EuroCorner, puntata 1: Gianni e gli Europei

Per celebrare gli Europei di Francia, The Corner inaugura oggi una speciale rubrica, che terminerà con la fine della kermesse: EuroCorner. E qual modo migliore di cominciare se non con un bel ripassone di tutto ciò che è successo in passato? Non temete, non tutta tutta la storia degli Europei, ma di tutti quelli che un trentenne oggi può aver visto, quindi da quello del 1988 ad oggi (ok, un trentenne oggi avrebbe avuto due anni nel 1988, e magari non avrebbe guardato con interesse agli Europei, ma non siate pignoli). I protagonisti di questo racconto sono i migliori gol di quei campionati europei, i gol che il Nostro Fantomatico Trentenne, d’ora in poi, per comodità, Gianni, ricorderà per sempre.

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Cominciamo proprio dai due anni del nostro Gianni. Si gioca in Germania Ovest, otto squadre partecipanti divise in due gironi da quattro. Il primo vede dominare i padroni di casa e l’Italia, che pareggiano tra loro e sconfiggono Spagna e Danimarca. L’altro è un girone tostissimo, in cui ci sono URSS, Paesi Bassi, Inghilterra ed Irlanda. E i due nostri protagonisti giocano entrambi in questo girone.

L’Inghilterra è stata sconfitta dall’Irlanda nella prima partita e dall’Olanda nella seconda, eliminata prima ancora di poter incidere. I giocatori dell’Eire si trovano così padroni del loro destino, e nella seconda gara affrontano l’URSS prima del girone con i due punti vinti sugli Oranje. E’ il 38′ del primo tempo. Rimessa laterale, prende palla McCarthy che prende la rincorsa. L’intenzione è quella di lanciarla in area, e poi vedere ciò che succede. E quello che succede è incredibile. Al volo, in rovesciata, spunta la bandiera del Liverpool Ronnie Whelan. Nessuno ha dubbi. E’ il gol del torneo. E invece…

Avanti veloce. Irlanda, Italia e Germania Ovest vengono eliminate. Rimangono, in finale, Unione Sovietica e Olanda. Il primo tempo si chiude sull’uno a zero per gli arancioni, ma Rinus Michels vuole di più. Sono i Paesi Bassi, lui è l’inventore del Calcio Totale, che dimostrino che l’Olanda non era solo Cruijff. E a dimostrarlo ci pensa Marco, che era stato compagno di Johan ed allenato da Johan. L’Olanda vince il suo primo Europeo.

Ma si sa, il calcio, come la vita, è strano, e può farti salire nell’Olimpo e poi spingerti nel più profondo baratro. Semifinale dell’Europeo successivo, 1992, Svezia. Si trovano di fronte Olanda e Danimarca, a sorpresa giunta fino lì. E alla fine dei 90 minuti, il tabellone dello stadio di Goteborg segna due a due. Rigori. E l’unico a sbagliare il suo tiro dagli undici metri è proprio Marco Van Basten, che condanna l’Olanda all’eliminazione e la Danimarca alla finale. Di fronte, la Germania, per la prima volta unita. Ma non basta.

Dopo diciotto minuti, i Danesi vanno in vantaggio. Palla rubata, Flemming Povlsen si invola sulla fascia e serve il pallone al centro. Ma la punta è lui, Laudrup e Larsen sono già in area. E così sul pallone arriva John Jensen, che spara una fucilata imparabile per Bodo Illgner. Gol. Per quel gol Jensen verrà comprato dall’Arsenal, dove giocherà quattro anni, segnando una sola rete. Poi si scoprirà che il suo procuratore, Rune Hauge, aveva pagato l’allenatore Graham per farlo comprare. Ah, per il suo gol la Germania sarà costretta ad attaccare alla disperata, scoprendosi troppo. Contropiede, gol di Vilfort ed Europeo alla Danimarca.

1996. Gianni ha dieci anni, e contemporaneamente, il Football Comes Home. L’Europeo va di scena in Gran Bretagna. I padroni di casa partono così così, con un pareggio con la Svizzera. Ma la seconda gara, in uno Wembley stracolmo, è contro la Scozia. Shearer porta avanti i leoni, ma la gara è combattuta, fisica, tosta. Gli scozzesi avrebbero pure un rigore a favore, neutralizzato da Seaman. Finchè non sale in cattedra il più tosto di tutti, quando gli gira, sennò è solo il più matto. Paul Gazza Gascoigne.

In questo europeo però ci sono ben sedici squadre, il doppio delle precedenti edizioni. I gironi sono molto più movimentati, le squadre dell’Est hanno molto più spazio. Nella Bulgaria sale in cattedra Hristo Stoickov, che segna tutti e tre i gol della squadra, inutili però perchè i tricolori non superano il girone. Nel gruppo D ci sono i campioni uscenti della Danimarca, dati per favoriti insieme al Portogallo. Ma di mezzo ci si mette la Croazia, con Zvonimir Boban, e soprattutto Davor Suker, che insieme schiantano i danesi e passano il girone.

Davanti a loro nel girone però passano i lusitani, che vincono anche loro con tre reti contro i balcanici. Ai quarti, affrontano la Repubblica Ceca, passata davanti all’Italia solo per la differenza reti. Il pronostico sembra scontato. Ma come sembra sempre più chiaro, negli scontri diretti nulla lo è. Karel Poborsky decide tutto, con un gol impressionante. Verrà poi acquistato dal Manchester United, dove farà la riserva, nonostante giunga 11^ nella classifica del Pallone d’Oro di quell’anno. E poi i tifosi dell’Inter lo ricorderanno con orrore, per la doppietta che il 5 maggio del 2002 darà la vittoria di quella gara alla Lazio, e dello scudetto alla Juventus. Con questo gol la Repubblica Ceca batterà il Portogallo ed arriverà in finale, dove però sarà sconfitta dalla Germania con una doppietta di Bierhoff.

Arriva il nuovo millennio, e con esso puntuale l’Europeo di Belgio ed Olanda. Il girone A viene dominato dal Portogallo, che favorisce la Romania eliminando in un colpo solo Inghilterra e Germania. L’avvio della prima gara dei rossoverdi però è difficile. Contro ci sono i britannici, e dopo appena tre minuti sono già in vantaggio con Scholes, e dopo 20′ sono due i gol dei Tre Leoni. Ma per il Portogallo gioca un certo Luis Figo, che vincerà il Pallone d’Oro alla fine dell’anno. Prende palla nel cerchio di centrocampo, ed è l’ultimo uomo. Capisce che deve pensarci lui. 

Contemporaneamente, Francia ed Olanda si trovano a sfidarsi per la testa del loro girone. Repubblica Ceca e Danimarca non hanno offerto un avversario di livello, e sono state battute entrambe. La gara tra le due è ricca di gol, ma alla fine prevalgono i Paesi Bassi, in casa ad Amsterdam, anche grazie a questa rete di Frank De Boer. Sarà poi inutile, perchè l’Olanda verrà eliminata ai rigori dalla finalista Italia (dopo un roboante 6 a 1 contro la Jugoslavia) mentre la Francia vincerà il torneo

Nel 2004 il nostro Gianni diventa maggiorenne, e magari va a vedersi le partite dell’Europeo portoghese in giro con gli amici e le amiche. E vede uno dei miracoli sportivi più inaspettati degli ultimi anni, o quantomeno della sua vita. E’ il turno del Portogallo. Sono ormai varie edizioni che arriva sempre più in alto, è in casa ed è una delle formazioni più ripiene di qualità che il calcio moderno abbia mai visto, con Ricardo Carvalho, Jorge Andrade, Figo, Deco, Maniche, Cristiano Ronaldo, Pauleta, e Rui Costa. E invece vince la Grecia, squadra capace di vincere con i padroni di casa sia nella partita inaugurale che, e soprattutto, in finale. Il Portogallo arriva in finale grazie a questo gol di Rui Costa ai quarti contro l’Inghilterra, ma soprattutto con la rete di Manciche, in semifinale contro l’Olanda.

Ma Gianni viene ammaliato da un altro giocatore, guardando le partite dell’Italia. Nel girone degli azzurri ci sono Svezia e Danimarca, che con il famoso biscotto ci condanneranno all’eliminazione. Ma è soprattutto Zlatan figlio di Abramo a condannarci. E Gianni è contemporaneamente triste e contento, perchè tifa Juve e sa che Zlatan vestirà bianconero.

Quella del 2008 non è una finale scritta, ma ci arrivano senza dubbio le due squadre sulla carta più forti. La Germania è piena di campioni, gli stessi che hanno sfiorato la finale mondiale solo due anni prima. La Spagna deve scrollarsi di dosso la nomea di eterna incompiuta.

La Germania ha perso contro la Croazia, e all’ultima partita del girone deve vincere contro i padroni di casa dell’Austria per passare il turno. La gara è difficile. Ma sono sempre queste gare a tirare fuori il carattere dai veri giocatori. Calcio di punizione. Michael Ballack, il capitano, prende il pallone. Lo sistema, e dopo un tocco spara una cannonata sotto l’incrocio. 1 a 0 e la Germania passa. Prende un sacco di gol, ma ne fa sempre di più, ed alla fine incrocia la Spagna. Ma le Furie Rosse sono troppo forti, sono all’inizio del grande ciclo, e Torres non sta a sentire nessuno. Ancora una volta 1 a 0, ma per gli altri, la Spagna è campione d’Europa.

Il nostro Gianni si avvia ormai verso un futuro radioso. Ha terminato l’università, è entrato nel mondo del lavoro e sta pensando di mettere su famiglia. Intanto però ci sono da giocare gli Europei di Polonia e Ucraina.

Nonostante tutto, Gianni è ancora legato a Zlatan figlio di Abramo. In più segna così alla Francia, che non guasta. Però è un gol bello ma inutile, la Svezia è già fuori e la contemporanea sconfitta dell’Ucraina porta comunque avanti i galletti, che comunque verranno eliminati poco dopo dalla Spagna finalista. E l’altra squadra da finale? Beh, gli altri siamo noi. Finalmente siamo protagonisti, sei anni dopo il Mondiale e dodici dall’ultima finale europea. Anche noi prendiamo un po’ di gloria.

Lo abbiamo aspettato per tutto il torneo. Ma Mario si fa trovare pronto proprio quando serve, forse nell’unica volta della sua carriera. Doppietta alla Germania e via, in finale. Ma è inutile, la Spagna è ancora quella di due e quattro anni prima. Quattro a zero e il trofeo è ancora loro.

E ora? Beh, ora Gianni ha un figlio. Gianni Junior ha due anni, forse non sarà così interessato agli Europei, però qualche partita la guarderanno insieme. Magari avranno visto insieme il gol di Payet, e a Gianni, a ripensare a tutto questo, una lacrimuccia sarà scesa. 

Marco Pasquariello

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