riguarda il fatto che, fino al 2015, essa è sempre stata prevalentemente incentrata sul tentativo di instaurare e mantenere rapporti commerciali e influenza strategica nell’area, una decisione dettata dal fatto che l’Italia appare come lo stato “amico” più vicino degli stati arabi. Per poter avere una certa influenza su quest’area, l’Egitto è molto importante perché è il paese più popoloso dell’area e, sempre fino al 2015, l’Italia era il suo primo partner commerciale europeo.

Dopo il caso Regeni, invece, il governo italiano per la prima volta si è trovato “costretto” a seguire quello che l’opinione pubblica ha chiesto di fare dal momento che, inizialmente, non c’era realmente, a livello istituzionale, la volontà di rompere le relazioni commerciali, e quindi di mettere in difficoltà un rapporto di amicizia storico. In questo senso, la grossa novità è stata che per la prima volta i cittadini, con le loro differenze ideologiche e attraverso internet, hanno portato avanti una campagna che ha costretto il governo a prendere delle decisioni in via prioritaria, in modo totalmente inedito, slegato dai partiti e da altri interessi di parte.

Questa inedita influenza dell’opinione pubblica è un effettivo punto di svolta o è soltanto un fatto isolato legato alla gravità di quello che è successo?

In parte c’è stato un effettivo cambiamento, ma d’altra parte non c’è stato ancora un reale cambio di rotta da parte della politica estera italiana: manca l’intenzione di cambiare le relazioni con l’estero secondo dei nuovi principi. Da un certo punto di vista, si può dire che ci sia una novità: d’ora in poi, infatti, l’elemento della politica estera potrà essere messo in discussione nell’arena pubblica, dato che l’opinione pubblica italiana ha dimostrato di avere la capacità di influenzare le istituzioni in materia, capacità che non c’era mai stata prima e che quindi deve essere presa in considerazione. Il vero e radicale cambiamento della politica estera deve però avere alla sua base un ripensamento dei principi che ancora non c’è, un esempio sarebbe decidere di non relazionarsi con certi tipi di Stati o di non vendere armi a determinati paesi. Il cambiamento quindi c’è stato, ma non è stato di certo totale.

Verità per GIulio Regeni fiaccolata bologna
Un momento della fiaccolata organizzata da Amnesty Bologna in occasione del primo anniversario della scomparsa di Giulio Regeni

Dato questo contesto, come si spiega il presunto riavvicinamento dell’Italia all’Egitto nelle ultime settimane?

Il riavvicinamento si spiega con la consapevolezza, sia dal punto di vista dell’Italia che dell’Egitto, che non si può portare avanti una simile situazione così a lungo: l’Italia ha bisogno dell’Egitto per tutta una serie di questioni (tra cui quella Libica, che interessa entrambi i paesi) e, d’altra parte, l’Egitto si è reso conto che le ricostruzioni ridicole fornite sul caso Regeni non possono soddisfare l’opinione pubblica italiana.

Ci sono degli indizi provenienti da entrambe le parti che rimandano a un riavvicinamento: per quanto riguarda la parte egiziana è stato diffuso il video in cui si ritrae Giulio mentre parla con il sindacalista, indicando un certo interesse per la questione da parte delle forze di sicurezza egiziane. L’impressione che ne consegue sembra essere che l’Egitto si sia reso conto di dover fornire una forma di verità. Il motivo per cui  non lo farà fino in fondo è dettato, secondo me, dal fatto che è un governo molto più fragile di quello che sembra: se anche solo un singolo individuo appartenente a qualche apparato di sicurezza viene arrestato o additato della responsabilità della tortura e uccisione di Regeni, sono tutti a rischiare sulla base della rete di relazioni e dell’alleanza di interessi che sostiene al-Sisi.

Dal canto italiano, poi, ci si rende conto che non ci sono molti paesi che potrebbero sostituire l’Egitto per le relazioni estere nel Mediterraneo. Abbiamo, quindi, la necessità di arrivare a una qualche forma di verità sul caso Regeni per poi riprendere quelli che sono i rapporti commerciali. Tali rapporti, è bene segnalarlo, in realtà non si sono mai veramente interrotti del tutto perché in parte sono sempre rimasti validi, come nel caso del giacimento scoperto dall’ENI nel nord dell’Egitto che sembra essere il più grande del Mediterraneo orientale, e da cui deriva l’interesse da parte dell’Italia di raggiungere una qualche forma di soluzione.

Alla luce degli interessi in gioco e di questo riavvicinamento, sorge spontanea una domanda: si riuscirà mai a fare chiarezza su quello che è successo a Giulio Regeni?

Bisogna capire quante informazioni l’Egitto è disposto a fornirci. Uccidere un ragazzo occidentale per un regime come quello egiziano rappresenta un costo molto alto da pagare, anche solamente dal punto di vista delle relazioni internazionali. Infatti, significa e ha parzialmente significato mettere in crisi le relazioni con l’Italia, che è, per l’appunto, lo Stato più importante per gli agganci con l’Europa. Ne consegue che la decisione così drastica di mettere a tacere Giulio Regeni è stata presa di sicuro da piani abbastanza alti degli apparati di sicurezza egiziani.

La mia paura è che venga di fatto additata una sola persona senza arrivare al vero mandante dell’omicidio. Si potrà indicare magari un individuo o un apparato di sicurezza generico, ma chi c’è dietro veramente potrebbe non venire mai scoperto e l’Italia per le ragioni sopra elencate potrebbe accontentarsi di questo tipo di ricostruzione parziale: il timore e il rischio più grandi sono questi. Quindi, una qualche forma di verità è probabile che ci venga fornita, ma la paura è che non arrivi la verità completa e che, peggio ancora, l’Italia si accontenti di una mezza verità per ragioni di natura geopolitica ed economica. Anche in questo caso bisognerà osservare l’opinione pubblica, vedere cosa farà di fronte a questo ipotetico scenario e quale sarà la sua influenza, visto quanto è stata capace di muovere fino ad oggi in merito alla vigenza di Regeni.

Elena Baro

[Le fotografie sono state scattate durante la fiaccolata organizzata da Amnesty UniBo in occasione del primo anniversario della scomparsa di Giulio Regeni da Angela Caporale per The Bottom Up]

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