Una “mandria” in tour: intervista ad Andrea Rovacchi e IOSONOUNCANE

È passato ormai un anno dall’uscita dell’ultimo album di IOSONOUNCANE, al secolo Jacopo Incani. Era infatti il 30 marzo del 2015 il giorno in cui DIE vedeva la luce per l’etichetta discografica indipendente Trovarobato, frutto dei quattro anni di lavoro che lo separavano dal primo disco, La macarena su Roma. In questo ultimo anno DIE ha ricevuto la candidatura alla Targa Tenco come miglior album dell’anno 2015, e, pur non avendo vinto il premio, rimane uno dei lavori più incensati dalla critica e dal pubblico. Dopo averlo presentato in tutta Italia, prima con un tour elettronico solista e poi acustico, Incani ha scelto di reinventare il proprio repertorio per offrire al pubblico un concerto differente. MANDRIA, che prende il nome dall’ultima traccia di DIE, non è soltanto un titolo, ma rappresenta una vera e propria dichiarazione di intenti: per la prima volta infatti IOSONOUNCANE non calpesta il palco da solo. Una scelta coraggiosa perché, da un lato, i brani di DIE e di La Macarena su Roma appartengono a due fasi compositive e musicali distanti, dall’altro perché le sonorità, curatissime, che hanno determinato il successo dell’ultimo album, sono difficilmente replicabili live.

MANDRIA è partito lo scorso marzo da Reggio Emilia per approdare il 2 aprile al Locomotiv Club di Bologna, realizzando un prevedibile sold out. Non si è dunque esaurita la curiosità di scoprire cosa ne sia stato di Stormi, Tanca, Buio, di scoprire come il contributo di nuovi musicisti possa aver nuovamente trasformato quei brani ormai conosciuti a memoria dal pubblico più fedele. Serena Locci, Simone Cavina, Francesco Bolognini e Andrea Rovacchi sono i professionisti scelti da Incani per accompagnarlo sul palco, per la loro “giusta forma mentis — come ci ha accennato lo stesso autore—, le necessarie doti tecniche e la capacità di suonare più strumenti”. E forse proprio per merito delle loro estrazioni musicali divergenti, riescono a completarsi reciprocamente dando vita ad un’armonia unica. Andrea Rovacchi, fonico e già tastierista dei Julie’s Haircut, ci ha raccontato come l’arrangiamento sia stato, e sia tutt’ora, un processo in mutamento: “Sinceramente, quando Jacopo mi ha chiesto di partecipare a questo progetto non riuscivo, ad esclusione di alcune parti, a rendermi conto di come si potessero arrangiare queste canzoni per una band. Perlomeno, io immaginavo il tutto impostato per una formazione molto numerosa, mentre noi siamo in cinque. Simone Cavina è il motore ritmico e suona una batteria acustica, più varie percussioni; Francesco Bolognini si occupa della parte elettronica, “suona” vari campioni armonici e melodici presenti nella struttura dei brani e inoltre completa l’apparato ritmico di Simone. Io mi occupo della parte armonica con le tastiere, suono le linee di basso e l’accompagnamento con diversi suoni sintetici. Jacopo completa l’apparato armonico con la chitarra elettrica e acustica e perfeziona la gestione elettronica degli arrangiamenti con l’utilizzo di un paio di campionatori, e  — ovviamente — canta; Serena Locci invece va ad arricchire tutte le parti vocali (in DIE sono sue le voci femminili) e suona delle percussioni”. Questo processo si rinnova ad ogni concerto: non c’è tempo per fermarsi, ogni live è un banco di prova e un’occasione per ripensare arrangiamenti e resa.

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Concerto di IOSONOUNCANE al Locomotiv Club del 4 di aprile

Da fonico e da musicista, Rovacchi sottolinea come, lungo tutto il MANDRIA tour, “la resa sonora sia molto interessante, caratterizzata da un suono molto denso, profondo e tridimensionale che rende giustizia ai brani di entrambi gli album”. I brani infatti si alternano, costituendo un’altalena acustica nella quale i ponti strumentali tra un pezzo e l’altro diventano protagonisti, creando un’atmosfera rara. Spicca il ruolo ritagliato per le percussioni, profonde e mai banali, che rappresentano il vero valore aggiunto del concerto. Nel passaggio dall’elettronico all’acustico dunque non si è persa l’essenza originaria dell’opera, nessun compromesso, poiché Incani si è voluto concentrare principalmente su “quello che una data versione di un brano può mettere maggiormente in luce” — per come ci tiene a sottolineare. Da vero regista, ha saputo impostare e definire le parti affidate ai singoli membri della band, modificandole di volta in volta durante le prove. Per ora, la nuova formula valorizza maggiormente ai brani di La Macarena su Roma – come ad esempio Summer on a spiaggia affollata, profonda e intensa – suonati “con uno spirito più libero”, racconta Rovacchi. Mentre i brani presi da DIE richiedono molta più concentrazione e disciplina, vincolando maggiormente la band, proprio perché sembrano “arrangiati per essere eseguiti da un’orchestra”.

Il concerto di Bologna — “molto divertente” per Incani — non è stato privo di imperfezioni più o meno palesi. Una tra tutte: la chitarra scordata di Jacopo, sulla quale si è aperto un breve siparietto. “A dir la verità, commenta Rovacchi, il pubblico ha una percezione ben diversa, e quelle che noi consideriamo imperfezioni passano del tutto inosservate. È anche vero che, se sul palco capisci che tutto sta andando molto bene, allora sei rilassato, ti diverti, e stai facendo un concerto perfetto. Ci vogliono un po’ di serate prima di raggiungere questa condizione, in cui si vengono a creare degli automatismi e delle combinazioni che ti permettono di affrontare il concerto in maniera più rilassata”.

Ci sarà tempo fino al 28 maggio per rodare al meglio la già impeccabile “mandria” di IOSONOUNCANE, chilometri da macinare e tempo da condividere. Ma soprattutto per il pubblico ci sono ancora otto date per perdersi del mare dei nuovi arrangiamenti, lasciarsi trasportare dalle onde sonore e ritrovarsi sulle rive del palco, con gli occhi pieni di lacrime e sale. Per usare le parole dell’autore.

Angela Caporale
Roberta Cristofori

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