Cina: tra lotta alla corruzione e l’intoppo dei “Panama Papers”

Nell’immagine antistante sono riportate le prime frasi che hanno consentito all’inchiesta Panama Papers di avere inizio, in totale segretezza, più di un’anno fa. In seguito all’inivio di 2.6 Terabytes di dati a un quotidiano tedesco, per opera di una fonte anonima (soprannominata John Doe), è divenuto di dominio pubblico un elenco nel quale sono stilati i nomi di moltissime persone che hanno o hanno avuto legami con un’azienda di consulenza panamense (la Mossack Fonseca); questa avrebbe fornito consulenza a persone facoltose per la creazione di compagnie offshore, una pratica che permette di avere un diverso regime di tassazione dal paese in cui si risiede. L’inchiesta, per via della sua enormità, è stata anche una prova del potere cooperativo del giornalismo internazionale, coordinato da un organo che a molti è rimasto sconosciuto fino a poche settima fa, l’International Consortium of Investigative Journalism.

Alcune delle conseguenze a seguito dell’inchiesta: il primo ministro islandese si è dimesso (la ferita finanziaria del 2008 è ancora aperta); il primo ministro inglese Cameron si è dovuto esporre di persona, a causa dei conti offshore del padre; e in Russia Putin ha rigettato le accuse che vedono alcuni suoi amici stretti possedere compagnie offshore, minimizzando i Panama Papers come un attacco dall’occidente per delegittimare la sua leadership. Così come altri paesi, anche la Cina non è stata risparmiata dall’inchiesta: tra le carte relative a Mossack Fonseca sono infatti presenti alcuni membri di spicco del Partito Comunista. Ma il caso vuole che proprio in questi ultimi anni il Partito si sia fatto promotore di una lotta senza quartiere alla corruzione.

xi
Presidente Xi Jinping e alcuni membri del partito

Da quando la Repubblica Popolare Cinese è governata dalla leadership di Xi Jinping, il governo ha dato inizio ad una serie di riforme volte a estirpare la corruzione che affligge il paese. Per dare un’idea, dal 2013 sono stati puniti circa 300.000 ufficiali di partito, tra questi anche alti esponenti, e membri delle istituzioni: 200.000 hanno subito una lieve punizione, mentre i rimanenti hanno subito un trattamento più duro. Come in molti regimi autoritari, tra il governo cinese e i media vi è un stretto rapporto simbiotico; e spesso queste notizie tendono ad avere una copertura particolare, sebbene non vengano mai chiarite le metodologie di persecuzione del reato. È necessario ricordare però un dettaglio: permane il sospetto che certe incarcerazioni siano avallate più da motivi politici e lotte di potere, che da scopi  giudiziari.

Per questo risulta necessario rivolgere l’attenzione alle persone vicine al presidente. In pochi avranno sentito parlare di Deng Jiagui, businessman che ha fatto fortuna nel settore immobiliare, il quale, secondo i documenti trafugati dalla Mossack Fonseca, sarebbe il titolare di due compagnie offshore: la Best Effect Enterprises e la Wealth Ming International Limited. Il nome si aggiungerebbe alla sterminata lista senza troppo clamore, se non fosse che Deng è il cognato dell’attuale presidente Xi Jinping. Ma Deng non è del tutto nuovo alla stampa occidentale. I suoi misteri e le opacità finanziare, avevano fatto comparire il nome di Deng nel 2012 in un’inchiesta di Bloomberg, che aveva evidenziato la presenza di ingenti somme di denaro associate a compagnie offshore a suo nome e la più che sospetta vicinanza alla famiglia di Xi.

Ma la lista di nomi non si ferma al cognato del Presidente, diverse sono infatti le persone rilevanti della comunità politica cinese ad essere presenti tra i contatti della Mossack Fonseca. Oltre alla presenza di un nipote di Mao Zedong, ci sono diversi componenti del Comitato Permanente del Partito Comunista Cinese. Bisogna però notare che i leader non hanno presenza diretta nelle carte, i nomi che compaiono sono tutti di figli, parenti o amici. Un altro esempio, è il nome di Li Xiaolin, soprannominata “The Power Queen”, la figlia dell’ex Primo Ministro Li Pengla, in possesso di un patrimonio che conta 550 milioni di dollari; il padre fu colui che orchestrò il massacro durante le protesta di piazza Tienanmen nel 1989. Altro nome importante è quello di Zeng Qinghong, vice presidente durante i primi anni della presidenza di Hu Jintao. Anche il figlio adottivo di Zhang Gaoli, uno degli uomini più potenti del paese e presente nel comitato politico centrale, compare nella lista della compagnia panamense.

Anche se ai cittadini cinesi non è vietato possedere compagnie offshore, ai i membri del partito è fortemente sconsigliato. Inoltre, a partire dal 1995, i politici cinesi hanno l’obbligo di riportare pubblicamente i loro guadagni. La leadership cinese – come anticipato – sta attraversando un momento critico, a causa della lotta alla corruzione, e non può permettersi passi falsi. Se allarghiamo l’analisi, l’indignazione potrebbe portare a possibili proteste, che metterebbero a repentaglio il controllo politico sul paese. Ma esiste un’ulteriore implicazione, legata alla campagna anti-corruzione: l’inchiesta Panama Papers potrebbe mettere in discussione il tentativo del Presidente Xi di ripulire il paese dalla corruzione. Infatti Xi si era presentato al popolo cinese come un leader incorruttibile e fortemente opposto a ogni pratica, anche moralmente dubbia, riguardo alle finanze dei membri di partito.

È proprio questa fase delicata di lotta alla corruzione a destare sospetti. Da una parte, non dovrebbero esserci problemi se un familiare di un politico detiene un conto offshore, ma giusto qualche tempo fa Xi aveva esortato i propri compagni di partito ad adottare una linea di condotta austera e d’esempio nei riguardi del popolo. Ciò nonostante, si fatica a capire come il presidente Xi si possa permettere il mantenimento della figlia ad Harvard, visto che il suo stipendio da presidente è più basso della retta annuale della studentessa. I quesiti non sono pochi, ma ora ogni fatto interno al paese, riguardante Panama, è stato avvolto dalla cortina della censura.

VZ0ELFDW-kGnH-U1070949364278yAI-1024x576@LaStampa.it
La notizia dei Panama Papers sui giornali cinesi

Non deve stupire se dentro i confini della Cina le informazioni riguardanti i Panama Papers non hanno ottenuto la diffusione dovuta. Milioni di cittadini cinesi, a meno che non si trovino all’estero, non leggeranno mai nulla a riguardo. Inoltre, ci sono state pressioni interne alla Cina affinché alcuni editori esteri non trasmettessero alcuna notizia dell’inchiesta. Questo è il caso del China Digital Times, un giornale online (in lingua inglese e cinese) creato nel 2003 da un ex studente cinese dell’Università di Berkeley e molto in voga tra i cinesi che abitano la west-coast; nei giorni scorsi ha ricevuto una comunicazioni in cui si esortava di cancellare ogni informazione riguardante Panama, o sarebbero stati presi seri provvedimenti. Ad ogni modo, le poche informazione penetrate nel grande “Firewall” cinese, hanno dato una diversa immagine dell’accaduto. Il Global Times, un tabloid cinese con una linea editoriale populista, ha dipinto lo scandalo come un’operazione dei poteri forti occidentali, volta ad indebolire i governi non allineati  con l’occidente.

Per ora i danni sono stati minimizzati, la leadership di Pechino non è stata scalfita dai documenti trapelati, e con ogni probabilità la prossima lista – che uscirà il 9 maggio – non causerà ulteriore danno, nel caso in cui dovessero essere presenti altri nomi cinesi. Nella peggiore delle ipotesi, è difficile pensare che questo scandalo riesca a portare in strada un qualche movimento democratico; nonostante i problemi degli ultimi mesi, è improbabile che i cinesi scendano a protestare, ora che le loro condizioni economiche sono migliori rispetto agli anni passati.

Riccardo Casarini

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...