Dentro la corte dei miracoli di Donald Trump

Alessando Maffei ha 19 anni ed è di Novara. Studente universitario, ha deciso di volare a Miami per partecipare, come volontario, alla campagna elettorale della candidata democratica Hillary Clinton e per osservare in prima persona l’evento politico dell’anno. La rubrica USA2016 Pills raccoglie le sue impressioni, le sue idee e gli elementi più interessanti della sua esperienza.

Nella vita, io credo, bisogna essere sempre aperti ad ascoltare gli altri e a mettersi in discussione, e tanto più un ragionamento ci pare lontano dalla nostra mentalità, tanta più attenzione dovremmo dedicargli, per cercare di comprendere un punto di vista differente. È con questo spirito che ieri mattina mi sono recato a sentire il discorso di Donald Trump al Bayfront Biscayne Amphitheater.

Devo riconoscere che la giornata sembrava preannunciarsi molto divertente. A battezzarla era stato l’incontro con due signore, una peruviana e una cinese, che avevano addobbato i loro cani da perfetti senatori repubblicani (a volte le persone si prendono in giro da sole senza rendersene conto), avevano indossato vestiti a stelle e strisce, e, non paghe di tutto ciò, si erano piazzate davanti all’ingresso principale per farsi fotografare. I vestiti erano sgargianti, i capelli malamente tinti: l’incontro a cui ho potuto assistere pareva una mascherata in cui ognuno faceva a gara ad essere più esagerato nel modo di vestire e nel fare provocazioni politicamente scorrette.

Alessandro Maffei Miami
Alleghiamo prova fotografica dell’incontro

Ho così iniziato a fare domande a proposito di Trump: i più mi hanno detto che la cosa che preferivano del Tycoon è che non fosse un politico e che non fosse un bugiardo. Non sono però riuscito a parlare con i volontari di Trump: quando ci ho provato, infatti, si sono tutti irrigiditi, mi hanno chiesto se fossi un giornalista e hanno iniziato a rispondere in modo evasivo. Entrato nell’anfiteatro mi sono recato tra le prime file. Al mio fianco c’era esattamente il tipo di persona che speravo di incontrare: un grasso americano complottista che, durante un’accesa discussione con un veterano, sosteneva che Donald Trump fosse al 70% nei sondaggi ma che i media mentissero e che Hillary Clinton volesse creare uno stato di polizia che ci controllasse tutti. Con questa compagnia è iniziata la conferenza.

Il presentatore era un reduce del Vietnam, ma i conferenzieri non erano assolutamente da meno. Il primo a deliziarci è stato un pastore protestante, che ha parlato con toni apocalittici e poi ha guidato la preghiera, vero e proprio acmé della giornata, in cui è stata benedetta la bandiera, la famiglia di Trump e infine la patria America, con grande sollievo dei presenti (con tutto quello di brutto che accade quotidianamente negli USA stavano quasi iniziando a pensare che Dio non fosse un loro fan!).

Da qui in poi, lo devo ammettere, l’incontro è iniziato a diventare sempre più inquietante. Al pastore sono succeduti tutti quegli assurdi personaggi che vi aspettereste di vedere a un meeting repubblicano: “un veterano eroe” (non ho mai trovato un veterano non eroe) che si è sacrificato per la patria e che ora non la vuole dare in mano a una bugiarda come Clinton, una donna, suo dire, truccata pesantemente e con numerose operazioni chirurgiche alle spalle (ma anche a tutto il resto del corpo), un miliardario che ci racconta di quando era povero e orfano di padre e invece adesso, grazie a questo meraviglioso Paese, ha una Ferrari. Tutto questo è stato condito con: giuramento alla bandiera americana, undicenne che – tutta impomatata – canta l’inno, aereo con striscione elettorale e standing ovation ogni volta che qualcuno diceva che Miami fosse la città più bella del mondo. Quello che era inquietante, tuttavia, erano due aspetti: il primo consiste nei discorsi dei conferenzieri, il secondo, cosa che mi ha sorpreso di più, le reazioni del pubblico.

I conferenzieri mi hanno talvolta spiazzato. Mi aspettavo di trovare i temi tradizionalmente di destra: libero mercato, lotta alla criminalità, lotta all’immigrazione. Ho trovato, purtroppo, ben altro. Hanno fatto riferimento a due grandi nemici, ossia il socialismo (questa era facile) e la globalizzazione (più inaspettato). Si è spesso parlato degli Stati Uniti come se il paese fosse solo una propaggine dell’esercito e la parola Presidente è stata più volte sostituita da Comandante in capo dell’Esercito.

Le reazioni del pubblico invece sono quelle che più mi hanno sconvolto perché è ciò che non si vede in TV. Le persone accoglievano tutto non solo con entusiasmo (che sarebbe cosa normale), ma con vera e propria adorazione ed estasi. Pareva di trovarsi all’incontro di una di quelle sette religiose in cui il pastore ti fa il lavaggio del cervello: i presenti, si capiva, quando sentivano le parole degli speaker non pensavano a un progresso del Paese ma a un vero e proprio successo personale.

Tra il pubblico non vi erano ricchi borghesi che volevano meno tasse, ma degli ultimi, degli emarginati, ai quali veniva promessa la ricchezza, il successo, la realizzazione, la Terra Promessa. Se il Sogno Americano è alla portata di tutti, loro, che non sono riusciti ad arricchirsi, sono dei falliti. E all’improvviso vengono fuori un gruppo di santoni e parlatori di TV da quattro soldi che ti dicono che anche tu riuscirai a farcela, se fino ad adesso non hai realizzato il sogno americano è perché te lo hanno impedito (i comunisti, l’establishment, il capitalismo, tutto fa brodo). L’unica cosa che devi fare è votare Donald Trump.

donald trump supporters

Quello che voglio dire è che l’elettorato di Trump non sembra mosso da scelte razionali, l’impressione che ho avuto è di essere circondato da un gruppo di fanatici religiosi che finalmente, dopo una vita di insoddisfazioni, vedono una soluzione al loro problema e la possibilità di un futuro migliore. E così finiscono per scagliarsi contro il capitalismo e contro i bolscevichi. Sono disponibili ad accettare ogni tipo di contraddizione, da un miliardario che parla di lotta alla globalizzazione a un ex profugo cubano che parla di costruire un muro contro i migranti. Tutto ciò che dice il Capo, la Mente, la Luce, non solo è vero, ma diventa anche un problema concreto e sentito da tutti.

E così mi sono ritrovato a parlare con il mio vicino, quello complottista, che mi diceva che Trump avrebbe abbattuto le tasse dal 33% al 10%, che distruggerà la globalizzazione e le multinazionali per dare i soldi ai poveri e che sconfiggerà l’Arabia Saudita (che in realtà è un grande alleato degli USA), colpevole di essere uno stato immorale e violatore dei diritti umani. Verranno cancellate le élites intellettuali, i poteri forti che ci controllano e finalmente (cito testuale) “verrà creato un mondo migliore in cui tutti si aiuteranno l’uno con l’altro”.

Quando, finalmente, è arrivato The Donald, ossia il Prescelto, è scoppiata un’ovazione generale. Il discorso del Tycoon ha confermato i miei timori. Dopo una filippica contro Hillary Clinton, definita bugiarda, mentitrice, colpevole di aver tradito Sanders (Trump vuole i voti dei sandersiani e quindi non parla mai male del candidato socialista) promesso un mondo migliore l’8 novembre: l’economia ripartirà, verrà sconfitta la droga, le aziende americane che hanno delocalizzato verranno riportate in patria, l’esercito americano tornerà il più forte al mondo.

Si va in un crescendo: verrà azzerato il debito degli studenti, verrà distrutto il sistema capitalistico e le establishment succhiasoldi dei milionari e delle multinazionali, verrà ripensato il sistema dei media, poiché sono bugiardi e falsi e in mala fede. Verrà distrutto l’Isis e il Male, verrà abolito il sistema sanitario di Obama e gli Stati Uniti non accoglieranno più i profughi siriani, verranno puniti più severamente coloro che uccidono i poliziotti perché sono nemici del Paese. Il pubblico, ad ogni contraddizione o cosa praticamente irrealizzabile detta, reagiva con applausi, grida e uno sguardo carico di speranze.

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Il 3 gennaio 1925 Mussolini, dopo la famosa secessione dell’Aventino, spezzò gli indugi e, nel famoso discorso al parlamento, disse: “Se il Fascismo non è stato che olio di ricino e manganello e non invece una superba passione della migliore gioventù italiana, a me la colpa!”, e continuò dicendo: “Questa sedizione dell’Aventino ha avuto delle conseguenze perché in Italia oggi chi è fascista rischia ancora la vita!”. Io temo, spero e mi auguro di sbagliare, ma arrivo ad affermare questo: Donald Trump, soprattutto il suo elettorato, è il più grande pericolo mondiale dall’inizio del terzo millennio.

Non stiamo parlando di una destra filocapitalistica ma di una destra sociale e populista, che tanto ha fatto male all’inizio del secolo scorso. La sua dialettica, il suo modo di fare, le sue dinamiche sono troppo simili a quelle utilizzate da Adolf Hitler e Benito Mussolini perché la cosa non ci preoccupi. Anche lui usa il vittimismo dalla sua parte: “I fascisti vengono ancora perseguitati” per Mussolini, “i media, l’establishment e i politici sono tutti contro di me” per Trump. Entrambi hanno iniziato usando espressioni che possono fare temere svolte militari drastiche: Mussolini, in quello stesso discorso, smentiva di voler introdurre la pena di morte, Trump sta parlando rafforzare l’esercito e di essere più duri con chi uccide i poliziotti (anche se in realtà sono più i casi di civili uccisi dai poliziotti che i casi di poliziotti uccisi dai civili). Entrambi hanno trovato un paese devastato e un popolo affamato ed esasperato, in un caso dalla Prima Guerra Mondiale, nell’altro dalla crisi economica peggiore dal 1929 ad oggi. Entrambi cercano un nemico comune, i socialisti e la globalizzazione (non bisogna dimenticare che il primo fascismo era repubblicano e anticapitalista), oggi con Trump è lo stesso.

Entrambi hanno, ai loro piedi, un esercito di diseredati e disperati, che è sempre stato frustrato e insoddisfatto e che ora vede la prospettiva non solo della ricchezza e della forza, ma anche di entrare a far parte di una società più buona e giusta in cui loro siano rispettati e ben accolti. Nemico interno (establishment o socialisti), nemico esterno (immigrati e altri stati che ci odiano), vittimismo e svolta autoritaria: è una dinamica che è già stata vista e ha portato al più grande disastro globale di tutti i tempi. Non so se Donald Trump stia creando qualcosa più grande di lui o, cosa più drammatica, sia esattamente consapevole di ciò a cui sta dando vita. Spero di non scoprirlo mai.

Alessandro Maffei

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