Gli Dei del Manga: Katsuiro Otomo – Domu, Sogni di Bambini

Quando pensiamo al Giappone la prima immagine nitida che abbiamo tutti è la rappresentazione ipertecnologica della capitale, Tokyo, sempre illuminata e piena di enormi grattacieli, con quel tratto di distopia post-tecnologica con gli occhi a mandorla che la distingue dall’altra grande metropoli dei grattacieli, New York.

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Locandina del film di animazione Akira – fonte: http://www.billysteele60.files.wordpress.com

E se oggi abbiamo questo immaginario di Tokyo è grazie anche ai lavori di Mangaka come Katsuiro Otomo, la cui opera più famosa Akira altro non è se non un ammonimento distopico sul futuro post-tecnologico a cui la razza umana va incontro.

Ma se Akira è una capolavoro assoluto dell’animazione giapponese, tanto da essere paragonato a veri e propri Cult Movie della fantascienza quali Blade Runner e Metropolis, oggi in questa rubrica volevo trattare una differente opera di Otomo, precedente ad Akira: Domu o Sogni di Bambini.

In realtà Domu è un neologismo, formato dall’accostamento dei Kanji e , che significano, tra le altre cose, Bambino e Casa. Il loro accostamento può quindi essere reso in qualsiasi spettro di singolari/plurali e maschili/femminili, ma in linea con la scelta editoriale usuale in Italia, lo tradurremo con Sogni di Bambini. Il perché questa scelta sia sensata sarà evidente più avanti.

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Il caseggiato dove si svolge Domu – fonte: http://www.whereiscomics.files.wordpress.com

La particolarità artistica di quest’opera a fumetti è che essa rappresenta l’unione del filone fantascientifico con quello sociologico: non è troppo esagerato affermare che essa sia un’opera dove alla fantascienza, debolmente tratteggiata nel confronto all’opera omnia di Otomo Akira, si unisce un’analisi sociale e della psicologia dello sviluppo.

In Domu infatti i protagonisti assoluti sono i bambini, che con la loro irrefrenabile capacità di sognare, di immaginare e di giocare al confine tra realtà e fantasia, sono dotati di poteri psichici enormi, nascosti ed ignoti al mondo degli adulti.

Ma l’opera è sociologica perché descrive un aspetto comune a tutte le società moderne umane: l’alienazione delle periferie sovraurbanizzate dove la costruzione di enormi palazzoni residenziali di edilizia popolare costringe migliaia di famiglie ad una sottospecie di convivenza forzata; questo è forse l’aspetto dell’Asia industrializzata che più conosciamo: basti pensare alle periferie di megalopoli quali Tokyo, Hong Kong, Shanghai, Beiping, etc.

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Locandina di Domu, Sogni di bambini – fonte: http://www.media.tumblr.com

È qui che Otomo ambienta il suo primo capolavoro: in questo caseggiato avvengono fatti inspiegabili, che un anziano detective di Polizia prova a risolvere: morti accidentali in condizioni straordinarie, suicidi inspiegabili, etc.

Come lettori si assiste a descrizioni minuziose e fortemente cinematografiche delle scene trasformate in tavole fumettistiche. La tendenza di Otomo verso il mondo dell’animazione è decisamente evidente in quest’opera, dove il tratto artistico puro viene modellato per far sì che le singole scene abbiano vita propria, con una dinamica profonda ed un uso dei suoni onomatopeici e del silenzio magistrali a far sì che il lettore non legga l’opera, ma la viva, così come accade in un film.

E se la parte iniziale dell’opera è una descrizione ieratica del contesto, sia urbanistico che umano, la parte finale è un inno al dinamismo scenografico degli effetti speciali la cui influenza si estenderà prima sulla successiva opera di Otomo, Akira, e poi su tutta l’animazione Giapponese, in opere quali Evangelion e Ghost in the Shell (che a breve diventerà un Film di Hollywood con la bellissima Scarlett Johansson come protagonista) che saranno pietre miliari del genere a livello mondiale.

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La bambina protagonista di Domuhttp://www.laprivatarepubblica.com

La parte più peculiare dell’opera è proprio la sottile componente fantascientifica, che si limita ad assegnare ai bambini una sorta di potere psichico collettivo, dovuto evidentemente alla capacità dei bambini di utilizzare la fantasia come strumento di gioco, mediante il quale rendono possibile la trasformazione mentale della realtà ad un mondo unico e personale dell’immaginazione.

Caratteristica, questa, totalmente oscura agli adulti, che non possono in questo modo né comprendere né tantomeno usufruire di questo potere, ma ne sono passivamente soggetti. Ed è questo il motivo che inizialmente rende incomprensibile il contesto investigativo ai protagonisti: loro vivono una realtà unica, immobile, immutabile; al contrario la realtà è molteplice, fluida e malleabile, e pensare a spiegazioni preconfezionate su come questa funzioni non porta alcun risultato, mentre la forza immaginifica del gioco è preponderante.

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Il cattivo, il vecchietto Cho – fonte: http://www.goodreads.com

Ed è per questo che il “cattivo” altro non è se non un mite vecchietto rimbambito, che vive da solo ed isolato da tutti, nutrendosi di ricordi misti a fantasia, che gli consentono di avere accesso a quel mondo immaginifico dei bambini. Un problema mentale dovuto all’anzianità – piaga decennale del Giappone, paese in contino invecchiamento collettivo – si trasforma così in un modo diverso e più potente di intendere la realtà, potendola trasformare a proprio piacimento.

Ma non essendo puro, come solo un bambino può essere, ciò velocemente diventa in una maniera perversa e quasi innocente di vessare il prossimo, di fare il male: quel male che è estraneo al mondo dei bambini – estremamente iconizzato – e che invece ad esse si oppone, nella figura della protagonista, una piccola bambina molto vivace.

In definitiva, quest’opera ad un lettore odierno può apparire un insieme di concetti tipici ed abusati della fantascienza (destino che peraltro condivide con Akira): poteri psichici, sovraurbanizzazione e distopia sociale, scene dinamiche da effetti speciali, bambini come protagonisti. Ma ciò è principalmente dovuto al fatto che, come Akira, quest’opera diventa subito una icona del genere, affermandosi ed affermando il genere stesso in un panorama, quello del fumetto e dell’animazione giapponese, che successivamente diventerà forse il leader mondiale del tema.

Alessandro Bombini

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Uscite della rubrica Gli Dei del Manga

  1. Jiro TaniguchiIn una città lontana

  2. Osamu TezukaLa Storia dei Tre Adolf

  3. Go NagaiDevilman

  4. Hayao MiyazakiSi alza il Vento

  5. * Katsuiro OtomoDomu, Sogni di Bambini

  6. Naoki UrasawaPluto

  7. Takehiko InoueVagabond

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