La meningite si sta diffondendo (?)

Nelle scienze sociali il termine effetto gregge viene utilizzato per descrivere una situazione in cui gli individui, seppur in modo indipendente, agiscono tutti in modo coerente. Per dirla in breve, senza che nessuno glielo dica, fanno tutti la stessa cosa proprio come se fossero un gregge.

Questo effetto è particolarmente importante se si considera il mondo della finanza. Infatti, in presenza di bolle speculative, cioè quando i prezzi salgono, i profitti vengono fatti da chi è nel mercato, cioè da chi ha comprato quel titolo: questo spinge gli investitori a comprare tutti la stessa cosa e a far aumentare il prezzo della sua quotazione. Ma cosa accade se, ad esempio, un giornale pubblica una notizia negativa legata a quel titolo? Tutti potrebbero iniziare a venderlo per paura di perderci perché questa volta i profitti si ottengono uscendo dal mercato. Le vendite iniziano a diffondersi e si genera così del panico. Risultato finale: tutti fanno la stessa cosa senza che nessuno glielo abbia detto e la bolla speculativa “esplode”.

L’effetto gregge e la meningite

A proposito di panico, negli ultimi giorni in Italia si è assistito ad un vero e proprio assalto ad ospedali, medici di base, uffici pubblici per la vaccinazione, stanze di pronto soccorso: tutti vogliono vaccinarsi contro la meningite. Cosa sta succedendo? Siamo in emergenza o siamo in presenza di una manifestazione dell’effetto gregge?

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Sarà stata un po’ complice la storia di Bebe Vio che ha commosso e allo stesso tempo ispirato tutti noi (se mai lei dovesse leggere questo articolo, colgo l’occasione per dirle che è una grande!), sarà stata un po’ la risonanza dei media sulle morti da meningococco degli ultimi mesi (colgo anche  l’occasione per ricordare che per i tg “a bad news is a good news”), ma qui si è scatenato il panico nonostante i casi siano stati in calo rispetto all’anno 2015 e a quello precedente ancora (2014). Al di là del fatto che questa storia sembra mostrare tutto il lato bipolare del popolo italiano – ricordo che fino a qualche mese fa nessuno voleva più vaccinarsi e/o vaccinare i propri figli – sono sicuro che una campagna comunicativa efficace possa rendere gestibile il panico che si sta venendo a generare su tutto il territorio dello stivale, senza sottovalutare la questione che resta comunque delicata.

La meningite raccontata da Google

Affidandomi alla strumentazione messa a disposizione da Google, ho cercato di capire qualcosa in più analizzando i dati negli ultimi tre mesi di ricerca per il territorio nazionale (per semplicità non sto a spiegare come funzionano i Google Trends, ma i più curiosi possono trovare qui tutte le info https://support.google.com/trends).

Innanzitutto, una prima analisi mostra che esistono dei trend crescenti, caratterizzati da picchi, nelle ricerche su Google per i termini meningite e meningococco. La ricerca del termine vaccino meningite, invece, ha subito una brusca impennata nei giorni successivi a quest’ultimo Natale, anche se ora sembra che l’allerta stia rientrando.schermata-2017-01-10-alle-22-34-30

La prima osservazione interessante che emerge è che sebbene queste ricerche crescono in modo repentino sul web, una volta toccato il picco, queste sono caratterizzate da un qualche grado di persistenza, cioè decrescono in modo meno veloce rispetto a come sono cresciute.

Andando ad approfondire l’analisi, si vede che le quattro città maggiormente “spaventate” da meningite e meningococco sono toscane: questo risulta coerente con la realtà, dato che proprio in Toscana sono stati individuati di recente tre casi di meningite, proprio in concomitanza dei picchi delle ultime settimane.

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Al quinto posto troviamo Brescia e, se continuiamo a scorrere la classifica, le città sono quasi tutte in prevalenza delle regioni Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia. Fanno eccezione le città di Napoli, Bari, Catania e Palermo. Analizzando le ricerche su Meningococco, è Roma che la fa da padrona, anche se i risultati che interessano le distribuzioni delle ricerche sul territorio restano comunque invariate.

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Da quest’ultima tabella, però, emerge un altro dato interessante: le ricerche associate al termine Meningococco sono accompagnate dalla parola vaccino che, a sua volta, è associata in molti casi alla parola adulti.

Andando a considerare, invece, la ricerca vaccino meningite, oltre a ritrovare le medesime città in pole position, a cui si sono aggiunte anche Palermo e Catania, si osserva che tra le ricerche correlate più frequenti, cioè quelle con una crescita maggiore, vi è anche quella relativa al costo del vaccino.

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Continuando con l’analisi delle ricerche associate al termine vaccino meningite, questa volta su un periodo di tempo più ridotto (ultima settimana), è possibile rinvenire i seguenti termini associati: prezzo/costo, asl/ats (azienda per la tutela della salute) e controindicazioni.

Inoltre, continuando con l’analisi dei dati che Big G offre, si osserva che i picchi giornalieri sono frequenti intorno alle ore 7 (maggiore) e alle ore 20 (minore) – mi verrebbe da pensare che siano in relazione con la diffusione di notizie da parte dei tg.

Un altro dato interessante – banale lo so – è che le ricerche sono principalmente localizzate nei luoghi limitrofi a città in cui viene rintracciato l’ultimo caso di meningite. Ad esempio, in data 11 gennaio 2017 sono esplose le ricerche del termine meningite, vaccino meningite e sintomi meningite proprio in Puglia per via di un caso rintracciato nei pressi di Bari. Il dato curioso è che se si analizzano i dati di quel giorno, per i termini meningite e vaccino meningite si scopre che le ricerche continuano ad essere effettuate anche nelle città in cui si sono verificate morti prima di tale data (come se si verificasse un effetto solidarietà), anche se il termine sintomi meningite è quasi esclusivamente concentrato nel luogo dell’ultimo rinvenimento.

Volendo tracciare un identikit del soggetto tipo di queste ricerche, considerando quanto emerso dai Google Trends, si potrebbe dire che sicuramente questo è un soggetto adulto e lavoratore (dati gli orari di ricerca), prevalentemente del Centro-Nord e che è localizzato nei pressi degli agglomerati urbani in cui si verifica la morte sospetta. Inoltre, è sì preoccupato delle controindicazioni del vaccino, ma sa anche che questo ha un costo (che forse lo spaventa ancora di più) perché il sistema sanitario nazionale non lo eroga in forma gratuita.

Niente panico con una comunicazione efficace

Ma a cosa è servito tutto ciò?

Lungi da me l’idea di sottovalutare il problema, ma questa analisi ex-post ha messo in evidenza alcuni elementi essenziali che potrebbero essere utili per strutturare una campagna comunicativa efficiente volta a scongiurare il rischio panico e quindi un potenziale effetto gregge.

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Ad esempio, informazioni in merito ai sintomi e alle possibili attività di prevenzione potrebbero essere esposte in luoghi frequentati da lavoratori, come stazioni ferroviarie e della metro, perché luoghi che potrebbero rappresentare snodi di contaminazione o di contatto con gente infetta: questo ragionamento è supportato dalla prevalenza di ricerche in grossi centri urbani piuttosto che nei centri di dimensioni più ridotte. Nonché attraverso messaggi radiofonici in orari di punta del traffico o cercando di limitare l’annuncio di morti “sospette” o “presunte” all’interno dei tg.

Altro aspetto interessante che emerge dai dati è che una campagna di prevenzione efficace contro la meningite dovrebbe essere condotta in prima battuta in quei luoghi in cui le vicende di cronaca sono più recenti in modo da spegnere eventuali focolai di terrore – ad esempio, partendo da Milano/Brescia, Firenze e dintorni, Bari – spostando l’attenzione poi in altri luoghi.

Tutto questo ammesso che il Ministero delle Salute abbia ancora voglia di comunicare qualcosa.

Niky Venza

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