Imitation of Life: l’Erasmus da vecchio

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Sono seduto alla scrivania nella mia stanza in Kleeburger Weg, 100 a Trier (Treviri), nell’Ovest della Germania. Mi batte il Sole in faccia, infatti ho addosso degli occhiali da sole che mi fanno pensare ai poeti beat che scrivevano strafatti su qualche veranda a San Francisco. Certo, forse loro non avevano il problema del Sole che rendeva difficile la scrittura sul portatile, ma capite il concetto. In più, è il primo giorno di Sole da – boh – una settimana, quindi va benissimo così.

Sono (di nuovo) in Erasmus.

Da un lato mi sento inopportunamente vecchio. Quasi tutti gli altri studenti internazionali sono più giovani di me (c’è una ragazza americana che ha 19 anni. 19 anni! Ma i tuoi genitori ti lasciano uscire da sola?), ma in realtà essendo io vecchio dentro da quando ho 15 anni non è che la situazione sia cambiata molto.
Dall’altro, però, mi rendo conto di quanto questa esperienza, già solo in questi primi dieci giorni, abbia molto più senso ora rispetto al mio primo Erasmus nel 2011.
Nel 2011 io ero di certo una persona diversa e ancora più certamente il mondo era molto, molto diverso da com’è ora, quasi irriconoscibile.
Non avevo i baffi, tanto per cominciare.
Donald Trump presidente era solo un prodotto della mente di Matt Groening (anche se…) e non di quello che pare un caso di allucinazione di massa da parte di una larga fetta della popolazione americana.
Se nel 2011 avessi detto a qualcuno che nel giro di qualche anno dei terroristi legati a un nuovo califfato islamico avrebbero sterminato la redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, nel cuore di Parigi, mi avrebbero riso tutti in faccia (a parte, certo, gli analisti politici che dicono che quello che noi adesso chiamiamo ISIS è una possibilità concreta dal 2006; ma non penso che a Klagenfurt nel 2011 ce ne fossero molti).

Trier è la città più antica della Germania, fondata come Augusta Treverorum dai romani nel 16 a.C., e a testimonianza di questo resta il cuore della città, cuore pulsante dell’Europa stessa, quell’Europa che ci stiamo dimenticando desolatamente: la Porta Nigra romana. Costruita in poco più di quindici mesi tra il 180 e il 200 d.C., la Porta Nigra era l’ingresso principale della città, e si chiama così per via del colore scuro delle pietre ulteriormente rabbuiato dagli anni.
Ha resistito quasi duemila anni, nonostante tutto vada in pezzi intorno ad essa.
È stata trasformata in una chiesa, per poi venire quasi riportata alla sua forma originaria da Napoleone Bonaparte, convinto a non riportarla integralmente alla sua forma originaria dagli abitanti del luogo che lo hanno intortato con storie sui Romani e sui Galli.
Giovedì scorso, andando a prendere l’autobus per arrivare all’Università di Trier, mi ci sono ritrovato sotto e mi sono sentito piccolo piccolo, ma parte di qualcosa di così grande da non poterne permetterne la distruzione.
È di nuovo nuvolo.

Andare in Erasmus è un’esperienza che chiunque dovrebbe provare (e questa frase l’avete sentita un milione di volte per un ottimo motivo: è verissima): ci vuole un minimo di coraggio per scaraventarsi in un paese diverso, con cultura spesso diversa dalla nostra (i negozi chiudono alle 18! Alle 18!!!), a volte anche un clima diverso (troppo facile andare in Spagna, ragazzi). Quando ho deciso di andare in Austria nel 2011 ero abbastanza maturo da trarne profitto ma troppo immaturo per trarne tutto il profitto che sto traendo da questo secondo giro.
Incontrare persone diverse, da tutto il mondo, è già di per sé una gran cosa.
Ma farlo adesso?
Farlo adesso è semplicemente meraviglioso.
Le persone che sono qui ora sono l’ultima speranza per l’Europa: in un mondo governato da vecchi che continuano a ragionare come venti, trenta, quaranta, cinquanta anni fa, e non solo, pretendono anche che anche chi ha meno anni di loro si adegui al loro modo di pensare, adeguandosi a un atteggiamento non conservatore ma gerontofilo che non porta da nessuna parte, nel nome di un “rispetto di chi ha più esperienza” che non significa niente, dato che la loro esperienza non ha portato ad altro se non a crepe, che ogni giorno si allargano di più, in quello che era il sogno dell’Unione Europea, che ha visto l’ennesimo schiaffo ai suoi valori in un accordo con la Turchia di Erdogan infamante e irrealizzabile.

Essere in Erasmus ora è un regalo e una fonte di speranza, per me e per tutti coloro che ci vanno. Un mio amico (che in Erasmus è andato, qualche anno fa), riflettendo sull’incidente all’autobus che trasportava anche studenti Erasmus accaduto qualche giorno fa, ha scritto

“If anybody will be able to save this country one day, I bet it will be someone who has been in Erasmus.”

Per quanto idealistico e ingenuo possa sembrare, non credo che avrei potuto trovare parole migliori per esprimerlo.
Non so se basterà l’Erasmus a salvare l’Europa, ma di sicuro aiuterà.
Nel frattempo è tornato il Sole.

[La canzone degli R.E.M., sui quali potete trovare i consigli di Filippo qui e qui, l’ho scelta perchè secondo me rende bene l’idea di come ci si sente in Erasmus: se ci siete stati ascoltatela e sappiatemi dire]

Guglielmo De Monte
@BufoHypnoticus

 

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3 pensieri su “Imitation of Life: l’Erasmus da vecchio

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