I Simpson e un Trumpolino nel futuro

In “Il signor Lisa va a Washington” Homer dice con annoiato sussiego alla moglie “Oh, Marge, i cartoni animati non hanno significati profondi. Sono solo stupidi disegni che ti fanno ridere facilmente”. La satira dei Simpson è notevole: è incredibilmente stratificata, ricca di doppi sensi, di allusioni alla cultura alta e a quella popolare, di parodie e di critica sociale. Senza dubbio si tratta di una delle commedie più intelligenti, articolate e argute della televisione. Residente a Springfield, una cittadina senza Stato, la famiglia Simpson è una parodia dello stereotipo statunitense. Ciò che davvero intrattiene della serie è una combinazione di vita quotidiana e situazioni assurde, ed è in questo contesto che Donald Trump viene eletto presidente, in televisione come nella vita reale.

Pare, infatti, che I Simpson avessero predetto l’avvento della presidenza di Trump con un episodio del 2000: il 19 marzo del 2000 va in onda negli Stati Uniti un episodio della fortunata serie di Matt Groening intitolato “Bart to the future“ nel quale viene presentato un futuro distopico. Ambientato nel 2030, l’episodio vede la dolce Lisa, ormai trentottenne ma sempre gialla e precisina, diventare la “prima donna eterosessuale” presidentessa degli Stati Uniti. Nell’episodio “Havana Wild Weekend”, andato in onda il 13 Novembre 2016, cinque giorni dopo l’inaspettata e temutissima elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti, Bart scrive sulla lavagna “Being right sucks”. Geniale umorismo, pura casualità o complotto stellare?

Per comprendere i Simpson a livelli più profondi di quello base, da umorismo casalingo, è necessario un certo grado di alfabetismo culturale. Non si tratta sempre di qualcosa di intellettuale, di intellettualoide o di particolarmente oscuro e misterioso: spesso si basa sui classici delle serie televisive precedenti, come, ad esempio, l’Orso Yogi, Casper, o Twin Peaks, se vogliamo evitare di confrontarci con orsacchiottose merende nel parco e fantasmini chiacchieroni. Ovviamente, per coltivare l’intimità con un certo pubblico, è inevitabile e necessario, talvolta, escluderne altri. Questo perché una comunità intellettuale si crea grazie ad un corpo comune di conoscenze, di timori e di visioni politiche. Matt Groening, laureato ad Harvard, ha studiato Filosofia, ha una cultura cinematografica e letteraria invidiabile e un’evidente inclinazione sinistroide, senza che questo gli impedisca di essere dissacrante e ironico, in maniera totalmente bipartisan.

In “Bart to the future”, Lisa, seduta nello Studio Ovale, si lascia andare ad un commento acido sul suo predecessore: “Come sapete, abbiamo ereditato un bel problema economico dal presidente Trump“, dice. Qui sta la vera previsione dei Simpson, che rivela, fra le altre cose, cosa potremmo trovarci a dover risolvere fra quattro anni, se non saremo stati spazzati via da qualche bomba o murati vivi in Messico, così, a caso. L’antipolitica chiassosa e violenta incarnata da Trump, nell’immaginario giallo e brillante di Groening ha come conseguenza Lisa, vale a dire la figura dell’intellettuale sensibile, vegetariano e un po’ antipatico tanto inviso agli americani. Un po’ come dire: avete voluto mangiare pandoro, pasta al forno e carboidraiti complessi per tutte le feste? E adesso, insalatine. Verdi, insipide, insulse, piene di semini granulosi che fanno bene alla pelle, poco sale, che fa venire la cellulite e niente olio. Insomma, insalatine. (Colgo l’occasione per manifestare il mio odio per chi possiede un metabolismo veloce. Quanto vi odio. E ora torniamo a parlare di Trump).

Secondo Martha Nussbaum, una delle più conosciute studiose sostenitrici della teoria della funzione euristica della narrativa, autrice di opere come The Fragility of Goodness e di Cultivating Humanity, la narrativa può portare non solo allo sviluppo di una comprensione maggiore, ma anche di una morale migliore. Nussbaum in Love’s Knowledge afferma la funzione euristica della narrativa, decretando come certe verità possano essere comunicate in modo efficace solo nell’arte. In particolare, questa filosofa si focalizza sull’inimitabile capacità della letteratura di rivelare verità morali. Certamente coloro che negano che la letteratura possa istruire sono rimasti scioccati nell’apprendere come, talvolta, la fantasia non superi la realtà, ma l’anticipi soltanto. Quello che possiamo dedurne è che ciò che si può leggere come catastrofico (Trump presidente) potrebbe finire per rivelarsi solamente catartico: quattro anni di follie, muri messicani, messicani contro i muri, populismi e biondismo inaccettabile, magari, potrebbero portare a un presidente come Lisa Simpson. Chissà se bisognerà aspettare il 2030 per una donna presidente. Nel frattempo, vado a prepararmi un’insalatina.

Sofia Torre

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